
JOMO: Joy of Missing Out
La gioia di perdere per ritrovarsi
Image by averie woodard on Unsplash.com
La JOMO (Joy of Missing Out) è definita come “la gioia di perdersi qualcosa” ¹, è una sensazione che trasforma l’assenza in un momento pieno, in un rifiuto consapevole della frenesia sociale e digitale.
Si tratta di un termine che esprime la soddisfazione di dire no, di disconnettersi, di restare fuori dal flusso continuo di stimoli e impegni, senza provare sensi di colpa.
In un quotidiano che attiva la nostra ansia da partecipazione, provare sollievo quando si riesce a dire no e a dedicarci dello spazio autentico, per noi stessi, può diventare un piccolo, grande atto di libertà. La JOMO si prefigura dunque come una sorta di rivoluzione silenziosa; si contrappone infatti direttamente e per antitesi, ad un altro fenomeno particolarmente caratterizzante del nostro tempo. Tale fenomeno, definito anch’esso da un acronimo, è la FOMO (Fear of Missing Out) ovvero la paura di essere esclusi da esperienze, informazioni o opportunità, la sensazione opprimente di perdersi qualcosa a cui tutti partecipano, di essere tagliati fuori.
Se dunque da un lato la FOMO ci trattiene incollati agli schermi e alle aspettative dei canoni a cui dovremmo attenerci, dall’altro la JOMO ci invita a fare un passo indietro e chiederci: Di cosa ho davvero bisogno? Cosa mi va davvero di fare?
Un recente sondaggio effettuato su 2.000 adulti nel Regno Unito ha mostrato che circa il 41 % considera il riuscire ad annullare un programma (a cui non intendeva realmente prendere parte) al pari di una propria piccola vittoria, mettendo così al primo posto il piacere di restare a casa, senza sensi di colpa, come un’espressione di affermazione di sè².
Non è solo un fenomeno emotivo, ma si tratta di un vero e proprio segnale della nostra crescente volontà di nutrirci degli spazi semplici della vita, indifferenti al rumore del social.
La JOMO è così anche un esercizio di libertà: quella di non essere sempre dove tutti sono, di non seguire necessariamente l’urgenza del “fare tutto” e del “farsi vedere”.
Disconnessi ma presenti
Con il termine JOMO si intende dunque un’opportunità, la possibilità di riconoscere che il proprio valore non dipenda dalla quantità di eventi vissuti o di contenuti postati online, ma da come si vive il tempo con sé stessi.
In Italia, come altrove, tale modalità è sempre più vista come una scelta attiva e non come una rinuncia. Secondo alcuni report, l’81 % dei giovani (tra i 18 e i 34 anni) dichiara di sentirsi più sereno scegliendo di restare in casa e l’84 % sostiene di optare per tale decisione anche al fine di evitare spese³. Oltre ai benefici economici si aggiungono anche altri valori percepiti, come il guadagnare “tempo per sé”, i benefici per la propria salute mentale e più spazio per hobby ed interessi³. Questi dati trasformano la JOMO da moda sociale a strategia di benessere.
Nel quotidiano, il gesto può essere semplice: rifiutare una partecipazione forzata ad un evento per leggere un libro o fare una passeggiata, spegnere notifiche, decidere di stare in ascolto di sé stessi. L’American Heart Association suggerisce di destinare, nelle nostre settimane, degli slot per vivere senza telefono, creare “zone libere da device” o disattivare notifiche, per sperimentare una presenza più autentica e ottenere un consistente impatto positivo sulla nostra condizione psicofisica⁴. Per concretizzare la JOMO basta dunque davvero poco, come una semplice serata con spazio per dedicarsi ad un passatempo, oppure un fine settimana staccato dai social: niente scroll all’impazzata, niente confronti, solo riscoperta del sé, in misura lenta e autentica.
Questa auspicata disconnessione non deve però trarci in inganno, non si sta infatti celebrando l’isolamento ma, al contrario, si sta invogliando all’ascolto attivo dei propri bisogni. La terapia psicologica o la mindfulness possono essere alleati preziosi in questo percorso, insegnandoci a riconoscere i segnali di stress da iperconnessione, e ad usare la JOMO come pausa ristoratrice e non come fuga.
Per concludere, si può infine citare il giornalista e scrittore inglese Pico Iyer, il quale sostiene che sia proprio “nel distacco che spesso ritroviamo il nostro centro”5.
Bibliografia
1. Psychology Today. Joy of Missing Out (JOMO). Consultato da: https://www.psychologytoday.com/us/basics/joy-missing-out
2. Tombola Survey. (2025). The joy of missing out: almost half of Brits say they feel happiest when plans are cancelled. London Daily News. Consultato da: https://www.londondaily.news/the-joy-of-missing-out-jomo-almost-half-of-brits-say-they-feel-the-happiest-when-plans-are-cancelled-and-they-get-to-stay-at-home
3. Credit Karma & Qualtrics. (2024). Survey: Americans embrace JOMO, and it’s saving them money. Consultato da: https://www.creditkarma.com/insights/i/jomo-survey-real-financial-benefits
4. American Heart Association. (2024). Forget FOMO, choose JOMO. Strategie per vivere meglio disconnettendosi. Consultato da: https://www.heart.org/en/healthy-living/healthy-lifestyle/mental-health-and-wellbeing/forget-fomo-choose-jomo
5. Iyer, Pico. (2014). The Art of Stillness: Adventures in Going Nowhere. TED Books.

Dott.ssa Roberta Merlo
Psicologa, Facilitatrice Mindfulness, Psicoterapeuta in formazione
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