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Memoria: perché spesso ci tradisce

Hilary Clinton, la memoria e il falso ricordo

Il nostro cervello è certamente una macchina meravigliosa ed estremamente complessa.

Probabilmente neanche il continuo progresso tecnologico ci porterà alla completa comprensione dei suoi meccanismi.

Forse proprio questa complessità è la causa di alcune fallacie, di cui siamo vittime, spesso inconsapevolmente.

Sia quando assistiamo ad un effetto di magia, sia in molte situazioni della nostra vita quotidiana siamo spesso ingannati, da noi stessi, da bias cognitivi, dal contesto, da aspettative e ragionamenti euristici e da influenze emotive.


Memoria e falso ricordo

Hilary Clinton durante la campagna del 2007, raccontando un aneddoto della sua visita in Bosnia del 1996, affermò che al momento del suo arrivo alla base di Tuzla, si aspettava una cerimonia in pompa magna ma venne accolta da una sparatoria tra cecchini, dove fu costretta a correre con il capo chinato per salire il prima possibile sui mezzi militari.

Quanto menzionato fu tuttavia smentito da un video rilasciato dalla CBS che ci mostra che, in realtà, quel giorno non vi fu nessuna cerimonia e nessuna sparatoria tra cecchini ma uno scenario ben più roseo: c’erano solamente lei e la figlia Chelsea impegnate nella cerimonia tra risate e tranquille conversazioni.

Per capire cos’è è accaduto davvero, facciamo un passo indietro per comprendere cos’è la memoria e come funziona il processo attraverso il quale ricordiamo le cose.

Etimologicamente “memoria” deriva dal greco mimnésco e designa una capacità della mente di mantenere in vita i contenuti del passato.

Più precisamente la definizione di memoria può coincidere con quella di “un enorme magazzino all’interno del quale l’individuo può conservare tracce della propria esperienza passata, cui attingere per riuscire ad affrontare situazioni di vita presente e futura. Tale archivio non ha caratteristiche statiche e passive ma può essere definito come un costruttore attivo di rappresentazioni sul mondo.” (Tomei, 2017).

Le evidenze sperimentali confermano che i diversi stadi della memoria sono mediati da varie strutture cerebrali, coinvolgendo anche amigdala e ippocampo.


Elaborazione mnestica: le tre fasi principali

Le pubblicazioni scientifiche descrivono tre fasi principali riguardanti l’intero processo dell’elaborazione mnestica:

  • fase di codifica: si riferisce al modo in cui l’informazione viene trasformata in un codice che la memoria riconosce inserendola in un contesto di informazioni precedenti. Questo processo è influenzato da diversi fattori, quali i fattori emotivo-cognitivi-motivazionali del soggetto e le caratteristiche dello stimolo.
  • fase di ritenzione: consolidazione e stabilizzazione a lungo termine del ricordo.
  • fase di recupero: recupero dell’informazione e del ricordo dalla memoria a lungo termine alla memoria di lavoro per riutilizzarli.

La memoria ha per sua natura una componente ricostruttiva come evidenziato in recenti studi (Nader, Hardt, 2009) sul riconsolidamento mnestico secondo cui quando i ricordi vengono recuperati, sono anche rielaborati attivamente e modificati, per poi essere nuovamente immagazzinati tramite una nuova traccia mnestica.

Come abbiamo, le reiterazioni dell’accaduto, quali le conversazioni con altre persone e l’atto della rimuginazione mentale su quanto successo, concorrerebbero al consolidamento della traccia mnestica.

I ricordi non sono una rievocazione oggettiva e fedele alla realtà fattuale, sono infatti, soggetti ad una ricostruzione continua ogni che vengono richiamati alla memoria, aggiungendo, modificando o eliminando dettagli e/o elementi alla traccia mnestica dopo ogni rievocazione.

Torniamo al caso Clinton, non è detto che l’ex first lady abbia mentito, molto probabilmente, i suoi circuiti cerebrali durante la rielaborazione del ricordo potrebbero aver subito delle distorsioni, riconsolidandosi con altri ricordi della Bosnia (in cui era presente una forte tensione, anche dopo il termine della guerra nel 1995) legati al fatto che per l’occasione fu costretta ad indossare un elmetto e un giubbotto parascheggie e che fu informata che la base di Tuzla era una delle basi americane più pericolose.

Tutti questi dettagli sono stati confermati da Lisa Muscatine, sua collaboratrice presente quel giorno.

Misinformation Effect

Il processo mnestico può essere influenzato da un processo chiamato confabulazione che trasforma, nella nostra mente, le aggiunte non fedeli ai fatti in ricordi effettivi durante le successive rievocazioni.

Studi successivi attribuirono un ruolo cruciale al misinformation effect (Loftus, Miller & Burns, 1978).

In una ricerca, ai soggetti venivano assegnanti dei compiti per i quali vennero fornite informazioni sbagliate.

Quando venne chiesto di rievocare il ricordo legato all’esperienza, molti incorporavano nel proprio ricordo le informazioni sbagliate e le presentavano come se fossero state delle caratteristiche dell’evento stesso.

Anche gli esperimenti successivi (Nader), hanno dimostrato come ogni qual volta noi immagazziniamo un ricordo ha, al massimo, l’accuratezza dell’ultima volta in cui l’abbiamo rievocato.

La forma con cui ci viene posta una domanda può influenzare questo processo in modo notevole e sistematico.

Uno dei casi più emblematici è quello del supertestimone della strage di Erba Mario Frigerio, che a seguito di alcuni interrogatori ha fornito due diversi identikit del suo aggressore, prima di una persona con “corporatura robusta, tanti capelli corti neri, carnagione olivastra, occhi scuri, senza baffi, vestito di scuro” per poi modificare queste caratteristiche sostenendo che la persona fosse, senza alcun dubbio Olindo Romano, portando molti ad interrogarsi sull’attendibilità della sua testimonianza.

Esperimenti di Memoria

Loftus e Palmer, nel 1974, condussero due esperimenti per approfondire questo particolare fenomeno.

Nel primo veniva fatto visionare a quarantacinque soggetti un video, della durata di pochi secondi, di un incidente in cui venivano coinvolte due automobili.

A Nove di questi venne chiesto di stimare indicativamente a che velocità viaggiassero le auto al momento dell’impatto.

I restanti partecipanti vennero divisi in 4 gruppi uguali e a ognuno venne posto lo stesso quesito, sostituendo però la parola impatto con parole quali «collisione», «schianto», «botta» e «contatto».

Dai risultati si evidenziò come i soggetti appartenenti al gruppo «schianto» avevano stimavano una velocità 10 miglia orarie in più rispetto al gruppo in cui, nel quesito, era stata utilizzata la parola «contatto».

Queste sono solo alcune delle fallacie di una macchina estremamente meravigliosa e complessa come il cervello umano, che avremo il piacere di approfondire qui e che la psicologia e le moderne neuroscienze hanno studiato e stanno tutt’ora analizzando a fondo.

Anche se forse, qualche scrittore francese dei primi del ‘900, aveva già anticipato quale potesse essere il giusto percorso che poi sarebbe stato intrapreso:

Il ricordo delle cose passate non è necessariamente il ricordo di come siano state veramente. –  Marcel Proust


Bibliografia

STRATA P. “La memoria è imperfetta” [Online], in La stampa, ottobre 2014.
LOFTUS E.F., PALMER J.C., “Reconstruction of automobile destruction: An example of the interaction between language and memory”, in Journal of Verbal Learning & Verbal Behavior, vol. 13 n.5, 1974, pp. 585–589.
MACASKILL E., “Clinton forced to admit she exaggerated tale of Bosnian sniper fire” [Online], The Guardian, marzo 2008. Il video è visibile sul sito di Business Insider
WAYNE W. “Psychology: Themes and Variations”. Wadsworth Pub Co., 2010, p. 338.
HARDT O., NADER K., “A single standard for memory. The case for reconsolidation”, in Nature review Neuroscience, n. 10, 2009, p. 224-234.
NADER K., “Memory Traces Unbound”, in Trends in Neuroscience, n.26, 2003, pp.65-72.


Edoardo Ares Autore presso La Mente Pensante Magazine
Edoardo Ares
Formatore Aziendale | Esperto di Processi Percettivi | TEDx Speaker
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