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Sunn O))), Basinski e la “musica cosmica”: Caterina Barbieri porta la musica Drone alla Biennale di Venezia

La vibrazione oltre la parola: immersione e risonanza nell’unità psiche-soma

Image by Vaskar Sam on Unsplash.com


La psicoanalisi ci ha, sin dall’inizio, sempre insegnato a “guardare oltre”, a “scavare”, a far emergere ciò che non viene messo in parole. Ora, visto da questa prospettiva: la musica che fine ha fatto in tutto questo tempo? Ci si chiede spesso come mai la musica non sia stata molto oggetto di indagine della psicoanalisi, anzi, anche tenendo bene a mente che uno degli strumenti principali della terapia in generale è la parola, la voce, che porta con sé suono, ritmo e tutti gli aspetti musicali di cui è composta. La musica, infatti, possiede una capacità unica di agire sul corpo e sulla mente, di evocare emozioni profonde e memorie implicite, e di creare risonanze interiori che sfuggono alla semplice articolazione verbale. Una psicoterapeuta, con la quale ho collaborato come tirocinante durante la mia formazione per anni, diceva che la musica “scavalca la parola”.

In questo contesto, la musica drone assume un ruolo particolarmente interessante: caratterizzata da suoni prolungati e continui, spesso ripetitivi, e con texture statiche, essa genera un ascolto meditativo e ipnotico. Il tempo sembra dilatarsi, lo spazio sonoro si espande e l’ascoltatore entra in uno stato di percezione intensa, quasi corporeo. La ripetizione e la lentezza diventano strumenti di immersione, permettendo alla mente di percepire la vibrazione stessa come elemento trasformativo e universale, in grado di creare connessione tra ascoltatori di qualsiasi provenienza o cultura.

Artisti del calibro di Robert Fripp e Brian Eno, si sono sempre dedicati a grandi e innovative esplorazioni sonore in questo senso, in particolar modo a partire dagli anni ‘60/’70, parallelamente ai loro progetti prog, rock e di vario genere, famosi in tutto il mondo.

A rendere possibile questa prospettiva nella Biennale Musica 2025 è Caterina Barbieri, compositrice e musicista italiana, nominata Direttrice Artistica del Settore Musica per il biennio 2025-2026. Barbieri, formatasi in composizione elettroacustica e chitarra classica, con esperienze in etnomusicologia e minimalismo, esplora gli effetti psico-fisici del suono attraverso sintetizzatori analogici, sistemi modulari e strumenti a corda. La sua musica stimola memoria, percezione e coscienza del tempo, trasformando l’ascolto in un’esperienza immersiva e multisensoriale. Alla Biennale, Barbieri propone un programma che esplora quella che viene proposta come “musica cosmica”, includendo generi come elettronica, drone, minimalismo e ambient, sottolineando come il suono possa diventare ponte tra corpo, mente e universo.


L’incontro con la vibrazione primordiale

Una delle band proposte quest’anno sono i Sunn O))), con i quali ho avuto il primo contatto circa 20 anni fa. Ricordo ancora con incredulità il primo incontro con un loro album, e poi la mia prima esperienza dal vivo con la band nel 2007, all’Auditorium Flog di Firenze.

I Sunn O))), formatisi nel 1998 a Seattle da Stephen O’Malley e Greg Anderson, sono considerati tra i principali innovatori del drone, nella sua declinazione più “estrema”. Il nome deriva dal marchio di amplificatori “Sunn”, a cui fu aggiunta la grafica “O)))” ripresa dal logo stesso: un simbolo che evoca le onde sonore, le vibrazioni, le frequenze: la materia profonda di cui è fatta la musica, e in fondo ogni suono e rumore esistente.

Avevo diciassette anni e, in mezzo a un pubblico eterogeneo, metallari dai capelli lunghi, appassionati di jazz, gente attratta semplicemente da un’eco del “nuovo”, mi sono trovato di fronte a qualcosa che trascendeva qualsiasi definizione di musica “convenzionale”. Il suono non era semplicemente udito, ma sentito: attraversava il corpo, vibrava attraverso le ossa e le narici, fino a diventare un respiro condiviso. La celebre domanda della band, stampata su dischi e magliette, “Have you ever breath a sound?” (“Avete mai respirato un suono?”), non suona retorica: dal vivo, la vibrazione assume una fisicità radicale. Il torace vibra, le mani percepiscono la risonanza del pavimento, e persino lo spazio circostante sembra diventare un organo sensibile al suono. Non c’erano ritmi, percussioni, melodie riconoscibili: solo note ripetute all’infinito, basse frequenze immense e profonde che immergevano il corpo in un fluido sonoro tangibile, dove la percezione del tempo si dilata. Un brano di dieci minuti sembra eterno, l’istante si manifesta come simultaneo e palpabile.

Questa esperienza mi ha spinto a riflettere su un paradosso fondamentale di quella che viene presentata come “musica contemporanea”. Pur appartenendo alla produzione di oggi, essa affonda le sue radici in vibrazioni e frequenze primordiali. Queste onde sonore evocano dello “spazio potenziale” (Ogden): un luogo mentale ed emotivo in cui il sé si percepisce grazie alla mediazione di un oggetto esterno: in questo caso, la vibrazione sonora. Bollas chiamerebbe questo fenomeno “oggetto trasformativo”: la musica non è mera rappresentazione, ma catalizzatore che trasforma l’esperienza emotiva, aprendo canali in cui memorie latenti, sensazioni corporee ed emozioni sopite si rielaborano. Ciò che provai quella sera non fu soltanto una performance, ma un incontro con una vibrazione universale che unisce ascoltatori di origini diverse, attraversa culture e tempi, e conferma la capacità del suono di creare connessione. La musica diventa così un ponte tra l’individuo e l’altro, tra l’io e il mondo, un medium che supera l’ascolto tradizionale per diventare esperienza corporea e psichica.

Del resto, le prime forme storicamente documentate di drone derivano da figure come La Monte Young, pioniere a cavallo tra anni ’50 e ’60, ancora oggi rinomato per la radicalità esplorativa su suoni prolungati. Da lì si sviluppa tutto il filone contemporaneo del drone, fino agli estremismi di Sunn O))), che non evocano solo suono, ma vibrazione primigenia.


Sunn O))), Basinski e il perturbante della vibrazione

È interessante notare come alla Biennale Musica di Venezia 2025, sotto la direzione di Caterina Barbieri, questo genere sia definito come musica cosmica: arte generativa che crea mondi interiori e dissolve i confini convenzionali tra conscio e inconscio. Gli artisti protagonisti incarnano questa tensione in vari modi: i Sunn O))) con i loro droni monumentali, che avvolgono spazio e corpo in un’unica onda sonora, e William Basinski con i suoi loop dilatati e sospesi, carichi di memorie che sembrano emergere da una dimensione subliminale.

Entrambi realizzano ciò che Freud descrive con il fondamentale concetto di Unheimlich, il “perturbante” (la traduzione in Italiano di questa parola però, non esiste, è sempre stato un adattamento. Si rimanda quindi alle Opere di Freud per l’approfondimento. Letteralmente si traduce con non-familiare, dove l’opposto Heimlich sta per familiare.): ciò che perturba, inquieta, appare estraneo, in realtà ha a che fare con qualcosa di estremamente familiare al soggetto, probabilmente da sempre, ma non riconosciuto, dice Freud, che richiama memorie rimosse o ignote, generando emozioni ambivalenti, tra conforto e inquietudine. Per questo, la vibrazione primordiale diventa strumento perturbante: chi sa restare dentro l’esperienza percepisce una coccola infinita, una carezza emotiva e corporea che attraversa i limiti dell’identità; chi resiste, prova fatica e osserva gli altri lasciarsi trasportare, senza staccarsi completamente, in uno stato di presenza muta e condivisa.

In questo senso, tornando e ampliando le citazioni di prima, ancora Bollas ci aiuta a cogliere come la musica assuma valore di oggetto trasformativo: il suono non è semplice stimolo sensoriale, ma spazio emotivo proiettato, dentro il quale l’ascoltatore rielabora il proprio interno. Ogden, con l’idea di spazio potenziale, descriverebbe quel momento di ascolto come esperienza attiva, dove il puro sentirsi attraversati dalla vibrazione apre porte verso emozioni sepolte e consapevolezze nuove. La musica cosmica, in quest’ottica, non è intrattenimento o performance estetica, ma uno spazio di esplorazione interiore, dove la memoria implicita e le emozioni latenti emergono, si trasformano e dialogano con il corpo. La coesione del pubblico, così eterogeneo, non è semplice casualità, ma testimonianza della natura universale di queste vibrazioni: non appartengono a un genere o a un tempo, bensì emergono dalla relazione primordiale tra suono, materia e soggettività.

Solitamente, si resta per due ore di concerto interamente compressi. L’esperienza mi ha insegnato a provare ed osservare, come questa “compressione” trovi una catarsi totale nel momento stesso in cui, di colpo, vengono spenti gli amplificatori. In quell’istante appare improvvisamente il silenzio totale, e il pubblico esplode in un boato liberatorio, condiviso, davvero catartico: un abbraccio comune, che si concretizza sul palco mentre la band si abbraccia in cerchio, a fine show.


Vibrazione e frequenza: la “profondità del Si Bemolle”

Respirare il suono di Sunn O))) o di Basinski significa vivere un’esperienza psicofisica intensa: la vibrazione diventa medium attraverso cui può emergere il Vero Sé, citando Winnicott, mediato dall’oggetto sonoro. In questa sospensione tra corpo e mente, conscio e inconscio, il perturbante si trasforma in esperienza cosciente: la memoria implicita prende forma, le emozioni sopite si riaffacciano, il tempo si dilata e il confine tra sé e il mondo si sfuma. La “musica cosmica”, così come pensata da Barbieri, diventa una pratica trasformativa, occasione di introspezione radicale e connessione universale, un luogo in cui il sé percepisce di far parte di qualcosa di più grande.

E qui entriamo in un territorio affascinante ma rischioso, in cui è bene muoversi con calma, poiché la fascinazione e la fantasticheria può far scivolare facilmente. Ciò che colpisce è che se finora la vibrazione suonava come fenomeno artistico e psicologico, la scienza ci ricorda che questa risonanza attraversa davvero il cosmo. Ma voglio essere di nuovo chiaro nel sottolineare come queste siano interessantissime e affascinanti speculazioni, di “fascinazioni”, con l’obiettivo di togliere dal campo tutte le potenziali argomentazioni spirituali, magiche ed affini che attraversano il discorso sulla musica da sempre in tutte le culture, ma che non è intenzione essere oggetto di questa riflessione.

Nel 2003, l’Osservatorio a raggi X Chandra della NASA, guidato dall’astronomo Andrew Fabian, ha rilevato onde sonore provenienti da un buco nero supermassiccio al centro dell’ammasso di galassie di Perseus. In termini musicali, la frequenza di queste onde corrisponde a un Si bemolle, 57 ottave sotto il Do centrale, il suono più profondo mai registrato da un oggetto nell’universo, oltre un milione di miliardi di volte al di sotto della soglia percettiva umana. Ciò che conta veramente qui, è la profondità e il confine tra l’udibile e l’inudibile.

Frequenza invisibile e impensabilmente profonda, misteriosa eppure, sorprendentemente, familiare, quell’emissione ci dà uno sguardo su ciò di cui stiamo parlando: vibrazione, musica, frequenza, perturbante, “familiare”, non è solo metafora, ma realtà che può legare potenzialmente ogni ascoltatore, ogni organismo. Questa vibrazione messa in musica dal vivo, ci restituisce un senso di connessione infinita, un’esperienza condivisa di appartenenza e stupore, contemporaneamente familiare e straniante. Chi sa aprirsi, non si perde né sprofonda, cede al respiro collettivo, piuttosto che resistere, e rimane, fisicamente, nello spazio del concerto; mentre chi si chiude, restando in posizione di difesa, lascia che il sinistro, il “non familiare”, il perturbante, prevalga, percepito come estraneità: allora accade che, concretamente, qualcuno si sganci di pochi passi dal palco, o si ritragga in un angolo, come se il suono lo avesse spinto via, difficile da sostenere.

Ora, sappiamo che con una chitarra in mano, si può scegliere quale accordatura tenere e su che ottava. Band come Sunn O))) e tanti artisti che intendono proporre un’esperienza simile, tendono ad utilizzare accordature su range di ottave più basse, spesso di vari toni rispetto a quelle standard, arrivando a usare accordature in La, Si, Si Bemolle e sue varianti, nella ricerca attiva di frequenze e tonalità che vadano in risonanza, udibile all’orecchio umano, con l’esplorare l’intorno del limite delle frequenze che tendono all’inudibile. Stephen O’Malley lo dice esplicitamente: “È essenzialmente un’accordatura da chitarra baritona su un manico standard con Drop A” (le lettere indicano le note secondo la notazione inglese: A = La, B = Si, C = Do, D = Re, E = Mi, F = Fa, G = Sol).

Questo significa che le corde sono meno tese e quindi producono vibrazioni a frequenze più basse e che corrispondono a ottave più basse.

Non si tratta quindi di una semplice “accordatura” ma di una scelta precisa, volta a far vibrare le corde su registri estremamente bassi, dove la frequenza diventa tanto fisica quanto sonora. In fondo, in queste accordature non c’è solo un abbassamento “per fare più rumore”: c’è una vera e propria ricerca ed esplorazione di frequenze. La corda che scende in Drop A (in questo caso un La), ad esempio, vibra a circa 55 Hz, una regione di frequenze che entra in risonanza diretta con il corpo umano, con gli spazi architettonici e con quella dimensione percettiva che oscilla tra l’udibile e il tangibile (i subwoofer in impianti audio spingono tipicamente nella fascia da 40 a 80 Hz, proprio per dare quella sensazione “corporea” del suono).

C’è anche da aggiungere che, per essere resa questa esperienza possibile, i volumi devono essere sufficientemente alti. L’altra frase nota infatti, stampata sul retro di ogni album, più come raccomandazione che come slogan, è sempre stata: “Maximum Volume Yields Maximum Results” (“Al massimo del volume corrispondono i massimi risultati”).

È proprio questo margine liminale tra suono e vibrazione a rendere l’esperienza dei Sunn O))) così radicale e totalizzante.

Io stesso, “solo” perché “suonava bene”, ho utilizzato questi tipi di accordatura e sue varianti con la mia chitarra per anni, senza essere consapevole di questo, ma alla ricerca continua di quel “suono”, qualcosa che “chiama”.

In qualche modo, è qualcosa che attraversa qua e là, da sempre, le fantasie e pensieri di molti, nei campi più svariati. Proprio recentemente, leggendo una raccolta di opere scelte di Thomas Mann, mi sono imbattuto, nell’introduzione curata da Roberto Fertonani, che recita, parlando di Schopenhauer: “D’altra parte il terzo libro de Il mondo come volontà e rappresentazione si concludeva con un inno entusiastico alla musica, considerata la più sublime delle arti, perché solo la musica è in grado di scindersi dal fenomeno e di riflettersi, anzi di identificarsi con la forza primordiale che regola dall’interno il pulsare dell’universo”. Sappiamo come Freud fosse fortemente influenzato dal pensiero di Schopenhauer e poi di Nietzsche; ci chiediamo solo come mai, questa fetta così importante, la musica, la musicalità, e così citata e menzionata, sia stata così poco esplorata nel suo rapporto psiche-soma.

Per concludere, un’immagine sonora: dopo qualche tempo trascorso a contatto con questo tipo di sonorità, riflettendo proprio su un concerto dei Sunn O))), è nata in me questa fantasticheria: “Sembra quasi di ascoltare il suono della rotazione della Terra, se si potesse amplificare”. È bastata una semplice ricerca su Youtube, per ottenere questi “familiari” risultati, di cui riporto due esempi (si tratta di segnali radio rilevati da dispositivi specificamente costruiti, in grado di trasformarli in frequenze udibili dall’essere umano):


Bibliografia

Bollas, C. (1987). L’ombra dell’oggetto. Psicoanalisi del conosciuto non pensato. Roma: Borla, 1989.
Fabian, A. C., et al. (2003). A deep Chandra observation of the Perseus cluster: shocks and ripples. Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, 344(3), L43–L47.
Freud, S. (1919). Il perturbante. In Opere, vol. 9 (1917–1923). Torino: Bollati Boringhieri, 1967.
Mann, T. (1989). Romanzi brevi (R. Fertonani, a cura di). Milano: Mondadori, collana I Meridiani.
NASA/CXC/SAO (2003). Black Hole Sound Waves. Chandra X-ray Observatory Press.
Ogden, T. H. (1994). Soggetti dell’analisi. Milano: Raffaello Cortina, 1996.
Winnicott, D. W. (1960). La teoria del rapporto genitore-bambino. In Sviluppo affettivo e ambiente (1965). Roma: Armando Editore, 1974.

Discografia essenziale

Basinski, W. (2002). The Disintegration Loops. New York: 2062 Records.
Fennesz (2004). Venice. London: Touch.
Fripp, Robert, and Brian Eno (1973). No Pussyfooting. Island Records.
Nurse With Wound. (1988). Soliloquy for Lilith. Galway: Idle Hole Records.
Sunn O))). (2005). ØØ Void. Los Angeles: Southern Lord Records.
Young, L. M. (1964). The Well-Tuned Piano. New York: Just Dreams.


Dott. Lorenzo Secci Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott. Lorenzo Secci
Psicologo Psicoterapeuta ad Orientamento Psicoanalitico
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