
I legami di sangue tossici
Quando la famiglia fa male
Image by Vitaly Gariev on Unsplash.com
Si parla molto di famiglie disfunzionali e di famiglie “perfette” dove tutto sembra filare liscio come nelle sitcom… almeno esteriormente.
Partiamo dal punto di vista che non ci sono famiglie perfette e che, anche nelle famiglie disfunzionali, può esserci traccia di qualcosa di buono e, a volte, di recuperabile. La domanda che mi pongo oggi, anzi che vi pongo oggi, però, è questa: fino a che punto bisogna lottare pur di mantenere stretti i legami familiari? Qual è il momento in cui una madre, un padre, un fratello o una sorella nella nostra vita possono fare più male che bene?
La risposta è sicuramente soggettiva e influenzata da un milione di fattori diversi. Una delle due persone, ad esempio, potrebbe avere una personalità e un atteggiamento oggettivamente incompatibile con l’altro (ricordiamoci che avere lo stesso sangue non vuol dire automaticamente starsi simpatici e nemmeno volersi bene, purtroppo); oppure potrebbero esserci dei problemi, anche di tipo psicologico ed emotivo o radicati nella storia familiare che fanno sì che un rapporto crei più dolore che benessere, più rabbia e frustrazione che risate. Naturalmente non si taglia un rapporto alla prima difficoltà o incomprensione; una famiglia, in teoria, è fondata su legami profondi che si dovrebbe provare a coltivare, ma c’è un punto in cui potrebbe capitare che, per salvaguardare la nostra salute mentale e fisica (non dimentichiamo quanto i rapporti conflittuali influiscano sul nostro corpo… ulcere, mal di pancia, ipertensione e così via) c’è bisogno di tagliare quel legame, di allontanarsi, di proteggersi… a volte anche per sempre.
Da una parte i fautori di “la famiglia è tutto! Gli altri rapporti non potranno mai eguagliare quelli familiari!” adesso inorridiranno a leggere queste parole, però, devo avvertirvi che la realtà è diversa da come ce la immaginiamo. Un amico, un compagno di vita, una persona che abbiamo scelto (“la nostra persona” come direbbe Meredith Grey) può, a volte, essere un punto di riferimento fondamentale e darci il benessere e la solidità che in famiglia magari non abbiamo mai trovato e che non troveremo mai.
I legami non vanno distinti tra “di sangue” e “non di sangue”, ma tra sani e disfunzionali, o “tossici” per usare un termine che va molto di moda adesso. Ogni rapporto che ci crea un forte disagio prolungato nel tempo, o si riaggiusta o si interrompe e questo perché la vita è così piena di fattori stressanti da non potercene imporre nessun altro per nostra scelta.
Quando si parla di famiglie tossiche, naturalmente si comprendono i casi più gravi con abusi psicologici e fisici, ma anche quei rapporti in cui ormai la comunicazione e la comprensione dell’altro sono così tanto compromesse da rendere ogni scambio una tortura, fonte di rabbia, un rimuginare sul passato, sulle ingiustizie vissute o percepite.
Insomma quando in un rapporto che ha avuto dei grandi incidenti di percorso non si riesce a mettere una pietra sopra a tutto e ad andare avanti, allora lì inizia un circolo infinito di recriminazioni e frecciatine, di meschinità manifeste o mascherate che possono davvero intossicare la vita di entrambe le persone o, in alcuni casi, di quella più sensibile delle due.
Alcuni segnali per capire se si sta vivendo un rapporto familiare tossico
Ecco un elenco di alcuni aspetti tipici di una famiglia disfunzionale; non è esaustivo, ma può sicuramente darvi un’idea:
1) Essere sempre sotto giudizio
In una famiglia tossica non esistono critiche costruttive, ma solo giudizi negativi sulle scelte passate e presenti dei membri o del membro designato che è stato, inconsapevolmente, scelto come capro espiatorio per i problemi di tutti. Esso ha due scelte davanti a lui: stare alle regole della famiglia e assecondare l’andamento voluto o venire emarginato attraverso una continua raffica di giudizi negativi e discredito.
2) Costrizione
Non si rispetta lo spazio vitale e di crescita dei vari membri della famiglia e lo si fa attraverso un’iper-protezione o attraverso l’aggressività per far in modo che tutti restino ancorati al nucleo familiare senza sviluppare all’esterno rapporti altrettanto significativi. Es. una madre o una sorella che parlano continuamente male del ragazzo di un’altra sorella, mettendola in allerta, dicendole di non fidarsi e non permettendole di emanciparsi pienamente.
3) Responsabilità premature
Questo accade quando c’è una sorta di ribaltamento dei ruoli e viene chiesto ai più piccoli di avere delle responsabilità che non sarebbero adatte alla loro età, come badare ai fratelli minori, preparare i pasti oppure rivolgendosi a loro per avere conforto e sostegno emotivo come se fossero degli adulti.
4) Comunicazione che non funziona
In queste famiglie, spesso o non si comunica proprio oppure la comunicazione è deficitaria. Non ci si ascolta realmente, ma l’obiettivo è quello di avere sempre conferma di ciò che si pensa già dell’altro. Non c’è desiderio di risolvere, ma solo di avere ragione. Questo tipo di comunicazione, che può capitare nei rapporti di tutti, in quelli tossici è costante e continua e non si arriva mai a un punto di contatto.
5) Manipolazione emotiva
Avviene quando uno o più membri di una famiglia per tenere legati gli altri utilizzano il ricatto emotivo, l’inganno o la manipolazione. Un esempio potrebbe essere un membro che riveste continuamente i panni della vittima, riuscendo così anche a fare del male agli altri o ad utilizzarli come meglio crede godendo della scusante del “poverino, non sta bene, non lo fa con cattiveria”. Oppure in casi in cui un genitore cerca l’alleanza dei figli per andare contro l’altro genitore. Tutti questi rapporti, naturalmente, sono falsati e scatenano sentimenti disfunzionali come sensi di colpa, rabbia, senso di ingiustizia e così via anche in chi non si ribella o non viene direttamente attaccato dalla manipolazione.
6) Distanza emotiva
Anche in famiglie dove di pratico e materiale non manca nulla, può esserci un gran distacco emotivo. Genitori freddi, senza gesti d’affetto, che non ascoltano realmente i propri figli, molto spesso crescono delle persone che, a loro volta, avranno problemi a entrare in contatto emotivo con gli altri e che faticheranno a fidarsi del prossimo e ad aprirsi.
7) Continui conflitti
Sono famiglie in cui si è sempre in conflitto per i motivi più svariati, in cui a volte si fanno delle differenze tra i figli, creando competizione, frustrazione e rabbia. Spesso questo si basa su una grande incapacità di comunicare che rende il tutto ancora più complesso e acceso. Potrebbero anche esserci alcuni membri che, in modo non sano, provino piacere nel mettere zizzania, per poter stare al centro dell’attenzione o per fare in modo che i loro giudizi su uno o più membri della famiglia vengano confermati agli occhi degli altri. Esempio: un fratello che va a riferire cose private di un altro fratello alla madre sapendo che lei si arrabbierà. Fa partire la lite e gode nel vedere il fratello (di cui parla sempre male) mentre grida contro la madre in modo che tutti possano vederlo sotto una cattiva luce. Questo esempio, nello specifico, è scatenato da un atto manipolatorio, quindi unisce due punti in uno.
8) Inversione dei ruoli familiari
Quando i genitori si dimostrano più immaturi dei figli che si trovano costretti a prendersi carico di loro praticamente o emotivamente. Oppure quando uno dei figli si allea a un genitore tanto da comportarsi come un partner nelle decisioni di famiglia o nel dettare le regole della casa.
Gli esempi potrebbero essere ancora moltissimi. Cosa si può fare se vi ritrovate in una di queste situazioni? Se vi accorgete che un rapporto con un familiare vi sta facendo seriamente male e ormai da troppo tempo? Quando parlare per cercare di risolvere non migliora le cose e troppi tentativi avete già fatto? Sicuramente la terapia può aiutarvi a capire come e in che modo risolvere, allentare o, a volte, tagliare questo cordone che vi lega. La terapia familiare sarebbe la scelta perfetta, ma in molti casi è complesso trovare tutti i personaggi coinvolti disponibili a farla.
Sicuramente, però, posso dirvi una cosa: dobbiamo puntare a stare bene e fare del nostro meglio per rendere la vita sostenibile per noi e per gli altri, ma se un rapporto (di sangue o non di sangue) ci sta prosciugando, ferendo e magari lo stiamo anche somatizzando da anni, potrebbe essere il caso di proteggersi perché non basta avere lo stesso sangue per volersi e farsi del bene, purtroppo… anzi, a volte la famiglia può diventare un gioco al massacro…

Dott.ssa Maristella Occhionero
Psicologa dell’età evolutiva e degli adulti
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