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Ansia e depressione

Il male di vivere ai giorni nostri


I Disturbi d’ansia appartengono alla sfera dell’affettività e possono avere intensità e cause diverse.

L’ansia è una risposta emozionale e può essere situazionale, cronica, sociale, libera fluttuante, da prestazione. Sono tante le modalità con cui si presenta.

Ma innanzitutto esiste un’ansia fisiologica, normale, che da un punto di vista dell’evoluzione ci ha salvato mettendoci in fuga di fronte a un pericolo.

Però, in molte circostanze, le stesse risposte risultano inadeguate o addirittura patologiche.

Non bisogna infatti dimenticare che prima di tutto l’ansia normale è un fenomeno essenziale per la sopravvivenza, un’allerta psichica dell’organismo con conseguente attivazione generale.

È una reazione d’allarme, legata all’evoluzione, alla base della nota risposta al pericolo, lotta e fuga. Non interferisce dunque negativamente con la reazione del soggetto alla situazione, anzi, attiva e potenzia le capacità di affrontarla.

Possiamo ben comprendere il rapporto tra ansia e prestazione pensando ai periodi di esame ad esempio.

Un po’ d’ansia è quindi uno stimolo indispensabile per una buona preparazione, diventa patologica quando le risposte dell’organismo sono sproporzionate allo stimolo, con conseguente caduta nel livello delle prestazioni.

L’ansia può essere transitoria e contingente (di stato) o può essere una modalità persistente di affrontare le diverse esperienze di vita (di tratto). Per quanto riguarda questa differenziazione stato/tratto le persone ansiose tendenzialmente sanno di esserlo e volentieri ne farebbero a meno. Più difficile capire quando si varca la soglia dal normale al patologico.

Quali i segnali a cui prestare attenzione?

Da un punto di vista specialistico, l’ansia viene classificata in termini operativi attraverso veri e propri criteri diagnostici.

Manifestazioni o disturbi d’ansia sono presenti già in età pediatrica e persistono se non adeguatamente trattati, e sono più comuni nella popolazione femminile.

L’ansia è un fenomeno che tende a manifestarsi sia sul piano cognitivo sia su quello somatico (corporeo), con sintomi molto vari.

Sono tre le condizioni in cui l’ansia può essere definita patologica. La prima: quando la risposta ansiosa è eccessiva e non funzionale rispetto agli stimoli che l’hanno indotta e il soggetto ne è consapevole; in questi casi lo stato ansioso si manifesta con sintomatologia somatica e cognitiva, in maniera costante e non gestibile razionalmente dal soggetto, nonostante sia in grado di riconoscerne la disfunzionalità (ansia generalizzata).

La seconda: quando lo stato ansioso si verifica in assenza di uno stimolo scatenante, sotto forma di attacco di panico. Si manifesta in modo acuto, con sintomi quali sensazione di soffocamento, sudorazione improvvisa, sbandamento, paura di morire o di perdere il controllo. A questo segue spesso un comportamento di marcato evitamento di tutte le situazioni in cui potrebbero verificarsi altri attacchi, determinando conseguenze ancora più penalizzanti degli attacchi stessi.

La terza: quando lo stato ansioso e/o la paura sono irragionevoli e inappropriate risposte nei confronti di uno stimolo esterno o una situazione da affrontare. Il soggetto è consapevole della irragionevolezza e sproporzione di queste paure ma non riesce ad eliminarle e tende a mettere in atto comportamenti di evitamento (fobie).

La Depressione è un disturbo del tono dell’umore, funzione psichica importante per l’adattamento. L’umore è generalmente flessibile: quando gli individui vivono eventi o situazioni piacevoli, esso flette verso l’alto, mentre flette verso il basso in situazioni negative e spiacevoli.

Chi soffre di depressione non mostra questa flessibilità, ma il suo umore è costantemente flesso verso il basso, indipendentemente dalle situazioni esterne.

Non a caso, dunque, chi presenta i sintomi della depressione mostra frequenti e intensi stati di insoddisfazione e tristezza, tendendo a non provare piacere nelle comuni attività quotidiane.

Le persone che soffrono di depressione vivono in una condizione di costante malumore e con pensieri negativi e pessimisti circa sé stessi, gli altri e il proprio futuro.

La depressione è caratterizzata da un costante abbassamento del tono dell’umore. Nelle fasi iniziali si può manifestare con una mancata risonanza affettiva o come labilità emotiva. Nelle fasi acute il disturbo si manifesta con tristezza, dolore emotivo molto intenso, sentimento di inutilità, disperazione, associati ad apatia e incapacità di provare gioia e piacere (abulia e anedonia).

A questa sofferenza si aggiungono spesso la fatica a svolgere le attività quotidiane e a concentrarsi, oltre a sintomi neurovegetativi come il risveglio anticipato, un calo dell’appetito e, a volte, del peso.

Può capitare anche in momenti difficili di vita, a causa di eventi specifici come un lutto, la fine di una relazione, la perdita di un lavoro.

Ma, la differenza è che nel caso di depressione i sintomi persistono anche quando la causa scatenante non c’è o si è risolta.

I nuclei principali psicopatologici della depressione sono quindi:

  • Una specifica alterazione dell’umore: tristezza, solitudine, apatia;
  • Un concetto di sé negativo associato a rimproveri e auto-colpa;
  • Desideri regressivi e auto-punitivi: desideri di fuggire, nascondersi o morire;
  • Cambiamenti vegetativi: anoressia, insonnia, perdita di libido;
  • Cambiamento nel livello di attività: ritardo o agitazione.

In generale, sentirsi depressi significa vedere il mondo attraverso degli occhiali con le lenti scure: tutto sembra più opaco e difficile da affrontare, anche alzarsi dal letto al mattino o fare una doccia. Molte persone depresse hanno la sensazione che gli altri non possano comprendere il proprio stato d’animo e che siano inutilmente ottimisti.

Nel trattamento della depressione o dei disturbi d’ansia si ricorre alla terapia con antidepressivi e/o ansiolitici unitamente alla psicoterapia, entrambe di fondamentale importanza.

La terapia con antidepressivi e/o ansiolitici è unicamente sintomatica, agisce cioè sui sintomi ed è necessaria quando la loro gravità inibisce la vita sociale, lavorativa affettiva risultando limitante e invalidante quindi. Ma, intervenire solo con i farmaci molte volte non basta: va ricordato infatti , ad esempio, che le cause della depressione non sono soltanto di tipo biologico e che il disturbo può insorgere anche per motivi di natura psicosociale.

D’altro canto, in molti casi, proprio quando la gravità dei sintomi inibisce la vita sociale, relazionale e professionale dei pazienti, ricorrere alla sola psicoterapia non è una scelta corretta: è bene, infatti, intervenire farmacologicamente sui sintomi, in modo da ridurne la gravità e iniziare così un percorso psicoterapico.


Dott.ssa Fabiola Raffone Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Fabiola Raffone
Psicologa Clinica | Criminologa | Grafologa | Esperta in Psicodiagnostica |
Terapista della riabilitazione psichiatrica | Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale i.f.

Bio | Articoli
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