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Psicobiologia di un abbraccio: quando il corpo riconosce casa

Un gesto semplice che parla al corpo e ricorda alla mente la via della sicurezza

Image by Tani Eisenstein on Unsplash.com


Un abbraccio è uno dei gesti più semplici che esistano. Eppure, dentro quella semplicità, si muove una complessa e potente biologia della relazione. Quando due corpi si incontrano, non si toccano solo le braccia: si attivano sistemi profondi, antichi, capaci di influenzare il nostro umore, il sistema nervoso, il cuore e perfino il sistema immunitario.

Un abbraccio non è solo un gesto affettivo. È un linguaggio biologico, un dialogo cellulare, è chimica ed elettromagnetismo.

Dal punto di vista biologico, un abbraccio è un contatto fisico, prolungato e consapevole, che coinvolge la pelle, i muscoli, il sistema nervoso e il sistema endocrino. La pelle, il nostro organo sensoriale più esteso, è ricchissima di recettori tattili che, quando stimolati, inviano segnali diretti al cervello emotivo.

Il messaggio è chiaro e primordiale: sei al sicuro.

Questo segnale di sicurezza è la chiave che apre una vera e propria cascata ormonale del benessere.

Quando abbracciamo, o veniamo abbracciati, il corpo risponde immediatamente attraverso un linguaggio chimico: al posto delle parole utilizza ormoni e neurotrasmettitori.

  • Ossitocina. È l’ormone della fiducia, del legame e della connessione. Viene spesso chiamata “ormone dell’amore”, ma in realtà è molto di più: è l’ormone della sicurezza relazionale. L’ossitocina abbassa i livelli di cortisolo (ormone dello stress), favorisce la calma e rafforza il senso di appartenenza.
  • Endorfine. Agiscono come analgesici naturali. Riducono la percezione del dolore fisico ed emotivo e generano una sensazione di piacere e sollievo.
  • Serotonina e dopamina. Contribuiscono a migliorare l’umore, a stabilizzare le emozioni e a generare una sensazione di appagamento e benessere.

Contemporaneamente, diminuisce la secrezione di cortisolo, permettendo al corpo di uscire dallo stato di allerta.

Al cervello arriva un messaggio di rassicurazione: sei a casa, non hai bisogno di difenderti, puoi rilassarti perché non c’è pericolo. Questa condizione favorisce uno stato di benessere profondo. 


Abbracciare consapevolmente per favorire grandi benefici

La scienza suggerisce che è necessario un tempo di abbraccio di almeno 20-30 secondi per attivare pienamente il rilascio di ossitocina e generare effetti benefici misurabili sul sistema nervoso.

Ma non è solo una questione di tempo: conta la presenza. Un abbraccio distratto non ha lo stesso impatto di uno scambio consapevole, in cui il respiro rallenta e i corpi si ascoltano. E’ un incontro e un contatto di suoni impercettibili ma esistenti, delle frequenze dei 2 cuori che entrano in un dialogo apparentemente silenzioso: è la voce dell’autenticità. E’ un linguaggio elettrico, chimico e magnetico.

Un abbraccio non sostituisce una terapia medica, ma può sostenere profondamente la salute. E’ di grande aiuto e dona benefici nei casi di:

  • stress acuto e cronico;
  • affaticamento emotivo
  • ansia e stati depressivi
  • solitudine ed isolamento sociale
  • umore “grigio”
  • insonnia
  • dolore fisico (muscolare, tensioni)
  • dolore emotivo
  • fragilità del sistema nervoso
  • stato di scoraggiamento e frustrazione…

… non perché sia una magia, ma perché riporta il corpo all’innato stato di auto-regolazione.

Durante un abbraccio profondo, il nervo vago, il grande regolatore del sistema nervoso parasimpatico (rest and digest), responsabile dello stato di rilassamento, viene stimolato.

Ed ecco cosa accade nel corpo:

  • rallenta il respiro;
  • diminuisce la frequenza cardiaca;
  • aumenta la variabilità cardiaca (indice di adattamento alle situazioni sfidanti)
  • migliora la digestione fisica ed emozionale
  • permette il recupero energetico
  • favorisce un sonno rigenerante

In altre parole, il corpo riceve il messaggio: puoi smettere di difenderti.


Il cuore come spazio di relazione

Ab-braccio” significa letteralmente circondare con le braccia. Ma ciò che accade va oltre il gesto fisico. Nel contatto, spesso i due toraci si avvicinano, i battiti rallentano e possono sincronizzarsi.

Il cuore non è solo una pompa. Possiede un suo campo elettromagnetico, misurabile, che si estende oltre il corpo fisico. Inoltre, è ormai noto che nel cuore risiedono i neuroni, cellule nervose specializzate,  capaci di dialogare con il cervello.

L’abbraccio diventa così un incontro tra due campi, due presenze, due spazi sensoriali. Non solo tra due organi, ma tra due cuori intesi come luoghi di relazione.

Non esiste un solo tipo di abbraccio, e non riguarda solo gli amanti. L’abbraccio è universale con mille sfaccettature:

  • l’abbraccio consolatorio
  • l’abbraccio tra genitore e figlio
  • l’abbraccio tra amici
  • l’abbraccio terapeutico
  • l’abbraccio silenzioso
  • l’abbraccio del sostegno
  • l’auto-abbraccio (sì, funziona davvero)

Ogni forma di contatto sincero ha il potere di generare regolazione e benessere a diversi livelli.

In un mondo che spesso ci spinge alla distanza, l’abbraccio è un atto rivoluzionario. È un gesto semplice che parla direttamente al nostro sistema biologico, ricordandoci che siamo esseri relazionali.

Un abbraccio non risolve tutto, ma può cambiare il modo in cui il corpo affronta ciò che sta vivendo. È una forma di presenza incarnata, una medicina silenziosa, accessibile a tutti e gratuita.

A volte, per iniziare a guarire, non servono parole.
Basta un abbraccio dato con il cuore, e ricevuto con tutto il corpo.


Fonti e letture consigliate

Bruno F., Canterini S., La scienza degli abbracci — Franco Angeli, 2018.
Ellingsen, D. M., Wessberg, J., Chelnokova, O., Olausson, H., Laeng, B., & Leknes, S. (2014). In touch with your emotions: Oxytocin and touch change social impressions — Psychoneuroendocrinology, 39, 11-20

 


Dott.ssa Giulia Bertinetti Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Giulia Bertinetti
Psicologa
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