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Dare per scontato

Un errore da trasformare in opportunità

Image by sofia on Unsplash.com


Nel quotidiano quante volte diciamo al nostro compagno o alla nostra compagna di vita che gli/le vogliamo bene? Quante volte abbracciamo i nostri genitori o i nostri figli?

Forse meno di quanto vorremmo, soprattutto se vivono lontani da noi, ma in alcuni casi meno di quanto potremmo…perché?

Perché lo diamo per scontato, crediamo non sia poi così importante…”ci vediamo spesso, ci conosciamo da una vita…è ovvio che ci vogliamo bene, non c’è bisogno di manifestarlo apertamente”. Ne siamo proprio sicuri?


Dare per scontato: bisogni e ovvietà

Ho evidenziato di proposito due sole parole nel paragrafo precedente, perché voglio porre l’attenzione su di esse.

Analizziamole un po’ più a fondo.

Che cos’è il bisogno? Oxford Language lo definisce come:

la mancanza di qualcosa che sia indispensabile o anche solo opportuna, o di cui si senta il desiderio.

Abbiamo il concetto di MANCANZA, ovvero di qualcosa che non c’è (ma che forse vorremmo…), quello di INDISPENSABILE, cioè di cui non possiamo fare a meno ma si cita insieme a questi un terzo aspetto, quello dell’OPPORTUNITA’. Magari non è indispensabile avvicinarmi a mio figlio per abbracciarlo, ma posso sentire la sua mancanza anche se ce l’ho vicino, posso avvertire il suo bisogno di sentire il mio affetto e la mia vicinanza, o molto più semplicemente lo faccio perché è qualcosa che desidero, che mi fa stare bene.

Non ho mai lesinato su baci e abbracci nei confronti delle persone che amo: un tempo i genitori erano portati a non mostrare apertamente il proprio affetto, quasi fosse una manifestazione di debolezza, ma con gli anni ci si è sentiti più liberi in tal senso. Attenzione, non deve essere un obbligo…parlo sempre  di spontaneità, ma credo che i figli cresciuti in un ambiente ricco di tenerezza e affetto possano essere più propensi ad elargire gli stessi sentimenti verso il prossimo, o almeno ci ho sempre sperato fortemente!

Vedere ancora oggi mio figlio di quasi diciassette anni che mi saluta sempre con un bacio sulla guancia quando lo accompagno  dagli amici, senza il timore che lo possano deridere o giudicare in modo inadeguato, mi fa credere di aver trasmesso buoni valori, non per questo perdendo la mia autorevolezza nei suoi confronti.

“Va beh…è ovvio” direte.

E qui passiamo ad un’altra definizione, in cui ancora una volta Oxford Language ci viene in aiuto:

che risulta di un’evidenza immediata e senza possibilità di equivoci (…), da cui l’idea di superfluo, dell’ozioso, del banale.

Chi siamo noi per affermare che scrivere un “mamma ti voglio bene” anche solo con un messaggio via Whatsapp sia superfluo? Quanto ci costa? Pochi secondi…ma quanto può scaldare il cuore a chi lo riceve? Si può rivelare un regalo inaspettato, non credete?


Facciamo pace, domani parto

Capita a tutti di intavolare discussioni con amici o famigliari, non si può essere sempre d’accordo su tutto…ma con un marito che spesso parte per trasferte, anche se brevi, ho imparato a “pesare” la mia rabbia chiedendomi “a chi giova?”.

In questo mi ha aiutato molto proprio il padre dei miei figli, io a volte essendo un tantino testarda mi impuntavo per qualche sciocchezza, ma negli anni insieme abbiamo imparato a cercare e trovare il giusto equilibrio. Il suo “facciamo pace, domani parto” è sempre stato un modo per far sì che ci lasciassimo appunto in pace, sereni, senza astio alcuno.

Non è stato sempre facile, ma mettendo su un piatto della bilancia la rabbia e sull’altro l’amore che ci unisce siamo sempre riusciti se non a spegnere almeno ad accantonare i “cattivi pensieri” o a smorzarli il più possibile.


Ok pensare positivo, ma un po’ di sano realismo non guasta

Da sempre mi sforzo di vivere ogni singolo attimo, di non sprecare il mio tempo, di non dire troppo spesso “poi lo faccio”.

Vi starete chiedendo…ma cosa c’entra?

Il non procrastinare è a mio parere legato fortemente al mantenimento dell’armonia, è un qualcosa che mi fa stare bene, che mi fa sentire “a posto” esattamente come l’accantonare o sciogliere la rabbia per un bene superiore…l’armonia, appunto.

Sono una persona positiva, ma anche estremamente realista…non abbiamo una data di scadenza impressa in fronte, sono consapevole che potrei passare a miglior vita domani cadendo dalle scale come a cent’anni di vecchiaia… non è dato sapere, ma proprio perché non so, il non dare per scontato che domani ci sarò ancora o ci saranno ancora tutti i miei affetti mi fa vivere più intensamente ogni momento, con più serenità.


Carpe diem

Nel bellissimo film “L’attimo fuggente” (diretto da Peter Weir, uscito nelle sale nel 1989) il professore John Keating (Robin Williams) sussurra agli allievi che stanno osservando delle vecchie fotografie dei primi allievi della scuola:

Cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita.

Va ancora più in profondità quando cita H.D. Thoreau:

Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.

Ho sempre trovato estremamente evocativa questa citazione. Ogni volta che la leggo mi sento davvero in un bosco silenzioso a godermi ogni attimo, senza dare per scontato né il colore delle foglie, né il brusio degli animali del sottobosco, vivendo appieno tutto ciò che mi circonda.

Anche ora, seduta di fronte al mio tavolo, col pensiero sono proprio lì, nel bosco.


Rimorso vs. Rimpianto

Meglio compiere un’azione e pentirsi di averla fatta oppure non compierla e rimpiangere di non aver agito? Questo è un vero dilemma: per chi vive secondo la logica del Carpe Diem non ci sono dubbi, è sicuramente meglio la prima opzione, ma in entrambi i casi ciò che conta è che la scelta sia nostra.

Talvolta ci arrovelliamo inutilmente, soprattutto quando iniziamo ad elencare gli “E se…”.

E se avessi frequentato Scienze Politiche anziché Psicologia? E se avessi acquistato una monovolume anziché una cabrio?

Sono domande senza risposta… Non ci è ancora concesso viaggiare nel tempo, quindi non possiamo sapere cosa sarebbe successo se avessimo intrapreso una strada al posto di un’altra.

Capita di dare per scontato di aver compiuto una scelta sbagliata, soprattutto quando realizziamo di non essere soddisfatti del risultato ottenuto. È possibile, certo, ma impariamo anche ad essere più indulgenti con noi stessi.

Come? Ponendoci alcune semplici domande.


Le scelte evolvono

Proviamo ad interpretare l’esempio dell’auto:

– Perché la scelta era caduta sulla cabrio?

Ci piaceva l’idea di libertà, di sentire la brezza addosso… di viaggiare in solitaria…

– Cosa abbiamo provato la prima volta che l’abbiamo guidata?

Una sensazione di pace assoluta, di avere il mondo nelle nostre mani…

– Cosa è successo da quel momento ad oggi per farci cambiare idea?

Abbiamo messo su famiglia in pochi anni… abbiamo bisogno di più spazio e questo ci riempie di gioia, ma riconosciamo che le condizioni sono ben diverse…

Con poche variazioni possiamo adeguare gli stessi quesiti rendendoli adeguati per molte altre scelte. A che conclusione giungiamo? Beh, ognuno probabilmente si darà risposte diverse, ma ciò su cui dobbiamo riflettere è, ancora una volta, il rischio del dare per scontato.

Se QUEL giorno abbiamo compiuto QUELLA scelta significa che gli elementi a nostra disposizione ci hanno portato in quella direzione. Col passare del tempo cambia la nostra percezione, cambiamo noi e di conseguenza si presentano nuovi elementi che ci farebbero scegliere un’altra via…ma allora non li conoscevamo!

Consideriamo anche che solo alcune scelte sono irreversibili…molte possono subire dei cambiamenti, possono esser intraprese anche quando meno ce l’aspettiamo.

Ricordo con affetto il profondo orgoglio negli occhi di una carissima amica quando il padre di quasi 50 anni si era laureato in Economia e Commercio! Era sempre stato il suo sogno…e l’ha coronato con grinta e determinazione!

Dirci “ormai è tardi per…” spesso è solo una scusa per non agire, per non assumerci una particolare responsabilità, dando per scontato che “non saremmo capaci di…”.

Se abbiamo i mezzi, se il progetto è attuabile…perché non provare?

Impariamo a credere di più in noi stessi… e come dice la campionessa di scherma Bebe Vio

Fatti dire che è impossibile e dimostra a tutti che puoi farcela!


Simona Battistella Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Simona Battistella
HR Manager | Trainer
Bio | Articoli | AIIP Dicembre 2023
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