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Realtà Virtuale e Full Body Illusion

Un nuovo modo per sentirsi a casa nel proprio corpo

Image by Nappy on Unsplash.com


Immagina di poter entrare in un corpo diverso dal tuo, magari il tuo corpo ideale, o il corpo che credi di avere, oppure proprio una rappresentazione fedele del tuo corpo. Immagina di poter possedere un corpo che sai non essere il tuo, ma che riesci a percepire e sentire come tale. Come questa esperienza può aiutare a migliorare il tuo rapporto con il tuo corpo? Come può aiutarti ad accettare di più il tuo corpo? Se prima questa esperienza potevamo farla solo con specchi che modificano l’immagine di noi riflessa, oggi possiamo farla attraverso la Realtà Virtuale. Si tratta in particolare di una esperienza chiamata Full Body Illusion (illusione del corpo intero), un metodo che si pone come punto di intersezione tra tecnologia, psicologia e neuroscienze e che sta aprendo nuove strade nel trattamento dei disturbi dell’immagine corporea e della dispercezione corporea.


Cos’è la Realtà Virtuale (VR)?

La Realtà Virtuale è una tecnologia che permette di immergersi completamente in un ambiente creato digitalmente, ma che viene percepito come reale grazie all’uso di visori, cuffie, e sensori che registrano i movimenti del corpo. Questi ambienti possono essere realistici o completamente immaginari, ma il punto chiave è che ci fanno “sentire lì”. Infatti ci sentiamo “presenti” in questi ambienti, cioè ci immergiamo in essi a tal punto da dimenticare il mondo fisico.

Negli ultimi anni, la Realtà Virtuale ha trovato moltissimi contesti applicativi: videogiochi, formazione, arte, medicina. In ambito clinico, è stata utilizzata per trattare fobie, disturbi post-traumatici, ansia, e ora anche per modificare l’esperienza che facciamo del nostro corpo ed il rapporto che abbiamo con esso.


L’Illusione del Corpo Intero (Full Body Illusion)

Facciamo un esperimento mentale: chiudi gli occhi e immagina che qualcuno ti tocchi sulla spalla. Ora, immagina di vedere questo tocco su un manichino che hai davanti. Se il tuo cervello riceve simultaneamente il tocco reale e la visione di un tocco sincronizzato sul manichino, dopo un po’ inizierai a sentirti “dentro” quel corpo che non è tuo. Questo fenomeno si chiama Full Body Illusion.

Perchè? Il nostro cervello mantiene ed aggiorna continuamente una rappresentazione del nostro corpo a partire dalle informazioni visive, tattili e motorie. Quando questi segnali vengono sincronizzati con un corpo virtuale, il cervello può “essere ingannato” e accettare quel corpo come proprio. Questa scoperta, che inizialmente poteva sembrare solo una curiosità da laboratorio, si è in realtà rivelata avere importanti implicazioni cliniche.


Disturbi dell’Immagine Corporea e Dispercezione Corporea

Si parla di disturbo dell’immagine corporea quando una persona ha una visione distorta, negativa o disfunzionale in relazione al proprio corpo. Questo si osserva in diversi contesti: nei disturbi del comportamento alimentare (come anoressia e bulimia), nel disturbo da dismorfismo corporeo, ma anche in casi di traumi, amputazioni o malattie croniche. La dispercezione corporea, invece, è un termine più ampio che fa riferimento ad una difficoltà a percepire correttamente il proprio corpo nello spazio o a sentire alcune sue parti come proprie. Può accadere, ad esempio, dopo un ictus, oppure nei pazienti con dolore cronico come la fibromialgia.


Come la Realtà Virtuale e la Full Body Illusion Possono Aiutare: Cambiare il punto di vista

Attraverso la Realtà Virtuale, le persone con disturbo dell’immagine corporea o dispercezione corporea possono uscire dal proprio corpo ed incorporare un corpo diverso dal proprio: più sano, più forte, più bello o semplicemente più riconosciuto come proprio. Questo cambio di prospettiva può aiutare a ristrutturare la rappresentazione mentale del proprio corpo, andando a ridurre alcuni dei sintomi chiave legati alla patologia.

Diversi studi scientifici hanno mostrato gli effetti positivi di questo approccio in diverse condizioni. Ad esempio, studi condotti su pazienti affetti da Anoressia Nervosa hanno mostrato che  l’esposizione in Realtà Virtuale  a un corpo sano ha ridotto la paura di ingrassare (Porras-Garcia et al., 2020, 2021), aveva ridotto la sovrastima delle proprie dimensioni del corpo (Keizer et al., 2016), ed aveva migliorato il modo di relazionarsi al proprio corpo (Brizzi et al., 2025). Altri studi hanno invece mostrato che pazienti affetti da dolore cronico riportavano una riduzione del dolore percepito dopo aver incorporato un corpo virtuale sano (Pamment, & Aspell, 2017; Tsay et al., 2015). Inoltre, anche soggetti senza alcuna diagnosi legata all’immagine corporea riportavano una maggiore soddisfazione del proprio corpo dopo l’esposizione al corpo desiderato (Brizzi et al., 2024).

Essendo un ambito di studio relativamente recente, non esiste un singolo approccio. L’esperienza della Full Body Illusion viene infatti integrata all’interno di protocolli procedurali eterogenei e tra loro differenti. Ad esempio, i clinici e/o terapeuti possono guidare i pazienti attraverso diversi esercizi in Realtà Virtuale: guardarsi allo specchio, parlare con il proprio corpo in modo compassionevole, muoversi, modificare l’aspetto del corpo virtuale in tempo reale. Tutto ciò contribuisce a “riallineare e risanare” l’esperienza del proprio corpo.


Verso il futuro e oltre

La Realtà Virtuale e l’illusione del corpo intero non sono più solo strumenti da laboratorio o elementi da romanzo di fantascienza: sono tecnologie già oggi impiegate in contesti clinici concreti, che aiutano a trattare ferite profonde, spesso difficili da concettualizzare e riportare a parole, legate al modo in cui facciamo esperienza e ci relazioniamo al  nostro corpo.

In ambito terapeutico, la Realtà Virtuale può affiancare con efficacia la psicoterapia tradizionale e i trattamenti medici, offrendo esperienze immersive capaci di smuovere le fondamenta stesse dell’esperienza corporea. In futuro potremmo immaginare protocolli sempre più raffinati: simulazioni calibrate sulla storia individuale della persona, percorsi virtuali che evolvono insieme alla terapia, avatar modellati in tempo reale per rappresentare progressi o blocchi psicologici.

Ma le potenzialità non si fermano alla cura. C’è anche un forte valore preventivo: l’uso della Realtà Virtuale nelle scuole, nei programmi educativi, potrebbe aiutare bambini e adolescenti a costruire fin da subito un’immagine corporea più flessibile e resiliente, promuovendo l’accettazione della diversità e contrastando l’impatto negativo dei modelli estetici irrealistici spesso veicolati dai social media.

Tuttavia, tanto potere richiede altrettanta responsabilità. Alterare la percezione che una persona ha del proprio corpo è un intervento profondo, che tocca l’identità, la memoria, la relazione con sé e con gli altri. Non possiamo ignorare le questioni etiche che emergono: Chi decide quale corpo è “ideale” o “sano”? Come garantire che l’esperienza virtuale non crei nuove dipendenze o forme di alienazione? Sarà fondamentale che ogni uso terapeutico della Realtà Virtuale avvenga all’interno di un quadro deontologico solido, con protocolli validati scientificamente, e sotto la guida di professionisti formati, capaci di riconoscere limiti, rischi e opportunità della tecnologia.

Forse la domanda più interessante non è solo “Come possiamo usare la Realtà Virtuale per sentirci meglio nel nostro corpo?”, ma anche: “Che cosa ci dice questa tecnologia su chi siamo e su cosa significa avere un corpo?”. Se possiamo cambiare il modo in cui sentiamo la nostra carne, la nostra pelle, il nostro peso, cosa rimane dell’identità? Quanto è stabile la nostra percezione?

In un mondo in cui le linee tra reale e virtuale diventano ogni giorno più sfumate, forse la sfida più grande sarà proprio questa: usare la tecnologia non per fuggire dal nostro corpo, ma per riconciliarci con esso.

La Realtà Virtuale non è una fuga dalla realtà. Se ben utilizzata, può essere uno specchio potente, persino compassionevole, capace di mostrarci ciò che da soli non riusciamo più a vedere: la possibilità di sentirci a casa nel nostro stesso corpo.


Bibliografia

Porras-Garcia, B., Ferrer-Garcia, M., Serrano-Troncoso, E., Carulla-Roig, M., Soto-Usera, P., Miquel-Nabau, H., … & Gutiérrez-Maldonado, J. (2020). Validity of virtual reality body exposure to elicit fear of gaining weight, body anxiety and body-related attentional bias in patients with anorexia nervosa. Journal of Clinical Medicine, 9(10), 3210.
Porras-Garcia, B., Ferrer-Garcia, M., Serrano-Troncoso, E., Carulla-Roig, M., Soto-Usera, P., Miquel-Nabau, H., … & Gutiérrez-Maldonado, J. (2021). AN-VR-BE. A randomized controlled trial for reducing fear of gaining weight and other eating disorder symptoms in anorexia nervosa through virtual reality-based body exposure. Journal of clinical medicine, 10(4), 682.
Brizzi, G., Boltri, M., Guglielmini, R., Castelnuovo, G., Mendolicchio, L., & Riva, G. (2025). Therapeutic immersion: a single-subject study on virtual reality multisensory experiences for mitigating body disturbance in anorexia nervosa. Eating and Weight Disorders-Studies on Anorexia, Bulimia and Obesity, 30(1), 1-7.
Keizer, A., van Elburg, A., Helms, R., & Dijkerman, H. C. (2016). A virtual reality full body illusion improves body image disturbance in anorexia nervosa. PloS one, 11(10), e0163921.
Pamment, J., & Aspell, J. E. (2017). Putting pain out of mind with an ‘out of body’illusion. European Journal of Pain, 21(2), 334-342.
Tsay, A., Allen, T. J., Proske, U., & Giummarra, M. J. (2015). Sensing the body in chronic pain: a review of psychophysical studies implicating altered body representation. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 52, 221-232.
Brizzi, G., Frisone, F., Rossi, C., & Riva, G. (2024). Gender differences in bodily experience: Insights from virtual reality body illusion. Acta Psychologica, 249, 104386.


Dott.ssa Giulia Brizzi Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Giulia Brizzi
Psicologa e Dottoranda di Ricerca in Psicologia
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