
Il festival Monopolele: la musica che unisce
Musicoterapia e mindfulness
Image by Aranxa Esteve on Unsplash.com
Dal 30 maggio al 1 giugno nella bellissima città di Monopoli, in Puglia, si è svolta la quarta edizione del Monopolele, festival dedicato all’ukulele che coinvolge spettatori e artisti da tutto il mondo (dall’Italia, alle Hawaii, passando per l’Inghilterra, la Germania e abbracciando tutto il pianeta).
L’evento è stato, come ogni anno, realizzato dall’Associazione Voltare Pagina ETS, organizzazione senza scopo di lucro. Due sono i pilastri di questa manifestazione: Mauro Minenna, organizzatore, e Salvo McGraffio, direttore artistico, che si fanno in quattro ogni anno per realizzare un evento complesso e articolato e perfettamente curato nei minimi dettagli.
Il festival non è solo un momento per ascoltare dell’ottima musica internazionale (quest’anno tra gli ospiti ci sono stati la splendida Taimane direttamente dalle Hawaii, James Hill dal Canada, il nostro Raphael Gualazzi, Charlotte Pelgen dalla Germania, Vinicius Vivas dal Brasile e tanti altri), ma è un’occasione di condivisione e di incontro. Musicisti professionisti e dilettanti, o semplici appassionati, si incontrano per le strade di questa piccola cittadina pugliese con il loro ukulele sottobraccio. Durante il festival sono previsti dei workshop, dedicati sia ai principianti che ai musicisti più esperti, per mettersi alla prova e imparare nuove tecniche, mentre per le strade ci sono dei momenti dedicati alle esibizioni (dei veri e propri Open Mic) di chi vuole cimentarsi in un brano e farlo ascoltare agli altri.
Monopoli, così, ogni primavera, da quattro anni a questa parte, diventa un punto di incontro di culture e lingue diverse, un palcoscenico a cielo aperto dove il blu del mare e il bianco delle case fanno da sfondo al suono degli ukulele che creano una vera e propria colonna sonora della città da mattina a notte fonda (momento in cui ci si riunisce vicino al mare per delle jam session).
La musica, la Mindfulness E il benessere della mente
Ed è davvero impossibile non staccare la mente dai pensieri e dalle preoccupazioni quando si è immersi nella musica, mentre la si ascolta o mentre la si suona. Questo perché le espressioni artistiche e la concentrazione sulle proprie dita che suonano uno strumento ci fa focalizzare solo su quello, liberando la mente da tutto il resto. L’effetto della musica suonata o ascoltata con attenzione è una sorta di meditazione per scacciare, almeno per qualche minuto, tutto ciò che appesantisce. Per renderla un vero e proprio esercizio di Mindfulness bisognerebbe concentrarsi sul suono, sulle sensazioni fisiche che si provano suonando e sulla propria interazione con lo strumento (dove posizionare le dita, come muovere entrambe le mani in modo da ottenere il suono migliore) e, soprattutto, bisognerebbe farlo senza giudicare i propri errori o essere troppo focalizzati sul risultato.
Attraverso la Mindfulness, infatti, ci esercitiamo a restare nel qui ed ora, a essere presenti nel momento che stiamo vivendo, a soffermarci su tutte le sue sfaccettature (sensazioni, sentimenti, emozioni, percezioni) senza nessun giudizio. Tutto quello che bisogna fare è osservare ciò che proviamo internamente ed esternamente. Questo può essere fatto ascoltando un brano musicale e magari soffermandosi sulle diverse parti che lo compongono, cercando di distinguere i vari strumenti usati e focalizzarsi sul suono di ognuno di essi e poi anche sulla voce di chi canta e così via. oppure si può fare suonando e, quindi, aggiungendo il contatto fisico con lo strumento musicale e anche il senso del tatto. Oltre a questo la musica, quando la riteniamo piacevole e di nostro gradimento, può avere un impatto sul nostro sistema nervoso e, quindi, scegliendo alcuni brani possiamo ottenere un rilassamento mentale e fisico che può farci sentire meglio, più rilassati, più in equilibrio.
La musicoterapia
Si è parlato tanto di Musicoterapia che possiamo definire così, usando le parole di Edith hillman boxill, “la musicoterapia è un’amalgama di musica e terapia. Quando la musica, in quanto agente del cambiamento, è utilizzata per stabilire una relazione terapeutica, per favorire la crescita e lo sviluppo della persona, per assisterla nella realizzazione di sé, il processo è musicoterapia. Ampliando la definizione, la m.t. è l’uso della musica come strumento terapeutico per il ristabilimento, il mantenimento ed il miglioramento della salute psicologica, mentale e fisiologica, e per l’abilitazione, la riabilitazione e il mantenimento delle capacità comportamentali, evolutive, fisiche e sociali; il tutto all’interno del contesto di una relazione cliente-terapeuta”.
In musicoterapia l’ukulele può rappresentare un ottimo strumento musicale da utilizzare, sia per il suono delicato e gioioso che per la sua versatilità nell’essere adattato a tantissimi generi musicali; può essere suonato sia dagli adulti, sia dai bambini (viste anche le dimensioni ridotte).
Anche in musicoterapia vale il discorso precedente e cioè che La musica, sia dal punto di vista ricettivo (cioè l’ascolto) sia da quello produttivo (cioè l’atto pratico di suonare) può aiutare a raggiungere il benessere psicofisico influenzando il sistema nervoso e il rilascio di endorfine oltre che favorire la coordinazione motoria e la comunicazione, essendo un linguaggio universale.
E la musica è stata linguaggio universale per le vie di Monopoli dove sono bastate 4 corde di un piccolo strumento per connettere ed emozionare centinaia di persone unite dalla stessa passione che, insieme, hanno mescolato stili e differenze personali o culturali nell’ottica di arricchirsi uno con l’altro e di mettersi in gioco, senza giudizi, ma solo con tanta voglia di esprimersi in modo creativo.

Dott.ssa Maristella Occhionero
Psicologa dell’età evolutiva e degli adulti
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