
Il liceo classico non è anacronistico
Perché scegliere ancora le lingue antiche nella società dell’A.I.
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Partendo dal termine “anacronistico”, comincio col dire che è un aggettivo purtroppo, e a detta di molti, ascrivibile al mondo classico, per la precisione al liceo classico; anacronistico è ad esempio un oggetto che nel contesto viene considerato fuori luogo, come può essere uno smartphone in una foto ambientata nei primi anni Cinquanta del Novecento. Citando il lemma dal Vocabolario Treccani:” […] In senso figurato, riferito a persone, opinioni, fatti, usanze in contrasto col loro tempo […]”. Allo stesso modo in un tempo concentrato, dedito a far evolvere e sviluppare senza freni l’ A.I., un’istituzione come il liceo classico entra decisamente in contrasto. Non dobbiamo meravigliarci se una scuola come il liceo classico sia così percepita dai ragazzi, gli stessi che si accingono a fare una scelta dopo le medie, d’altronde spesso è dagli adulti, generalmente per nulla informati e documentati, poco interessati e curiosi, che arrivano parole di disappunto, perplessità e anche un tantino di scetticismo. Lo studio del mondo classico, invece, porta con sé una vastità di orizzonti da scoprire, che non sono assolutamente preclusi a nessuno, non è vero che il liceo classico è adatto solo a chi ha coraggio o a chi è un “fuoriclasse”; approfondendo le lingue antiche ma anche la filosofia si ha modo di crescere e sviluppare nuove capacità, competenze e conoscenze, si acquisiscono stimoli diversi che aiutano a scorgere traguardi nuovi, pieni di sorprese. La mente si apre non solo ad un sapere contraddistinto da un unico indirizzo specialistico ma riesce a spaziare in più ambiti, dando vita a riflessioni mai prive di curiosità e ad una voglia di comprendere, analizzare e capire sempre più cose, fatti e persone.
Scegliere una formazione classica non vuol dire assecondare la banale idea della inesistente praticità e utilità; tutt’altro, perché significa incentivare, alla fine del percorso scolastico, la scelta fra più facoltà universitarie, offrendo la piena libertà di decidere tra uno studio letterario, scientifico, giuridico, economico o anche medico, tutto l’ insieme di quegli aspetti che la cultura classica racchiude e sa portare alla luce tra i banchi di un liceo.
La grammatica della libertà” … al classico
State esercitando quella che mi piace chiamare “la grammatica della libertà”, un’arte fondamentale per prendere decisioni consapevoli e felici, oggi più che mai in via d’estinzione se non protetta come si deve, proprio come state facendo voi sui banchi del liceo”. Andrea Marcolongo, laureata in Lettere Classiche, autrice del libro Perché studiare latino e greco (non) è inutile (Perché studiare latino e greco (non) è inutile Recensione) immagina di parlare, di scrivere a degli studenti di un ipotetico liceo classico e svela magicamente uno dei benefici che si ottiene quando si incontrano il greco e il latino, il lavoro straordinario e il privilegio della loro traduzione: “Mi spiego meglio: non c’è bisogno che vi chieda quante volte vi siete imbattuti (o vi imbatterete) in una parola di greco o latino di cui non conoscevate il significato ( a me accade quasi sempre) e , cercando pazienti la voce corrispondente nel dizionario, vi siete trovati di fronte ad almeno dieci possibilità differenti ma tutte simultaneamente corrette. […] Siete stati costretti a scegliere, certo in base al contesto, ma nel pieno esercizio della vostra libertà”. Dunque, si tratta del concetto di libertà, una parola astratta, ma decisamente significativa, un insegnamento magnifico che viene tratto, il fondamento imprescindibile della vita di ognuno di noi, perché la libertà è impagabile, insostituibile e indiscutibile, un guadagno superiore a qualsiasi altro tipo di compenso tangibile. Tradurre vuol dire effettuare una scelta in libertà, tradurre è allenare il cervello a sviluppare un senso critico, uno spirito critico sempre più spiccato per poter pensare con la propria testa. L’autrice poi conclude che imparando ad essere “critici” nulla potrà essere di ostacolo alla voglia di arrivare e raggiungere qualsiasi obiettivo e scopo, a seguire ogni aspirazione personale durante tutto il proprio percorso di crescita.
Gli antenati del medico moderno: ippocrate e galeno
Dal liceo classico è quindi possibile arrivare anche agli studi di medicina, a poter decidere in totale libertà di intraprendere un percorso universitario orientato ad approfondire le scienze mediche, diventare dottori e abbracciare una “missione” sociale davvero nobile. La medicina nasce infatti in Grecia nelle isole Ionie e tuttora il vocabolario medico è greco, così afferma la scrittrice Cristina Dell’Acqua, insegnante di greco e latino al Collegio San Carlo di Milano, nel suo meraviglioso libro Una spa per l’anima, come prendersi cura della vita con i classici greci e latini (Mondadori, Milano ed. 2019, ristampa n.7).
L’autrice presenta Galeno ed Ippocrate come le figure più simili ai nostri medici moderni; nonostante divisi da secoli, il primo trasferito a Roma dal 162 d. C., il secondo vissuto molto tempo prima, esattamente nel V secolo a. C., entrambi contribuirono in maniera significativa, con la loro esperienza e conoscenza, alla ricerca scientifica in campo medico; Galeno, in particolare, approfondì i suoi studi sull’anatomia, attraverso la pratica della dissezione e la vivisezione. Su queste due personalità di rilievo, riassume la scrittrice:”Sia per Ippocrate sia per Galeno le qualità morali e intellettuali di ognuno sono legate al buono stato dei nostri organi interni, specie di cuore e cervello. Le loro diagnosi furono etiche e scientifiche insieme, le loro terapie consideravano il benessere a partire dal regime di vita, dall’ambiente e dall’alimentazione”. Proprio a tal proposito, Cristina Dell’Acqua conclude riportando le parole iniziali dell’opera di Galeno dal titolo Dieta dimagrante, che cita così:” La maggior parte delle malattie croniche richiede una dieta dimagrante, tanto che capita spesso che si risolvano solo con questa, senza ricorrere ai farmaci: dunque ecco la dieta”.

Roberta Favorito
Laureata in Lettere, Specializzazione in Scienze Pedagogiche
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