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Mass Murder

Quando la società è il nemico

Image by Phoebe T on Unsplash.com


Le notizie della sparatoria avvenuta alla Brown University negli USA durante il mese di dicembre, così come delle più celebri, nella loro tragicità, stragi di massa come quella avvenuta presso la Columbine High School (1999), mostrano un aspetto dell’umanità difficilmente comprensibile per chi partecipa da lontano. La “banalità del male”, citando l’immensa storica e filosofa Hannah Arendt, è qualcosa che destabilizza e sgomenta, che non lascia spazio all’azione ma solo all’impotenza.

Sono casi di omicidi di massa, dove il vero bersaglio è la società o un ideale, e la fine del bersaglio rappresenta la conclusione di ciò che l’omicida vive come una vera e propria missione.

Ma che tipo di fenomeno è quello relativo agli omicidi di massa?

L’FBI definisce l’omicidio di massa come l’uccisione di quattro o più vittime nello stesso luogo e nello stesso momento. Le vittime sono scelte causalmente o sono familiari dell’omicida. La strage è premeditata e realizzata con armi da fuoco, cercando di colpire più persone possibili.

Di solito, si tratta di soggetti affetti da psicopatologia o disturbo di personalità, spesso con tratti paranoici. Agiscono, in molti casi, per un senso di inadeguatezza sociale e tramite l’atto omicida appagano il bisogno di rivalsa nei confronti della società. Non rientrano in questa categoria le stragi di tipo terroristico, mafioso o di guerra.


Tipologie di Mass murderer

Il criminologo e psicoterapeuta Angelo Zappalà (2005) parla di tre tipologie di mass murderer: altruistico, vendicativo e liberatorio. Il mass murderer altruistico è colui che uccide i propri familiari per porre fine alla loro reale o presunta sofferenza. La tipologia vendicativa si muove per vendetta di un reale o presunto torto subito. Infine, i mass murderer di tipo liberatorio sono coloro che hanno come obiettivo l’uccisione di persone che sono visti come ostacoli alla loro indipendenza e realizzazione.

Il criminologo e psichiatra Park Dietz distingue tre tipi di omicidi di massa basandosi sulle dinamiche comportamentali che caratterizzano l’atto: “sterminatore della famiglia”, “colpisci e fuggi”, “pseudo commando”. Mentre i primi uccidono i propri familiari, i secondi pianificano sia la strage che la loro fuga e, infine, gli pseudo commando sono soggetti affascinati dalle armi, che si ribellano alla società. Quest’ultimi hanno caratteristiche specifiche: di solito, uccidono in pubblico e di giorno, premeditano la loro vendetta con largo anticipo ed hanno un importante arsenale di armi. Sono assassini che non programmano la loro fuga, ma mettono in conto la loro morte durante la strage e, spesso, prima di commetterla, comunicano un messaggio sui media o al pubblico. Sono assassini mossi da un forte senso di rabbia e da convinzioni persecutorie, per cui l’atto è vissuto come una vendetta personale (Perrone, 2021).

Gli psicopatologi forensi G.Palermo e V. Mastronardi parlano di due macro categorie di mass murderer: i “classic mass murderer” e i “family mass murderer” o “suicidio allargato”. Nei classic mass murderer, l’omicida dirige la propria aggressività verso persone a lui sconosciute, che simboleggiano la collettività. Sono assassini che, a differenza dei serial killer, non sono interessati al contatto fisico e, proprio per questo, utilizzano armi da fuoco. Da un punto di vista sociologico, possiamo osservare come la maggior parte delle stragi di massa avvenga negli USA. Tra le motivazioni esplicative di ciò, ritroviamo un facile accesso alle armi ed una forte pressione sociale, legata in particolare alla richiesta implicita e non di assumere un ruolo “vincente” che, se non raggiunto, porta a frustrazione e mancanza di riconoscimento (Perrone, 2021).

I family mass murderer sono assassini di massa che rivolgono la propria aggressività verso l’interno, ovvero nei confronti della propria famiglia. Di solito, la strage si conclude con il suicidio dell’omicida. Nel suicidio allargato, l’assassino ha già premeditato di togliersi la vita, ma decide di coinvolgere anche la vita dei propri familiari con la principale motivazione di “non farli soffrire”.

Tra i più famosi casi di cronaca relativi a stragi familiari nel nostro Paese, ricordiamo il caso di Erika e Omar, che all’età di 16 anni uccisero la madre ed il fratello di lei (2001), ed il caso di Elia Del Grande che uccise madre, padre e fratello nella cosiddetta “strage dei fornai” (1998).

De Luca e Mastronardi aggiungono a queste due tipologie quella del Mass serial killer. Si tratta di un soggetto che uccide, in un unico momento, il maggior numero di vittime possibili, finché non viene fermato. A differenza dell’omicida di massa classico, il mass serial killer ripete l’azione.

Spesso, è riscontrabile nel Mass murder la presenza di psicopatologia, come depressione maggiore o schizofrenia paranoide con sindrome persecutoria. Nella tipologia “family” e “classic mass murderer”, altre patologie riscontrabili sono la cosiddetta “sindrome di Sansone” o la “sindrome di Berserker”, caratterizzate da bassa tolleranza alle frustrazioni, stato depressivo e accentuato narcisismo, ed il “delirio di rovina”, legato alla dimensione del crollo e dello sprofondamento (Perrone, 2021).

È stato possibile, negli anni, delineare un profilo del mass murderer, che spesso ha precise caratteristiche riscontrabili nella maggior parte degli assassini di massa.

Nella maggior parte dei casi, si tratta di individui caucasici, con età pari o superiore ai 25 anni, che conducono una vita solitaria ed hanno avuto un’infanzia complessa. Sono caratterizzati, spesso, da difficoltà relazionali e diffidenza nei confronti degli altri, e hanno fantasie di vendetta verso un determinato capro espiatorio da loro individuato, che simboleggia una parte o l’intera società. È riscontrabile una passione per le armi o per attività paramilitari, arti marziali, e la presenza di psicopatologia. Sono soggetti che presentano una visione negativa di sé, del mondo e del futuro (Perrone, 2021).

Le differenze con il serial killer riguardano le modalità, i tempi di azione e le vittime scelte. Nelle stragi di massa le vittime sono sconosciuti o familiari e non c’è intervallo né temporale né emotivo tra le diverse uccisioni.


Mass Murderers Adolescenti

Una tipologia peculiare di mass murderers è quella che riguarda gli adolescenti: di solito sono individui di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, che presentano bassa tolleranza alle frustrazioni, ostilità distruttiva, mancata razionalizzazione delle emozioni ed una forte necessità di autoaffermazione. Può essere presente una componente ludica dell’omicidio ed una facilità di contatto con le armi. Di solito, sono adolescenti che hanno un’ossessione per programmi o film altamente violenti, con conseguente azione imitatoria, e che hanno la capacità di deumanizzare l’altro (Miller, Looney, 1974).

Questi individui sono, spesso, caratterizzati da assenza o scarsa empatia, mancanza di un pieno sviluppo di coscienza morale, che non permette di comprendere a pieno le proprie azioni, ed una visione della realtà vista come rifiutante.


Mass Murder in Italia

A differenza degli USA, in Italia gli omicidi in famiglia sono i più diffusi, forse per l’importanza che la famiglia come istituzione ha nel nostro Paese e nella nostra cultura. Spesso, sono casi in cui la componente depressiva di un membro familiare sfocia in un’aggressione punitiva verso gli altri membri, visti come causa di torti subiti, reali o presunti. Di solito, il soggetto è di sesso maschile, caucasico, adopera sia armi da fuoco che armi bianche ed ha un’età compresa tra i 29 e i 54 anni (Associazione Italiana di Psicologia Giuridica).

Gli omicidi di massa sono un fenomeno diffuso e molto legato alle dinamiche sociali, oltre che alle patologie e alle difficoltà dei singoli. Interrogarci come società è di fondamentale importanza per riuscire a delineare le azioni preventive, in termini di promozione del benessere individuale e collettivo, che potrebbero far diminuire tali stragi.


Dott.ssa Chiara Giordani Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Chiara Giordani
Psicologa clinica
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