
Psico-Neuro-Somatica Integrativa (PNSI)
Quando la mente supporta la salute del corpo
Image by Liza Polyanskaya on Unspalsh.com
Devo rinnovare i miei biglietti da visita e mi chiedo cosa poterci scrivere sopra. Penso che in questo periodo, per tutta una serie di motivi, sto seguendo tanti pazienti neurologici con ictus, danni cerebrali, Parkinson, SLA, demenza e purtroppo tanto altro. Che faccio quindi, scrivo…”psiconeurologo”?
La mia mente mi riporta quindi ai miei studi. Mi sono laureato in Psicologia ad Indirizzo Generale e Sperimentale, e nel mio percorso ho attraversato prevalentemente esami di biologia, fisiologia, psicobiologia, psicologia fisiologica, neuroscienze, neurofisiologia, statistica… e tanto altro. Insomma, scienza e metodo, uniti alla ricerca e alla funzionalità delle applicazioni.
Ricordo che ai tempi avevo già docenti in ambito delle neuroscienze che mi guardavano stupiti per il fatto che io mi occupassi di tecniche di meditazione; ero chiaramente uno dei primi in Italia ad occuparmi di questo ambito e sono poi stato uno dei primi in Italia a proporne l’insegnamento in una facoltà universitaria, nello specifico medica.
Il mio interesse quindi non è mai stata la psicoterapia, come la grande maggioranza dei miei colleghi psicologi ha scelto, bensì come la psiche possa contribuire alla regolazione dei processi biologici e forse a curare anche alcune malattie. E’ una cosa forse possibile? E se sì, in che modo e fino a che punto? Ho comunque potuto più volte osservare, per studio e per pratica trentennale, come approcci basati su meditazione, ipnosi e tecniche psicologiche avanzate possano migliorare il benessere dei pazienti, favorire resilienza e qualità della vita, anche in presenza di patologie complesse.
I miei primi studi e le prime applicazioni del mio lavoro sono state nella psicooncologia. Volevo capire come tecniche psicologiche specifiche potessero aiutare i malati di cancro, andando al di là del semplice “supporto” attribuibile ad uno psicologo. Ho studiato quindi e seguito tantissimi casi insieme ad oncologi e medici specialisti.
Poi sono “passato” al dolore cronico, o meglio alla malattia cronica in generale (pazienti reumatologici, farmacoresistenti, etc), prendendomi carico di pazienti spesso dalla gestione difficile, chiedendomi ancora come potesse la mente umana aiutare un malato cronico e favorirne, chissà, qualsiasi miglioramento. Questo tipo di lavoro ai tempi fu notato da un luminare nel campo della reumatologia che mi passò i primi pazienti fibromialgici, consapevole, lui stesso, che la componente psicologica fosse predominante nella malattia. Sono stato tra i primi in Italia quindi a introdurre e sistematizzare un approccio psicologico alla fibromialgia, contribuendo allo sviluppo di percorsi clinici e formativi nell’area. Sono stato uno dei primi a definirla come una Sindrome da Ipersensibilità Centrale e ad impostare un percorso psicologico per favorire, quando le condizioni cliniche lo consentono, una riduzione significativa della sintomatologia e un miglioramento della qualità della vita.
Da qualche anno ho quindi iniziato a vedere quasi esclusivamente tanti pazienti neurologici. Non so perchè, ma “arrivano”, facendomi porre tante domande professionali e facendomi interrogare sul significato professionale di chi fa il mio mestiere. (Mi sia concesso un pensiero: forse l’esperienza della morte di mia madre per demenza, che ho seguito fino alla fine cercando di non farle mai mancare nulla, ha ulteriormente approfondito il mio interesse nell’approccio ai pazienti neurologici, orientando la mia pratica clinica negli anni successivi; o forse “qualcuno lassù” ha pensato non so perchè di iniziare a mandarmi persone che provo ad aiutare per come posso…).
Le mie competenze si sono quindi via via arricchite con gli anni, con la ricerca, le collaborazioni anche internazionali, le pubblicazioni scientifiche, l’insegnamento. In primo luogo con la meditazione e l’ipnosi e altre tecniche a mediazione corporea, contemporaneamente con l’approfondimento (che c’era già dalla base universitaria) di materie chiamate neuroscienze, psiconeuroendocrinoimmunologia, psicosomatica, epigenetica, oltre che di concetti come ideoplasia e tanti altri. Ho puntato particolarmente sul concetto di psicosomatica cercando di capire come la mente possa influenzare il benessere fisico e i processi di regolazione del corpo, e in che misura tali effetti possano sostenere la salute e, chissà, la guarigione.
Il mio intento come psicologo è sempre stato quindi quello di studiare ed applicare le potenzialità della mente umana di poter ipoteticamente contribuire alla collaborazione con il medico al trattamento di ogni malattia, accompagnando quindi la medicina nel suo preziosissimo e sublime compito terapeutico.
Purtroppo siamo consapevoli che ad oggi non tutte le malattie possono essere guarite o modificate nel loro decorso, ma abbiamo sempre il dovere di cercare terapie e di fare tutto ciò che possiamo fare per sostenere la miglior qualità di vita possibile e di implementare i processi di adattamento e regolazione psicobiologica dove non riusciamo ancora a guarire. Si chiama ricerca scientifica e non ci si arrende mai. Dal mio punto di vista ritengo quindi che anche lo psicologo debba sostenere i processi di regolazione, adattamento e riorganizzazione, per dirla con Lazarus, attraverso la gestione dei comportamenti, emozioni, sensazioni, immagini mentali, pensieri, relazioni interpersonali, e ogni tecnica possibile che favorisca la salute, cercando quindi ogni mezzio possibile che la mente umana ha di farlo con le sue modalità.
Ecco quindi ad esempio che la mia esperienza mi ha mostrato che in alcuni casi clinici pazienti oncologici hanno mostrato miglioramenti nella qualità della vita, nella regolazione del dolore e nella risposta soggettiva ai trattamenti grazie alle tecniche meditative, oltre che in letteratura clinica sono documentati casi di regressione, seppure rari, non inizialmente prevedibili (in generale comunque la letteratura scientifica documenta come le pratiche di meditazione, regolazione emotiva e imagery terapeutico possano modulare marker fisiologici legati allo stress, all’infiammazione e alla regolazione immunitaria…); ecco che abbiamo imparato come rendere molti pazienti asintomatici dalla fibromialgia (quando possibile per personalità e comorbidità); abbiamo imparato a gestire forme di dolore cronico in pazienti farmacoresistenti, e tante altre cose.
Ora mi si presenta la sfida delle malattie neurologiche. e vedo sempre più come determinate tecniche aiutino realmente anche il paziente neurologico, e vedo come queste tecniche possano sostenere capacità di adattamento, regolazione emotiva e gestione dei sintomi, favorendo forme di resilienza psicologica e comportamentale contro la malattia.
Questo approccio come lo intendo io è diverso da altri tipi di approcci, cerca di non essere solo “sostegno psicologico”. Ritengo si debba affrontare con realismo e metodo scientifico ogni patologia e sindrome possibile. Ritengo che la scienza abbia sempre molto da dare, e il cercare SEMPRE nuove vie efficaci fa parte del dna di chi fa un mestiere sanitario. La ricerca scientifica serve appunto a questo, ad andare avanti fino a trovare una soluzione, ove possibile. Solo così facendo, con nuove idee e tentativi, nuove tecniche e nuovi approcci e continui approfondimenti, ogni giorno si possono aprire strade nuove.
Alcune definizioni…
Sono dunque davanti ai miei nuovi biglietti da visita. Diverse competenze, diversi indirizzi, tutti indirizzati verso un unico scopo: la salute. E qui, tra i tanti termini da poter usare, ti vengono i dubbi, perchè ad esempio quando dici che ti occupi di “psicosomatica” rischi di utilizzare un termine abbastanza “bruciato” perchè ad esempio molti credono ancora che “malattie psicosomatiche” siamo malattie immaginarie, oppure che tutte le malattie derivino praticamente tutte da emozioni (ahi ahi ahi che concetto eratto da new age), ignorando quindi il reale significato della frase “tutte le malattie sono psicosomatiche” e magari illudendo le persone che tutte le malattie possano essere curate con la mente.
Mi piacerebbe mettere che mi occupo di “PNEI” (termine che storicamente ha portato avanti un po’ meglio il concetto di psicosomatica), ma mi sembra un concetto tuttora non “completo”.
“Psicologia della salute”? Hmm per qualcuno potrebber essere inteso solo come “mangiare sano e andare in palestra”.
“Psicologia del dolore”? …certo ci si occupa di dolore. Ma mi occupo solo del dolore e non quindi della malattia e del malato?
Uno dei termini che mi piace di più, che è quello che forse maggiormente ricopre il significato di ciò che intendo come psicosomatica, è “ideoplasia”. E’ scientificamente preciso e intelligente, ma pochissimi lo conoscono e lo capiscono.
Ho pensato quindi di creare un nome per una “nuova” disciplina che cerchi di unire diverse conoscenze psicologiche, anche transculturali, per poter magari scrivere un termine solo. E comunque anche per lasciare ai posteri il concetto che la figura dello psicologo è non solo un appoggio ma è spesso necessaria come complemento e collaborazione con il lavoro del medico.
Ho interrogato più volte diversi programmi di Intelligenza Artificiale e guarda caso mi hanno dato tutte lo stesso termine per la definizione della disciplina da “creare”: Psico-Neuro-Somatica Integrativa. In soldoni, cerchiamo quindi di capire come la mente può agire da feedback o regolatrice in determinate malattie, e attraverso quali vie lo può fare, alcune delle quali tuttora sconosciute o ancora poco approfondite. E così… ho fondato la Psico-Neuro-Somatica Integrativa.
Verso una nuova integrazione corpo-mente
Da decenni ormai le scienze della mente e le scienze del corpo procedono verso una integrazione sempre più profonda. E’ ormai assodato da molto tempo ciò che molte tradizioni contemplative intuivano da secoli: mente e corpo non sono due entità da considerarsi separate, ma componenti di un unico sistema dinamico, in cui pensieri, emozioni e relazioni influenzano profondamente la fisiologia e la salute complessiva, e da essa ne sono influenzate. Le neuroscienze, la psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) e l’epigenetica hanno mostrato in maniera più scientifica, diciamo, che non esiste un confine netto tra processi psichici e processi biologici, bensì che pensieri, emozioni, relazioni e percezioni modificano l’assetto fisiologico, ormonale, immunitario e neurochimico dell’organismo. Non è più possibile oggi quindi considerare la salute fisica come qualcosa che appartiene soltanto al corpo, né la sofferenza psichica come qualcosa che esiste solo nella mente.
In questo contesto allargato si struttura la Psico-Neuro-Somatica Integrativa (PNSI), disciplina psicologica avanzata che integra conoscenze, tecniche e modelli di diverse aree scientifiche e cliniche, al fine di sostenere la regolazione dei sistemi biologici e promuovere processi di benessere, resilienza e trasformazione, anche in condizioni complesse e croniche. La PNSI lavora in collaborazione con la medicina, valorizzando la mente come agente attivo nel sostegno della salute e della rigenerazione dell’organismo. Tenendo conto che la mente non è un epifenomeno del cervello, ma un modulatore attivo dei processi somatici attraverso vie neuroendocrine, immunitarie ed epigenetiche, oltre che di tanti processi che ad oggi non conosciamo ancora, e che cerchiamo di individuare e comprendere, diamo quindi la definizione ufficiale.
Psico-Neuro-Somatica Integrativa (PNSI)
La Psico-Neuro-Somatica Integrativa è un approccio psicologico avanzato che studia e utilizza le interazioni dinamiche tra mente, sistema nervoso e corpo. Si basa sull’integrazione di neuroscienze, psiconeuroendocrinoimmunologia, epigenetica, psicologia della personalità e pratiche a mediazione corporea quali meditazione e ipnosi clinica, in continuità con modelli di intervento psicologico riconosciuti.
Il lavoro clinico considera la persona nella sua interezza, includendo anche la dimensione culturale, relazionale e simbolica dell’esperienza umana, e riconoscendo come significati, memorie e stati interni influenzino i processi di autoregolazione psicocorporea.
L’obiettivo della PNSI è sostenere i processi naturali di riequilibrio emotivo e adattamento dell’organismo, promuovendo una trasformazione interiore stabile e collaborando in modo sinergico con la medicina e le altre professioni sanitarie.
Questa definizione stabilisce chiaramente il campo di applicazione della disciplina e i suoi limiti: la PNSI non sostituisce le cure mediche, ma le integra valorizzando il ruolo attivo dello psicologo e lo studio della mente nei processi di modulazione psicofisiologica e nella gestione della qualità della vita. La PNSI mira a esplorare e applicare tutte le strategie psicologiche efficaci per favorire questi processi di autoregolazione e trasformazione interiore.
Le discipline integrate nella PNSI
La PNSI nasce quindi dall’integrazione di diversi concetti e discipline, ognuna con un ruolo specifico e interagente. Facciamone una brevissima e molto semplificata descrizione.
Neuroscienze: forniscono le basi teoriche per comprendere plasticità cerebrale, modulazione dell’attenzione e elaborazione emozionale. Consentono di capire come la psiche modella il cervello, come esperienze guidate possano rimodellare reti neuronali e facilitare processi regolatori.
Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI): mostra il dialogo continuo tra sistema nervoso, immunitario ed endocrino. Dimostra come emozioni e stress influenzino la produzione di ormoni, citochine e altre molecole immunitarie. La PNSI utilizza queste conoscenze per sostenere equilibrio neurovegetativo e immunitario.
Epigenetica: rivela come esperienze psicologiche, emozioni e comportamenti possano modificare l’espressione genica. La PNSI sfrutta questo potenziale per stimolare adattamento biologico e resilienza cellulare.
Ideoplasia: l’ideoplasia è il fenomeno per cui stati mentali intenzionali, come idee, immagini interiori, emozioni e qualità dell’attenzione, possono modulare processi fisiologici nell’organismo. Non si tratta di un potere magico della mente sul corpo, ma di un effetto neurofisiologico documentato: l’attività cognitiva e affettiva può influenzare sistemi neurovegetativi, endocrini, immunitari e comportamentali, sostenendo autoregolazione, adattamento e resilienza.
In ambito clinico, la PNSI utilizza l’ideoplasia attraverso tecniche psicologiche, meditazione, imagery e ipnosi, con l’obiettivo di modulare i processi corporei, migliorare la gestione dei sintomi e potenziare la capacità del paziente di affrontare la malattia, sempre in sinergia con la medicina convenzionale. Ad esempio, studi di neuroscienze motorie hanno dimostrato come l’immaginazione di un movimento attivi le stesse reti neurali coinvolte nell’azione reale, confermando che le immagini mentali possono produrre effetti corporei misurabili e concreti.
Meditazione e pratiche contemplative: sviluppano consapevolezza, autoregolazione emotiva e interocezione. Nella PNSI, la meditazione diventa strumento concreto per attivare plasticità cerebrale, regolazione neurovegetativa, e tanto altro. In particolar modo la Harmony Meditation di 1 e 2 livello e la Analogic Meditation si sono rivelate strumenti molto funzionali e adattabili per il paziente.
Ipnosi clinica: permette di modulare stati di coscienza, attenuare percezioni dolorose e creare nuove rappresentazioni mentali. In PNSI viene combinata con meditatione e imagery per massimizzare effetti regolatori.
Psicologia della personalità e lavoro emotivo: permette di comprendere stili emotivi e difese. Fondamentalmente cerchiamo di capire il modo proprio dell’individuo di ammalarsi e di reagire alla malattia. La conoscenza dei tratti di personalità e dei pattern emotivi individuali consente quindi di adattare l’intervento ai bisogni del paziente, valorizzando risorse e resilienza. Ricordiamoci che la personalità del paziente è il terreno su cui ogni atto sia medico che psicologico va ad intervenire! La personalità del paziente e le sue modalità di ammalarsi e reagire sono molto probabimente la sua … prognosi.
Contesto culturale e simbolico: credenze, significati simbolici e pratiche culturali di diversi paesi influenzano la risposta biologica. La PNSI li integra come leve di regolazione psicobiologica. Parliamo anche di “spiritualità” intesa nella capacità di dare un senso e un significato alla malattia, accettazione o rifiuto di essa in senso filosofico e anche religioso, fattore spesso importante e mai da sottovalutare.
Come interagiscono le discipline
Molti pazienti presentano condizioni in cui sofferenza psicologica e patologia fisica sono intrecciate. Dolore cronico, fibromialgia, malattie autoimmuni, patologie neurologiche degenerative, disturbi oncologici e praticamente tutte le malattie croniche comportano un complesso intreccio di emozioni, stress, percezioni corporee e risposta biologica.
Le discipline tradizionali non sempre considerano l’unità mente-corpo, e spesso frammentano gli interventi in psicoterapia, medicina e terapie complementari separate. La PNSI nasce per integrare conoscenze e pratiche scientifiche, cercando di offrire un quadro unificato e coerente.
Ad esempio quindi le neuroscienze guidano la scelta degli interventi per sfruttare la plasticità cerebrale; la PNEI e l’epigenetica spiegano i meccanismi biologici dei cambiamenti; l’ideoplasia mostra come tecniche mentali e intenzioni modulino processi fisiologici; meditazione, ipnosi e lavoro emotivo trasformano esperienze e schemi maladattivi; la psicologia della personalità e il contesto culturale personalizzano l’intervento. Un paziente, ad esempio, può imparare a percepire e ad interpretare meglio i segnali corporei, modulare lo stress, trasformare immagini mentali e acquisire strumenti di autoregolazione, attivando simultaneamente regolazioni cerebrali, neurovegetative, immunitarie, oltre che comportamentali.
Applicazioni e potenziale
La PNSI può essere quindi applicata in tantissimi contesti complessi offrendo potenzialmente diversi vantaggi: nel dolore cronico, nella fibromialgia, nei malattie neurodegenerative, nei percorsi oncologici, nei disturbi psicosomatici, e tanto altro. Gli approcci descritti nella PNSI sono strumenti psicologici e non sostituiscono trattamenti medici, nascono invece per accompagnarli. I risultati clinici variano chiaramente tra gli individui. L’obiettivo è quindi sostenere i processi di regolazione fisiologica e psicologica, migliorare resilienza, benessere e qualità di vita, compatibilmente con le condizioni cliniche individuali, stimolando il paziente a diventare protagonista del proprio percorso, sviluppando consapevolezza e strumenti di autoregolazione, con consapevolezza delle proprie potenzialità e dei propri limiti.
Radici culturali e interdisciplinari
La PNSI integra scienza occidentale e tradizioni orientali, come buddhismo, taoismo e medicina tibetana. Questo non implica adesione religiosa, ma valorizza il significato simbolico e culturale nella modulazione biologica e psicologica. La disciplina, inoltre, tiene conto anche della personalità e della storia individuale del paziente, oltre che della relazione medico-paziente, per garantire interventi personalizzati ed efficaci.
Riassunto e conclusioni
La Psico-Neuro-Somatica Integrativa (PNSI) è quindi una disciplina che studia e applica interventi mente-corpo evidence-based per modulare processi biologici (neuroendocrini, immunitari, epigenetici, somatici) e processi di regolazione psicofisiologica in integrazione con la medicina convenzionale, includendo anche approcci transculturali validati e futuri avanzamenti scientifici.
La PNSI rappresenta una sorta di paradigma innovativo, una sorta di ombrello che copre molti aspetti: integra neuroscienze, PNEI, epigenetica, meditazione, ipnosi, psicologia della personalità, ideoplasia e contesti culturali con concetti di altri approcci medici in un unico approccio clinico. Essa offre strumenti scientificamente fondati per sostenere la regolazione dei sistemi biologici e la resilienza, migliorando benessere, qualità di vita e capacità di trasformazione personale. La disciplina “nasce” oggi integrando diverse prospettive e aprendosi a tutte quelle che verrano, ed il suo potenziale è esteso, sia per applicazioni cliniche che per ricerca futura, aprendo nuove prospettive nella psicologia moderna e nella cura integrata mente-corpo.
La PNSI può essere applicata in contesti complessi: dolore cronico, fibromialgia, malattie neurodegenerative, percorsi oncologici, disturbi psicosomatici e quant’altro. L’obiettivo è quindi potenziare le capacità di sostenere i processi di adattamento neurofisiologico e regolazione sistemica del corpo, migliorare regolazione biologica, resilienza e qualità della vita. Il paziente diventa protagonista del proprio percorso, sviluppando consapevolezza e strumenti di autoregolazione.
Bibliografia
Ader, R. (2011). Psychoneuroimmunology. Academic Press.
Benedetti, F. (2012). Il cervello del paziente. Torino: Einaudi.
Black, D. S., & Slavich, G. M. (2016). Mindfulness meditation and the immune system: A systematic review. Brain, Behavior, & Immunity, 65, 1–12.
Kabat-Zinn, J. (1990). Full Catastrophe Living. Dell.
Chida, Y., & Steptoe, A. (2008). Positive psychological well-being and mortality. Psychosomatic Medicine, 70(7), 741–756.
Craig, A. D. (2015). How Do You Feel? Interoception and the Neurobiology of Emotions. Princeton University Press.
Davidson, R., & Austin, J. (2021). The Neuroscience of Meditation. MIT Press.
Davidson, R. J., & Lutz, A. (2008). Buddha’s brain: neuroplasticity and meditation. IEEE Signal Processing Magazine, 25(1), 176–174.
Decety, J. (1996). The neurophysiology of motor imagery: From basic mechanisms to clinical applications. Neuropsychologia, 34(9), 1067–1077.
Hölzel, B. K., et al. (2011). Mindfulness practice leads to increases in regional brain gray matter density. Psychiatry Research: Neuroimaging, 191(1), 36–43.
Jeannerod, M. (1994). The representing brain: Neural correlates of motor intention and imagery. Behavioral and Brain Sciences, 17(2), 187–245
Jensen, M. P., et al. (2016). Hypnotic analgesia for chronic pain. Pain, 157(4), 844–853.
Kabat-Zinn, J. (1982). An outpatient program in behavioral medicine. General Hospital Psychiatry, 4(1), 33–47.
Kaliman, P., et al. (2014). Rapid changes in histone deacetylases and inflammatory gene expression in expert meditators. Psychoneuroendocrinology, 40, 96–107.
Kandel, E. (2013). The New Science of Mind. Columbia University Press.
Lazarus A. (1981). The Practice of Multimodal Therapy. New York, NY: McGraw-Hill.
Lutz, A., Slagter, H.A., Dunne, J.D., & Davidson, R.J. (2008). Attention regulation and monitoring in meditation. Trends in Cognitive Sciences, 12(4), 163–169.
Mahony A., (2009). Emozioni e psicosomatica, in “Sentire e pensare”, Springer.
Mahony A. (2012). Introduzione alla meditazione. Volume 1: Le grandi scuole, Aldenia Edizioni.
Mahony A. (2014). Introduzione alla meditazione. Vol. 2: I grandi maestri, Aldenia Edizioni.
Pagnini, F., Simmons, Z., & Rabkin, J. (2012). Psychological wellbeing in ALS. Current Opinion in Neurology, 25(6), 681–687.
Porges, S. (2011). The Polyvagal Theory. Norton.The Psychobiology of Mind-Body Healing. W.W. Norton.
Rossi, E. (2002). The Psychobiology of Mind-Body Healing. W. W. Norton.
Siegel, D. (2010). La mente relazionale. Raffaello Cortina.
Spiegel, D., Bloom, J. R., Kraemer, H. C., & Gottheil, E. (1989). Effect of psychosocial treatment on survival of patients with metastatic breast cancer. The Lancet, 334(8668), 888–891.
Vickers, A. J., et al. (2018). Acupuncture for chronic pain: Update of an individual patient data meta-analysis. The Journal of Pain, 19(5), 455–474.

Dott. Alessandro Mahony
Psicologo
Bio | Articoli
……………………………………………………………..
![]()

