
I ragazzi ADHD nel contesto scolastico
Qualche consiglio per capirli meglio
Image by David Ramírez on Unsplash.com
“Non stai mai fermo!”, “Sei sempre distratto!”, “Smettila di dondolare su quella sedia!”, “Siedi composto!”.
Queste sono alcune delle frasi che i ragazzi con ADHD si sentono rivolgere ogni giorno in classe da professori non informati su cosa sia precisamente questa neurodivergenza e che leggono tutto in chiave di maleducazione, svogliatezza e lassismo.
Succede anche con professori che conoscono cosa sia l’ADHD, ma semplicemente non ci credono, pensano che sia una scusa per giustificare un desiderio di non sottostare alle regole, una voglia di non impegnarsi.
L’ADHD in poche parole…
Riassumiamo in poche righe che cosa si intende con ADHD: il disturbo da deficit di attenzione/iperattività è una neurodivergenza che comporta iperattività, impulsività e/o difficoltà nel campo dell’attenzione. I bambini e ragazzi con ADHD hanno difficoltà a completare qualsiasi attività che richieda concentrazione, spesso sembrano non ascoltare quando gli si dice qualcosa, sono molto vivaci, corrono, si arrampicano e non stanno mai fermi, si distraggono facilmente soprattutto in situazioni molto stimolanti, parlano molto e a volte rispondono prima di aver sentito tutta la domanda, fanno fatica a rispettare i propri turni, possono avere disturbi dell’apprendimento o difficoltà in campo scolastico che rischiano di farli restare indietro rispetto ai compagni di classe creando in loro dei danni emotivi.
L’ADHD può essere solo di tipo attentivo, non comportando problemi di impulsitivà o iperattività, o viceversa solo di tipo impulsivo/iperattivo o, in alcuni casi, può essere di tipo combinato.
Ragazzi ADHD a scuola
La domanda che ci si sente spesso fare è: “Ma allora vogliamo giustificare ogni comportamento in nome dell’ADHD? Possono fare quello che vogliono?”
No, naturalmente. I ragazzi con disturbo da deficit di attenzione/iperattività per essere funzionali e inserirsi in un contesto scolastico, sociale e lavorativo poi, devono lavorare sulla regolazione dell’impulsività e allenare l’attenzione. Devono trovare un modo di sfogare l’energia che li travolge che non disturbi la classe e individuare (spesso guidati da tutor e psicologi) strategie per stare attenti il più possibile senza sovraccaricarsi. Questo, però, per loro potrebbe voler dire disegnare durante una spiegazione, giocare con una penna, strizzare una pallina antistress o dondolarsi un po’sulla sedia.
Un insegnate che conosce bene cosa comporti l’ADHD riesce a tollerare queste cose, ma, nonostante questo, se ci si rende conto che questi comportamenti iniziano a disturbare la classe è giusto farlo notare in modo che possa regolarsi di conseguenza. Bisogna quindi capire come aiutarlo a sfogare la tensione senza distrarsi troppo e senza disturbare gli altri, senza “bacchettarlo” di continuo o svilirlo o peggio etichettarlo come un maleducato e un incivile, altrimenti la tensione arriva alle stelle e l’attenzione si perde completamente, l’autostima ne risente e passa anche la voglia di impegnarsi a regolare alcuni impulsi.
L’importanza della formazione degli insegnanti
Per questo sarebbe importante fornire ai docenti una preparazione obbligatoria su DSA E ADHD e sul modo di gestirli al meglio e di aiutarli nell’apprendimento, per dare una chiave di lettura di alcuni comportamenti che possono essere giudicati “irrispettosi” e fornire gli strumenti per gestire i comportamenti in classe e creare una connessione; tutto questo nell’ottica di un miglioramento dal punto di vista del profitto scolastico e per non minare l’autostima o la sensibilità di questi ragazzi che per tutta la vita si sentono dire che sono sbagliati e che si comportano male.
È un filo sottile… un equilibrio difficile da comprendere per cercare di contenere e guidare senza legare le mani o costringere.
Ci vuole formazione, sensibilità e mente aperta. Bisogna essere liberi dai pregiudizi e mettersi nella comprensione dell’altro, vedere i segnali di apertura, capire cosa è distrazione e cosa sfogo per lavorare meglio.
Ci sono molti professori e maestri che si formano su queste tematiche autonomamente e altri a cui farebbe bene farlo anche per sentirsi meno frustrati davanti a ragazzi che non sanno gestire.
Non dico che sia semplice perché il rapporto di un insegnante con la classe non è uno a uno, è complesso, bisogna capire le esigenze di tutti, ma allo stesso tempo non fare differenze, bisogna seguire il programma, mettere tutti i voti che servono e fare tutto questo in classi diverse… è complicato, ma proprio per questo motivo una formazione specifica su tutte queste nuove neurodivergenze può aiutare gli insegnanti a trovare più facilmente le strategie adatte e gli approcci per portare avanti, in modo fruttuoso, anche i percorsi scolastici di ragazzi ADHD o DSA che, spesso e volentieri, se messi nelle condizioni giuste, possono brillare.

Dott.ssa Maristella Occhionero
Psicologa dell’età evolutiva e degli adulti
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