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Il legame tra bellezza e apprendimento

Se qualcosa ci piace, lo impariamo più facilmente!


“Siamo abituati a pensare alla bellezza come a un di più, un orpello, una specie di lusso biologico. Invece quello che dimostrano le nostre ricerche è che il senso del bello e la sensibilità estetica sono un elemento fondamentale della nostra intelligenza. La sensibilità estetica è centrale per la nostra possibilità di apprendere e di cambiare noi stessi e i nostri schemi mentali di fronte a un mondo in costante mutamento. La bellezza ci permette di sintonizzarci maggiormente con ciò che incontriamo anche se radicalmente diverso da quello a cui siamo abituati”.

Pietro Sarasso, ricercatore del Brain Plasticity and Behavior Changes Research Group (BIP) del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino.


Apprendimento e ricompensa

Come è possibile apprendere a partire da stimoli nuovi? Alcuni ricercatori sostengono che il nostro sistema di intelligenza è in grado di sviluppare una ricompensa intrinseca auto-generata, capace di motivare la ricerca dei progressi nell’apprendimento e nel guadagno di informazioni. In altre parole, quindi, un sistema di intelligenza produrrebbe una ricompensa per se stesso, al fine di motivarsi a procedere nell’apprendimento e nella ricerca di nuove informazioni.

Per fare un esempio pratico, ai fini della comprensione del meccanismo suddetto, possiamo immaginare uno studente universitario che deve imparare una mole enorme di materiale per sostenere un esame. Studia un capitolo e poi si concede una pausa di mezz’ora, ne studia un altro e si premia con un episodio di una serie tv, poi un altro ancora e mangia una fetta di torta. Sono delle ricompense che lo studente si auto-fornisce per premiarsi e motivarsi a procedere con lo studio. Insomma, anche il cervello ha bisogno di una ricompensa per essere motivato ad apprendere e non fermarsi davanti a un processo così articolato.

La motivazione intrinseca all’apprendimento è quindi un elemento fondamentale affinché il cervello tolleri le discrepanze tra eventi attuali, ovvero gli input sensoriali nuovi e incerti ed eventi attesi, che conosce e già radicati nella memoria.


Apprendimento: bellezza ed emozioni estetiche

Le emozioni estetiche sono state considerate elementi centrali per motivare gli esseri umani a imparare dall’ambiente, come riportato in studi recenti (Sarasso, Neppi-Modona, et al., 2020; Schoeller & Perlovsky, 2016). Inoltre, alcuni resoconti neuro-scientifici hanno messo in luce come la percezione della bellezza fungerebbe da feedback edonico, ovvero da risposta di piacere, all’apprendimento percettivo di successo. (Biederman & Vessel, 2006; Cupchik et al., 2009; Kubovy, 1999; Markovic, 2012; Van de Cruys & Wagemans, 2011).

Quindi il cervello genererebbe una ricompensa intrinseca, in termini di piacere estetico, quando l’incertezza sensoriale legata alla percezione di input nuovi, si riduce e avviene l’acquisizione di nuove informazioni significative.

Il piacere estetico potrebbe essere un particolare tipo di ricompensa auto-generata, che emerge quando il sistema nervoso percepisce un progresso nell’apprendimento.

L’ipotesi proposta in questi studi presuppone l’esistenza di una relazione diretta tra dinamiche di apprendimento percettivo ed emozioni estetiche, ma fino a questo momento mancava di un supporto empirico. Inoltre, nessuna misura fisiologica dell’apprendimento percettivo era mai stata direttamente correlata all’apprezzamento estetico soggettivo.


Come è possibile visualizzare l’apprendimento percettivo?

Sulla base di molte prove emerse da studi elettrofisiologici è possibile affermare che i segnali EEG, che si ottengono con l’elettroencefalografia, sono in grado di catturare in maniera efficace l’apprendimento percettivo. In particolare, la negatività del disadattamento uditivo, o negatività di discordanza (MMN) è considerata un marker neurobiologico dell’apprendimento percettivo.

Si tratta di un’onda che emerge dall’attività elettrica del cervello e si visualizza quando vengono presentati stimoli uditivi imprevisti, che si discostano dai suoni regolari proposti precedentemente. L’emergere di queste risposte presuppone l’apprendimento delle regolarità sensoriali dell’ambiente e riflette l’aggiornamento della rappresentazione cerebrale dell’ambiente, compresi gli input sensoriali nuovi e sconosciuti.

Concretamente quindi: un individuo viene collegato all’elettroencefalogramma e gli vengono presentati diversi stimoli uditivi. Si tratta di suoni che compaiono con una certa regolarità e l’attività elettrica del cervello, visualizzabile tramite le onde prodotte dall’EEG, rispecchierà la percezione della regolarità degli input uditivi.

Nel momento in cui verrà proposto un suono diverso da quelli presentati precedentemente, il cervello risponderà allo stimolo discordante e questo potrà essere visualizzato nell’attività elettrica. Comparirà un’onda di attività cerebrale diversa da quelle precedentemente visualizzate, che rappresenta proprio la negatività di discordanza.

Queste onde possono emergere in qualsiasi sistema sensoriale che acquisisca input esterni, ma sono state studiate principalmente nell’ambito dell’udito e della vista.


Lo studio dell’Università degli Studi di Torino, in collaborazione con Harvard

In autunno è stato pubblicato uno studio sul Journal of Experimental Psychology: General, compiuto da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino, in collaborazione con il Department of Economics di Harvard. La ricerca dimostra l’esistenza del legame tra l’apprezzamento estetico e l’apprendimento: gli stimoli percepiti come “belli” sono quelli che ci consentono di imparare di più.


L’esperimento

Hanno preso parte all’esperimento 26 partecipanti a cui è stato somministrato l’ascolto di sequenze di suoni, sulla base di quanto suddetto. Per mezzo nell’elettroencefalografia sono state registrate le risposte neurali relative a ogni suono. I segnali EEG rilevati hanno mostrato una correlazione tra la preferenza soggettiva dei partecipanti per determinati suoni e la quantità di input “nuovo” che veniva ottenuta dal suono. Per quantificare quest’ultima è stato sviluppato un algoritmo in grado di decifrare la quantità di informazione nuova per il cervello, collegata a ciascun suono.

I ricercatori hanno dato prova che gli stimoli che i partecipanti valutavano soggettivamente come “belli” erano quelli da cui hanno imparato di più. Hanno quindi trovato il legame esistente e precedentemente ipotizzato tra bellezza e conoscenza: l’emozione estetica di bellezza sarebbe la ricompensa che il cervello auto-genera per aver ottenuto una nuova conoscenza.


Implicazioni e conclusioni

È chiaro come lo studio possa avere delle importanti conseguenze e implicazioni, sia in contesti di ricerca, sia applicativi.

Le prove empiriche dell’esistenza di un legame tra l’apprezzamento estetico e l’apprendimento possono, per esempio, gettare le basi teoriche per auspicabili studi futuri sull’importanza e gli effetti benefici delle emozioni estetiche sull’apprendimento e sulla memoria.

Inoltre, l’esistenza del legame tra bellezza e apprendimento potrebbe essere concretamente applicata in contesti educativi o riabilitativi per progettare interventi che sfruttino questa scoperta, basandosi sui gusti dei soggetti e servendosi delle emozioni estetiche per facilitare l’apprendimento.

Risorsa esterna

È possibile prendere visione dell’articolo originale in lingua inglese “Nice and Easy: Mismatch Negativity Responses Reveal a Significant Correlation Between Aesthetic Appreciation and Perceptual Learning”, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Experimental Psychology: General.


Silvia Merciadri Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Silvia Merciadri
Dott.ssa in Scienze e Tecniche Psicologiche | Articolista | Docente di Storytelling
Bio | Articoli
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