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L’Effetto Pigmalione e la profezia che si auto-avvera

Quando credenze e aspettative influenzano i nostri comportamenti


Lo scultore greco Pigmalione, originario dell’isola di Cipro, scolpì una statua di donna bellissima, di cui si innamorò.

Secondo il mito greco, la dea dell’amore Afrodite infuse vita alla statua e permise il realizzarsi del desiderio dello scultore.

Pigmalione sposò la sua stessa creatura, Galatea, e insieme generarono Pafo, da cui prese il nome l’isola di Cipro.

Il mito di Pigmalione viene narrato da Ovidio, nelle sue Metamorfosi (X, 243-297).

Discostandosi dal racconto originario, come spesso accade, la vicenda e i suoi personaggi sono entrati nell’immaginario comune per rappresentare concetti, di cui il mito si fa portavoce.

In particolare, si utilizza il termine pigmalione per riferirsi a qualcuno che assume il ruolo di guida o maestro nei confronti di una persona rozza o incolta, plasmandone la personalità e i modi e consentendo lo sviluppo delle sue doti naturali.

Il mito di pigmalione, inoltre, rappresenta un particolare fenomeno in ambito psicologico.


Il mito di Pigmalione in psicologia

Nel contesto della psicologia il mito di Pigmalione è stato utilizzato per definire un fenomeno noto, appunto, come effetto Pigmalione.

Con effetto Pigmalione si fa riferimento, più precisamente, a una dimostrazione evidente di un fenomeno psicologico conosciuto come profezia che si auto-avvera (self-fulfilling prophecy), descritto da Merton, nel 1948.

Si tratta di un fenomeno molto studiato in psicologia sociale: riguarda l’influenza che esercitano le convinzioni di ognuno sulla costruzione della realtà.


Effetto Pigmalione: la profezia che si auto-avvera

Con profezia che si auto-avvera, o auto-realizza si intende quindi un processo mentale autopoietico, ovvero creato e organizzato dalla mente stessa, in base al quale prevedere l’andamento di un evento, tende a renderlo vero o a favorirne la realizzazione.

In altre parole, quindi, la profezia che si auto-avvera si verifica quando un individuo si convince che un evento futuro andrà in un certo modo e si ritrova ad alterare il suo comportamento in una direzione tale che finirà per causare le condizioni immaginate.

Più ci si aspetta che un evento accada o non accada, più si creeranno schemi stabili e rigidi di comportamento, ripetuti nel tempo, che tenderanno a confermare la nostra previsione della realtà.

Per esempio, se siamo convinti che la nostra giornata andrà male, affronteremo gli eventi con spirito passivo e remissivo, subendo la realtà e generando più condizioni necessarie affinché succeda qualcosa di brutto.

Qualcosa di simile si può verificare anche quando ci si mette in relazione con gli altri: le aspettative e le credenze che le altre persone hanno su di noi, sono in grado di influenzare il nostro comportamento e viceversa.

Tutti questi concetti sono strettamente legati alla psicologia del pregiudizio e all’effetto placebo.


L’esperimento di Rosenthal e Jacobson

Quanto suddetto, in particolare nei contesti di relazione, è stato osservato e dimostrato attraverso un esperimento che prese avvio nel 1964 e venne pubblicato nel 1968, con il nome Pigmalione in classe.

Lo psicologo Robert Rosenthal della Harvard University, in collaborazione con Lenore Jacobson, preside della scuola elementare Oak School di San Francisco diresse uno studio rivolto agli allievi e ai docenti dell’istituto.

In un primo momento un’equipe di psicologi sottopose agli alunni della scuola elementare un test, con l’obiettivo di misurare le abilità di apprendimento basilari degli studenti e delle studentesse.

Dopodiché i ricercatori estrassero in maniera casuale il nome di alcuni allievi, circa il 20% del totale, tenendo nascosta agli insegnanti la natura accidentale dell’estrazione.

Gli psicologi comunicarono ai docenti che questi allievi avevano ottenuto al test dei risultati migliori, che dimostravano un potenziale intellettivo più alto rispetto agli altri.

Da quel momento in poi, dunque, i docenti si relazionarono agli allievi con questa credenza, non sapendo che non fosse in alcun modo reale.

L’anno successivo i ricercatori tornarono alla Oak School e tramite approfondite ricerche sull’andamento scolastico dei ragazzi testati, scoprirono che tutti coloro che erano stati certificati, in maniera non veritiera, con un potenziale intellettivo maggiore avevano migliorato moltissimo la loro performance scolastica.

Questi allievi avevano ottenuto risultati scolatici migliori ed erano – sorprendentemente – migliori anche nei test di intelligenza.

I dati raccolti dai ricercatori misero in evidenza in maniera estremamente efficace come le aspettative degli insegnanti avessero esercitato una forte influenza sulla valutazione degli allievi durante tutto il corso dell’anno. Inoltre, l’atteggiamento favorevole dei docenti nei confronti dei presunti allievi plus-dotati favorì le performance degli stessi, stimolati e valorizzati, che di conseguenza si comportarono in maniera tale da realizzare le aspettative che gli insegnanti avevano riposto in loro.

A partire da questo esperimento, quindi, è stato definito l’effetto pigmalione, conosciuto anche come effetto Rosenthal.


Conclusioni

Dunque le aspettative e le credenze che le altre persone hanno su di noi sono in grado di influenzare il nostro comportamento.

Se da un lato, come nell’esempio sperimentale, l’aspettativa positiva è in grado di generare conseguenze favorevoli, allo stesso modo quella negativa è in grado di generarne di distruttive.

Pensiamo a quanto questo effetto possa influire sulle prestazioni, nei più disparati ambiti, da quello scolastico a quello professionale e più in generale nelle relazioni, di amicizia o di coppia.

Conoscere l’esistenza di meccanismi di questo genere può essere un primo grande passo per comprendere la realtà e il nostro modo di collocarci al suo interno.

Se prevedere, controllare o modificare le aspettative che gli altri hanno su di noi risulta pressoché impossibile, si può però prendere coscienza e quindi agire su quegli aspetti che sono sotto il nostro diretto controllo.

Il nostro atteggiamento diventa fondamentale in questo senso: è possibile orientare i propri comportamenti al fine di evitare di realizzare profezie catastrofiche o al contrario tentare di utilizzare il maccanismo in maniera costruttiva, cercando di raggiungere un obiettivo credendo fortemente di potercela fare.

Se si applicano significati negativi alla realtà, si creeranno realtà disfunzionali, ma allo stesso modo, ribaltando la prospettiva e applicando pensieri positivi alla realtà, si potrà andare incontro a profezie propiziatorie, piuttosto che catastrofiche.

Beninteso che non esista una correlazione diretta tra il pensare positivo e il verificarsi di soli eventi positivi, l’atteggiamento mentale risulta decisivo nel nostro modo di stare davanti alla realtà, sia essa a noi favorevole o sfavorevole.


Silvia Merciadri Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Silvia Merciadri
Dott.ssa in Scienze e Tecniche Psicologiche | Articolista | Docente di Storytelling
Bio | Articoli
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