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Il prezzo della conoscenza: la crudeltà dietro la teoria dell’amore

Gli esperimenti di Harry Harlow sui primati

Image by Eirik Skarstein on Unsplash.com


Negli scorsi mesi, la storia del piccolo macaco giapponese “Punch” ha fatto il giro del mondo, commuovendo milioni di persone che ne hanno diffuso i video su tutte le piattaforme. Il piccolo Punch ha superato l’abbandono materno trovando conforto in un peluche, portandolo ovunque con sé ed abbracciandolo in cerca di protezione e calore. La necessità fondamentale di contatto, al di là del puro bisogno di alimentarsi, è stata ampiamente documentata dagli esperimenti che si sono condotti tra gli anni ’30 e ’70 del secolo scorso sotto la guida dello psicologo statunitense Harry Harlow. In questo articolo esamineremo alcuni tra i più famosi e controversi esperimenti psicologici che hanno suscitato grandi reazioni per via della sofferenza causata agli animali.


Le ricerche sull’apprendimento

Harry Harlow condusse le sue prime ricerche all’Università del Wisconsin nel 1930, occupando la posizione di assistente professore di psicologia. Inizialmente intenzionato a studiare il comportamento dei ratti, lo psicologo statunitense fu costretto a cambiare soggetto di ricerca per via della mancanza di un laboratorio adeguato. Si spostò così nello zoo di Madison dove iniziò a studiare il comportamento dei primati, rimanendo affascinato dalle loro spiccate capacità di apprendimento. Ben presto fu evidente che i test di memoria ed apprendimento comunemente impiegati con altri animali erano troppo semplici e non adatti a misurare le complesse abilità dimostrate dai primati. Harlow sviluppò così la Wisconsin General Test Apparatus, un test con compiti di memoria ed apprendimento che divenne lo standard per la misura dell’intelligenza nei primati (Harlow & Bromer, 1938).

Negli anni successivi Harlow continuò a studiare le capacità di problem solving nei macachi Rhesus, scoprendo che, contrariamente a quanto si era pensato fino ad allora, i primati non svolgevano i compiti assegnati unicamente mossi da incentivi esterni ma anche da fattori interni come la curiosità (Moss & Harlow, 1947). Persino in assenza di cibo come ricompensa, i macachi erano desiderosi di risolvere il rompicapo o il puzzle che si trovavano davanti. Nelle sue ricerche sull’apprendimento, lo psicologo statunitense fu il primo a dimostrare che i primati avevano la capacità di pensiero astratto (Harlow, 1949).


Le ricerche sull’amore

Grazie alla notorietà ed al prestigio ottenuti in seguito alle prime ricerche, negli anni ’50 Harlow poteva contare su un grande laboratorio e colonie di macachi per i suoi esperimenti. Per evitare un’epidemia di tubercolosi che si era diffusa nel 1955, si iniziarono a separare i piccoli di macaco dalle madri dopo la nascita, notando però la comparsa di comportamenti patologici (van Rosmalen, Luijk & van der Horst, 2022). Le ricerche di Harlow si spostarono così dall’apprendimento ai legami sociali dei primati.

Vennero posizionate nelle gabbie dei piccoli, delle madri di scimmia surrogate, una costituita da una rete metallica ed un biberon che dispensava latte ed una con una rete metallica senza biberon ma rivestita di stoffa morbida.  Contrariamente alle aspettative, i macachi dimostrarono una netta preferenza per la madre surrogata di stoffa rispetto alla madre metallica con il biberon (Harlow, 1958). Queste evidenze andavano contro le principali teorie dell’epoca che consideravano l’amore verso la madre come espressione di pulsioni legate al nutrimento, rivelando un bisogno innato di calore e contatto fisico (van Rosmalen, Luijk & van der Horst, 2022). Tuttavia, nonostante la presenza di madri surrogate che fornivano contatto e calore, i piccoli mostrarono problemi comportamentali in età adulta, suggerendo che le cure fisiche da sole non erano sufficienti a favorire uno sviluppo psicologico sano.

Da questo momento in poi le ricerche dello psicologo statunitense si spinsero sempre più al limite: vennero costruite delle madri surrogate “cattive” che scuotevano o lanciavano via inaspettatamente i piccoli di macaco per mezzo di una catapulta integrata, soffiavano aria compressa o avevano spuntoni che apparivano all’improvviso (ibidem). In altri esperimenti, le scimmie venivano totalmente isolate dalle proprie madri e dagli altri esemplari, inducendo una profonda depressione. L’obiettivo di Harlow era proprio quello di causare problemi psicologici nei primati per poi studiarne una possibile cura, celebre è la sua frase: “Love created, love destroyed, and love regained” (Amore creato, amore distrutto e amore ritrovato) (ibidem).


Le ricerche sulla depressione

La ricerca sulla depressione occupò gli ultimi anni di ricerca di Harlow, che cercava ossessionatamene una cura comportamentale al disturbo dell’umore che egli stesso sperimentò e per il quale fu ricoverato in una clinica psichiatrica e sottoposto ad elettroshock. Insieme ai suoi assistenti (Harlow, Suomi & McKinney, 1970), Harlow testò diversi apparecchi per indurre rapidamente la depressione nei primati: una camera verticale chiamata “fossa della disperazione”, nella quale le scimmie venivano poste in isolamento per 30 giorni o il “tunnel del terrore”, una camera d’acciaio con i lati inclinati che convergevano verso il basso, rendendo difficile per la scimmia stare seduta o sdraiata.

Naturalmente la brutalità degli esperimenti suscitò forti contestazioni da parte di associazioni animalistiche e della comunità scientifica, contestazioni rigettate apertamente dallo psicologo statunitense, fermamente convinto di poter “sradicare” la depressione dall’umanità (Harlow & Suomi, 1971c)

Dopo numerosi tentativi, Harlow riuscì finalmente a curare parzialmente la depressione indotta grazie alle cosiddette “scimmie terapeuta”, esemplari socialmente e mentalmente sani e più giovani che convivevano per alcune ore con le scimmie depresse, riuscendo nel tempo a riabilitarle (Novak & Harlow, 1975). Questi risultati evidenziarono l’importanza delle relazioni sociali e di un atteggiamento comprensivo e di accettazione nel trattamento della depressione.


Conclusioni

Gli esperimenti condotti da Harry Harlow sono manifestazioni emblematiche di come la ricerca sugli animali possa spingersi oltre ogni limite pur di raggiungere gli obiettivi prefissati, aumentando di volta in volta le pretese. Oggi la consapevolezza che abbiamo sulla sofferenza degli animali è sicuramente maggiore rispetto ai decenni passati ed esperimenti del genere verrebbero immediatamente condannati e bloccati ma è fondamentale essere a conoscenza del prezzo pagato per raggiungere l’attuale livello di conoscenza di alcuni meccanismi psicologici. Arrecare volontariamente sofferenza per ottenere una migliore comprensione dei fenomeni e poter essere d’aiuto al genere umano non dovrebbe mai essere giustificato.


Dott. Pietro Ciacco Autore presso La Mente Pensante Magazine
Dott. Pietro Ciacco
Psicologo
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