
L’evoluzione dei modelli teorici nell’orientamento professionale
Da Holland a Tracey: le principali teorie dell’orientamento
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I percorsi di orientamento professionale aiutano a conoscere sé stessi e il mondo del lavoro, facilitando la messa in atto di scelte consapevoli sul proprio futuro. Mentre in passato si tendeva a distinguere e tenere separati i percorsi di orientamento focalizzati sulla formazione da quelli focalizzati sulle opportunità lavorative, il contesto lavorativo attuale, caratterizzato da una grande dinamicità con frequenti cambi di lavoro e sviluppo di nuove competenze, ha modificato il processo di orientamento che diventa un percorso di presa in carico globale, capace di tenere conto di aspirazioni personali, possibilità formative e sbocchi professionali (Watts, 2013).
In questo articolo esamineremo l’evoluzione del modello di Holland che rappresenta uno dei modelli teorici più consolidati nel campo dell’orientamento, in particolare per quanto riguarda lo studio degli interessi professionali e la corrispondenza persona-ambiente.
Cosa vuoi fare da grande?
La scelta di “cosa si vuole fare da grandi” è un processo lungo ed articolato, spesso soggetto a numerose revisioni nel tempo e fonte di dubbi ed incertezze.
Da piccoli, la professione dei propri sogni muta costantemente, si passa dal voler fare l’astronauta il lunedì, il pizzaiolo il martedì, l’attrice il mercoledì e così via… In questa fase le influenze delle figure di riferimento e dei media sono molto forti.
Alla fine delle scuole secondarie di primo grado avviene la prima grande scelta: dove deciderai di trascorrere i tuoi prossimi 5 anni? L’offerta formativa è ampia, forse troppo: 7 indirizzi di liceo, almeno 6 tipi di istituti professionali, 2 settori di istituti tecnici che si declinano in una decina di diversi indirizzi, accademie, percorsi di formazione professionale…
Gli studenti e le studentesse mostrano già i primi interessi, c’è chi pratica già un’attività sportiva, chi suona uno strumento, chi si è accorto di nutrire una grande passione per la scrittura o la matematica, ma molto spesso si finisce per scegliere la scuola in cui vanno i propri amici o quella che è più facilmente raggiungibile. Chi potrebbe biasimarli, di fronte ad una così vasta gamma di possibili opzioni che si escludono a vicenda, senza un percorso strutturato che li possa aiutare a conoscersi un po’ meglio, in una società che “sforna” continuamente nuove professioni, chiunque farebbe lo stesso.
Arrivano poi le scuole superiori, si cresce, si attraversa l’adolescenza che mette in discussione tutto quel poco che sembrava certo, si iniziano a scoprire nuovi interessi e passioni ma non c’è più tempo, si deve compiere un’altra scelta. Questa volta non si possono seguire le amicizie, cadono le barriere geografiche e si inizia a scrutare l’intera nazione, alcune volte l’intero globo, alla ricerca del percorso giusto da intraprendere. Di fronte a più di 50 differenti classi di laurea, più di 150 Istituti Tecnologici Superiori, 813 unità professionali (ISTAT, 2023), esperienze professionali o formative all’estero, la scelta fatta 5 anni prima sembra immediatamente una barzelletta.
Cosa scegliere? Come orientarsi in questo mare infinito di possibilità? Alcuni hanno già le idee chiare sul tipo di professione che vogliono intraprendere, altri fanno delle scelte spinti dalle pressioni dei genitori, molti altri non hanno la minima idea di cosa fare, prendendosi un anno per riflettere e guardarsi intorno.
Il modello RIASEC
Un modello teorico centrale nell’ambito dell’orientamento è sicuramente quello sviluppato da John Holland (1959), secondo il quale gli individui e le professioni possono essere descritti da sei tipi: realistico (R; pratici, orientati all’azione concreta), investigativo (I; analitici, orientati alla ricerca e alla risoluzione di problemi teorici), artistico (A; creativi, espressivi, che amano l’originalità e l’autonomia), sociale (S; orientati alla relazione, all’insegnamento, alla cura degli altri), intraprendente (E; persuasivi, ambiziosi, orientati alla leadership e al successo) e convenzionale (C; organizzati, precisi, orientati a compiti strutturati con regole chiare). Il modello RIASEC è rappresentato graficamente da un esagono ai cui vertici sono collocate le sei dimensioni che possono avere un “peso” diverso per ogni persona, dando vita a 720 possibili profili unici. Secondo l’autore (1997) la soddisfazione lavorativa è da rintracciare nella congruenza tra le dimensioni individuali e le tipologie di ambienti lavorativi.
Il modello di Prediger
Prediger (1982), riprendendo la struttura degli interessi di Holland, ha ipotizzato l’esistenza di due dimensioni bipolari che caratterizzano il piano su cui poggia l’esagono: la dimensione Cose/Persone che caratterizza la differenza tra i tipi realistico e sociale e la dimensione Fatti/Idee che differenzia i tipi intraprendente e convenzionale dai tipi investigativo e artistico. Il modello di Prediger permette di collocare gli interessi professionali su un piano cartesiano costituito dall’asse orizzontale che ha da un lato l’interesse per l’interazione con oggetti, dati, macchinari, materiali concreti; dall’altro l’interesse per l’interazione con le persone, la comunicazione, l’aiuto e la relazione interpersonale. Sull’asse verticale invece vi è l’interesse per l’organizzazione, la gestione di informazioni, fatti e numeri da un lato e l’interesse per la creazione, l’astrazione, l’esplorazione teorica e concettuale dall’altro. Si tratta di un modello complementare che aiuta a comprendere meglio la somiglianza e la differenza dei tipi individuati da Holland, fornisce inoltre una rappresentazione visiva più intuitiva che risulta particolarmente utile nel processo di orientamento.
Il modello di Tracey
Constatato che nella letteratura scientifica lo status è uno dei fattori più rilevanti utilizzati per valutare le diverse professioni, Tracey e Rounds (1996) hanno teorizzato l’esistenza di una dimensione aggiuntiva: il prestigio. Agli assi individuati da Prediger, dunque, si aggiunge un asse perpendicolare che trasforma il modello in una rappresentazione tridimensionale a forma sferica.
Con l’aggiunta della dimensione del prestigio è ora possibile distinguere ulteriormente professioni che condividono lo stesso asse ma differiscono per status, formazione richiesta e retribuzione. Inoltre, in seguito a numerose analisi statistiche, Tracey (2002) ha rilevato l’esistenza di ulteriori tipi che si vanno ad aggiungere alle sei dimensioni individuate da Holland, catturando interessi che nell’esagono originale non venivano individuati.
Il contributo di Tracey va dunque ad aggiungersi alla prolifica ricerca che ha consentito lo sviluppo e l’estensione delle teorizzazioni di Holland dando vita ad un modello particolarmente elaborato che seppur con alcune criticità (complessità interpretativa, limitata ricerca in contesti culturali diversi) costituisce un valido strumento nel processo di orientamento.
Conclusione
Come abbiamo visto, nell’ambito dell’orientamento occorre disporre di solide concettualizzazioni teoriche che possano guidare l’individuo nella selezione del percorso formativo o professionale che più si allinea con i propri valori e interessi.
È importante ricordare tuttavia che il processo di scelta oltre a richiedere una profonda conoscenza di sé (interessi, abilità e valori) e un’esplorazione delle opzioni disponibili, necessita della capacità di elaborare un piano strategico che permetta di raggiungere i propri obiettivi. Il ruolo dell’orientatore è cruciale affinché il processo di orientamento non si riduca ai risultati di un test ma abbia un impatto significativo sulla vita delle persone (Sembiring, Tarigan & Lumbbanbatu, 2024).
Bibliografia
Holland, J. L. (1959). A theory of vocational choice. Journal of Counseling Psychology, 6, 35–45.
Holland, J. L. (1997). Making vocational choices: A theory of vocational personalities and work environments (3rd ed.). Odessa: Psychological Assessment Resources.
ISTAT 2023 – https://www.istat.it/classificazione/classificazione-delle-professioni/
Prediger, D. J. (1982). Dimensions underlying Holland’s hexagon: Missing link between interests and occupations? Journal of Vocational Behavior, 21, 259–287.
Sembiring, M., Tarigan, T. N., & Lumbbanbatu, J. S. (2024). Analysis of students career interests of senior high school based on Holland’s career interest theory. JPPI (Jurnal Penelitian Pendidikan Indonesia), 10(4), 628-640
Tracey, T. J. (2002). Personal Globe Inventory: Measurement of the spherical model of interests and competence beliefs. Journal of Vocational Behavior, 60(1), 113-172
Tracey, T. J. G., & Rounds, J. (1996). Contributions of the spherical representation of vocational interests. Journal of Vocational Behavior, 48, 85–95.
Watts, A. G. (2013). Career guidance and orientation. Revisiting global trends in TVET: Reflections on theory and practice, 239

Dott. Pietro Ciacco
Psicologo
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