
Grooming
Quando l’adescamento è online
Image by Furkan Elveren on Unsplash.com
Quando parliamo di cybercrime, ci riferiamo a tutti quei reati perpetrati tramite l’utilizzo della tecnologia e di apparecchi elettronici. Sono, dunque, reati “giovani”, nati e diffusi da quando l’utilizzo di internet è diventato centrale nelle nostre vite.
L’avvento di internet, in campo giuridico, ha portato ad una maggiore complessità nel definire i nuovi reati, nonché nel ridefinire quelli esistenti, e nel perseguire gli stessi.
Come potete immaginare, i cybercrimes coinvolgono molto le nuove generazioni, le quali sono a stretto contatto con internet ed il mondo dei social, al punto da delineare dei reati perpetrati in gran parte dagli stessi o di cui gli adolescenti sono le vittime prescelte.
In quest’ultima categoria, rientra il cosiddetto “grooming”, che il nostro Codice Penale definisce come una forma di adescamento basata su “un processo interattivo attraverso il quale il cyber-predatore manipola la vittima per farle superare le resistenze emotive e conquistarne la fiducia” (Perrone, 2021). In sostanza, il reato è messo in essere da un adulto che, tramite l’utilizzo di
internet, adesca minori instaurando con gli stessi un rapporto basato sulla fiducia, con il fine ultimo di sfruttare tale legame per mettere in atto pratiche sessuali o di sfruttamento.
In cosa consiste il processo di adescamento?
Il processo di adescamento del cosiddetto “groomer”, ovvero dell’adulto-predatore, prevede diverse fasi. Vi è una prima fase di selezione della vittima e di primo contatto con la stessa, per poi passare alla fase di creazione di un rapporto amicale sempre più intenso ed emotivamente significativo. Il groomer passa alla fase sessuale dopo aver valutato attentamente i rischi e la solidità del rapporto con il minore. Nella fase sessuale, il groomer può decidere di restare nella dimensione virtuale o di chiedere al minore un contatto reale. Nel primo caso, le richieste avanzate riguarderanno prevalentemente incontri via webcam o materiale pedopornografico, che potrà non solo detenere, ma anche scambiare o vendere. Nel secondo caso, il contatto reale avrà prevalentemente il fine ultimo di mettere in atto comportamenti sessuali con il minore o indurlo alla prostituzione minorile (Perrone, 2021).
Allarme tik tok
Tik Tok risulta essere la piattaforma più utilizzata dai groomer per adescare minori. Il caso di Genova del 2020 ne è un emblema: un uomo, fingendosi coetaneo, contattava minori con un profilo falso e offriva regali in cambio di materiale hard (Perrone, 2021).
Ovviamente non è un problema di contenuti, ma di chi li guarda e di quali siano le sue intenzioni.
E’ importante educare ad un uso consapevole del web, sia delle proprie risorse che dei propri pericoli per far sì che, di fronte a dinamiche ambigue, vi possa essere un riconoscimento, da parte della potenziale vittima o delle persone a lei vicine, di una situazione di pericolo.
Ciò non delega in nessun modo la responsabilità al minore o alla sua famiglia nell’evitamento del pericolo, ma può essere d’aiuto nel prevenire e sensibilizzare gli utenti su alcune tematiche.

Dott.ssa Chiara Giordani
Psicologa clinica
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