
Il prima o poi? È la rovina dell’umanità
La posticipazione dei sogni
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Oggi voglio fare un tuffo nel passato, precisamente nell’estate del 2014. Voi forse ve la ricorderete per i mondiali di calcio in Brasile, l’Ice Bucket Challenge e la canzone Happy di Pharrell Williams che suonava incessantemente in ogni radio. Io, invece, me la ricordo perché è stata l’estate della mia maturità, quel momento magico nella vita di un diciannovenne, in cui senti che stai per diventare un adulto, che hai tutta la vita davanti e che nessuna possibilità ti è preclusa.
Quell’anno, in una delle nostre epiche chiacchierate sul futuro e sui nostri progetti, la mia amica Valeria, con la saggezza tipica delle notti d’estate, mi disse una frase che, ad oggi, rimane impressa in modo indelebile nella mia memoria e che dona il titolo a questo articolo: il “prima o poi” è la rovina dell’umanità.
Non ricordo il contesto, ma si trattava sicuramente di una risposta alla nostra assenza di programmazione, a quell’incapacità di stabilire una data nella quale avremo realizzato i progetti o i sogni protagonisti di quel momento. Sono passati 11 anni e – se mi stai leggendo – voglio dirti che sei ancora attuale, cara Valeria. Quante volte, infatti, releghiamo i nostri sogni alla promessa, poco convinta, di realizzarli “prima o poi”?
Il conforto della procrastinazione
Ci raccontiamo tante cose per farlo: che non abbiamo le possibilità, le risorse, le occasioni, che non è il momento adatto, che farebbe soffrire qualcuno, che ci causerebbe tanti problemi. Non vogliamo ammettere che stiamo gettando la spugna e così scegliamo di raccontarci una bugia, procrastinando l’ideazione, che è la parte più importante di ogni piano che si rispetti.
Forse lo fate anche voi che mi leggete e vi dite che, prima o poi:
- Avvierete la vostra attività e vi metterete in proprio, mandando al diavolo il vostro capo.
- Farete quel grande viaggio zaino in spalla in un continente lontano.
- Confesserete il vostro amore segreto a una persona vicina.
- Direte come vi ha realmente fatto sentire una situazione scomoda.
- Troncherete una relazione che vi fa soffrire incessantemente.
- Inizierete quel corso di ballo o di lingua che vi mette in imbarazzo.
Non lo facciamo forse tutti? Sì. Dovremo smetterla di farlo? Assolutamente sì. Perché altrimenti gli anni passano e quel “prima o poi” diventa un “ormai è tardi”, e io voglio dirvi che non è mai tardi. Non è tardi per ricominciare, per mettere i propri sogni al primo posto, per fare qualcosa che ci fa tanta paura. Dobbiamo obbligatoriamente cambiare il nostro lessico, il modo in cui parliamo sia a noi stessi che agli altri, perché le parole finiscono per diventare la nostra realtà ed è per questo che non dobbiamo più dire prima o poi.
Il potere delle parole
Cambiando il nostro modo di esprimerci, possiamo cambiare il nostro mondo e quello degli altri. Come funziona? È molto semplice: invece di raccontarci la grande bugia del prima o poi, dobbiamo dire la verità, qualunque essa sia. Se siamo spaventati, dobbiamo dire che abbiamo il desiderio di realizzare il sogno o il progetto in questione, ma che ci fa molta paura. Se sentiamo che non è una cosa che siamo pronti a fare, lo possiamo ammettere. Se non ce lo possiamo permettere, economicamente o emotivamente, altrettanto. La paura diventa ancora più grande e insormontabile quando non viene espressa.
Ammettendo cos’è che ci blocca o ci succede, ci facciamo due regali importanti:
Il primo è che scegliamo di descrivere la realtà senza fare ciò che fanno molte persone quando si sentono in questo modo: insultarsi. Decidiamo di dare un nome a ciò che sentiamo, con gentilezza e amore, senza trarre conclusioni denigranti su chi siamo e sul nostro valore. Siamo in difficoltà e ci sentiamo bloccati, ma questo non ci rende deboli. Ci rende umani e coraggiosi, perché invece di buttarci giù, ci rendiamo vulnerabili ammettendo cosa proviamo, in un moto di ammirevole coraggio.
Il secondo è una grande possibilità, quella di passare alla seconda fase, ovvero la progettazione. La sincerità nell’ammettere ciò che ci sta succedendo, infatti, apre la porta a una domanda potente, che reca in sé la possibilità di trasformare i nostri sogni in realtà: cosa posso fare per concretizzare il mio desiderio? Quale azione reale può portarmi dal punto A al punto B?
A questa domanda, ognuno darà la sua risposta. C’è chi metterà in atto una serie di piccoli passi volti a superare il proprio blocco, muovendo un piede dopo l’altro, camminando sul sentiero ben radicato del presente e c’è chi, invece, sceglierà di buttarsi di testa, strappando il cerotto della paura e dell’incertezza. Entrambe le strade sono valide: il movimento, non importa quanto lento, è l’inizio di tutto. È l’inizio dell’adesso. Io ti auguro che sia stupendo.


