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In ufficio d’Estate mentre tutti postano il mare

Come sopravvivere (senza impazzire)

Image by Andre Gaulin on Unsplash.com


Fuori 36 gradi. Qualcuno è già in spiaggia, qualcun’altra ha messo l’out of office. E tu? In ufficio, a rispondere all’ennesima mail mentre tuo figlio, se va bene, è al centro estivo, se va male è a casa davanti alla TV e ti scrive ogni sette minuti.

L’estate per te non è una pausa: è un gioco di incastri tra lavoro, caldo, figli e una certa invidia silenziosa verso chi sembra già in vacanza.
Se ti sei mai chiesta “Ma solo io sto impazzendo?”, la risposta è no.

E no, non sei sbagliata, né semplicemente sfinita. Stai cercando di restare in equilibrio mentre il contesto ti chiede di essere ovunque, sempre presente, sempre lucida.

In questo articolo ti spiego perché ti senti così — e soprattutto come uscirne viva. Con un pizzico di ironia e zero sensi di colpa.
Se non mi conosci, sono Giulia Rota Biasetti, Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica, Life Coach e mamma di due bambini.

Questo equilibrio precario lo conosco bene: lo vedo ogni giorno nelle donne che accompagno e continuo ad affrontarlo anch’io, sulla mia pelle.

Non ho risposte perfette, ma qualche strumento utile sì — e te lo passo volentieri. Senza giudizio, e con tutta la comprensione che serve.


Lavoro d’estate: Quando tutto rallenta, tranne te

Lavorare d’estate può essere spiazzante. Mentre tutto intorno rallenta (colleghi in ferie, giornate più lunghe, atmosfera rilassata) tu continui a portare avanti le tue responsabilità come sempre.

Solo che l’energia non è la stessa. Il caldo si fa sentire, la concentrazione cala, il corpo chiede tregua. E la mente comincia a cedere. A peggiorare le cose ci si mettono i social: storie di spiagge, aperitivi al tramonto, famiglie felici in vacanza. Ti basta aprire Instagram o scorrere un gruppo WhatsApp per sentire che sei rimasta indietro. Ma non è vero. È solo una rappresentazione parziale, che amplifica la fatica che stai già vivendo.

Per chi vive in città, in particolare, l’effetto è ancora più marcato: il caldo umido e afoso, con la chiusura delle scuole a inizio giugno devi arrivare già pronta. Se vanno alle elementari come i miei, non puoi lasciarli a casa da soli. E così inizia il puzzle: centri estivi da incastrare, nonni disponibili quando possono, giornate lunghe da riempire mentre cerchi di mantenere la testa sul lavoro.

In tutto questo, può emergere quella vocina fastidiosa che ti dice che dovresti essere più presente, più organizzata, più grata. E invece sei stanca. Magari anche irritata. Ed è del tutto normale. Non si tratta di debolezza. Si tratta di un carico reale che spesso passa inosservato, perché “è così per tutti”. Ma no, non è detto che debba essere così anche per te. Il primo passo per alleggerire tutto questo è riconoscerlo, senza giudicarti. Non serve minimizzare. Non serve fare finta di niente. Serve solo un po’ di verità. Quella che ti permette di fermarti un attimo e dire: “Ok, è normale sentirsi così. E ora vediamo cosa posso fare, davvero.”


Cinque trappole mentali che ti fanno sentire sempre in affanno

A volte non è solo questione di stanchezza o di incastri. È che, senza accorgercene, ci raccontiamo storie mentali che peggiorano la fatica. Piccoli pensieri ricorrenti, apparentemente innocui, che però ci spingono a fare di più, pretendere di più, tenere tutto sotto controllo.

Il problema? Sono talmente radicati che sembrano veri.

E invece no: si possono smontare. Uno alla volta.

Ecco cinque tra le più comuni (e subdole) trappole mentali estive — e come iniziare a liberarsene, senza stravolgere tutto ma con un po’ più di respiro.

  1. “È così per tutti.”

Questa è la madre di tutte le trappole. Ti dici che la stanchezza è normale, che in fondo l’estate è complicata per chiunque, che non c’è niente da lamentarsi. Risultato? Ti infili da sola nel recinto del “non ho diritto di stare male”. La verità è che non tutto ciò che è comune è giusto. Sì, magari è così per tante. Ma non per questo deve restare così anche per te. Se sei stanca, sei stanca. Non serve un permesso universale per riconoscerlo.

  1. “Se non ci penso io, chi lo fa?”

Sei diventata capo dell’ufficio + manager della logistica familiare + assistenza clienti h24 per ogni imprevisto. Ti sei fusa col tuo ruolo e ora ti sembra che tutto dipenda da te. Piccola notizia: no. Non tutto dipende da te. E anche se qualcosa cadrà, non sarà la fine del mondo. Se ti identifichi solo con ciò che tieni in piedi, ti perdi tutto il resto di te.

  1. “Meglio se faccio io, così viene bene.”

Lo sappiamo: mollare il controllo fa paura. Delegare sul serio significa accettare che gli altri facciano le cose… diversamente da come le faresti tu. E se poi sbagliano? Se non lo fanno “come si deve”? E se invece andasse bene lo stesso? Se fosse sufficiente? Se perfino… liberatorio?

  1. “Ok, delego. Però controllo.”

La variante più subdola. Dai il compito, ma resti con un occhio sopra. Correggi. Sistemati. Rifai. Ma questo non è delegare. È moltiplicarsi. E spoiler: non funziona. Delegare vuol dire lasciare andare, anche se il pantalone nell’ armadio non verrà piegato in modo simmetrico. Ce la puoi fare.

  1. “Tengo duro fino alle ferie.”

Questa sembra saggia, ma in realtà è una trappola travestita da strategia. Resisti, resisti… poi arrivi a luglio che sei uno straccio. Il benessere non si accantona in blocco, non è un premio finale. Concediti qualcosa ora. Anche poco. Anche piccolo. Un respiro vero, una pausa senza colpa. È da lì che si riparte.


Cosa puoi fare, davvero: 5 trucchi infallibili

Ok, hai capito che non sei sbagliata, hai riconosciuto le trappole mentali, hai smesso (almeno un po’) di sentirti in colpa. E ora? Ora servono mosse concrete. Non stiamo parlando di “fare yoga all’alba” o “prenderti due ore tutte per te” (magari!). Parliamo di gesti piccoli, furbi, quotidiani. E soprattutto sostenibili.

  1. Crea una micro-zona franca

Un angolo della giornata che nessuno può occupare. Anche solo dieci minuti, ma dichiarati, difesi, riconosciuti. Una colazione in silenzio sul balcone, la camminata tra parcheggio e ufficio, una pausa caffè con le cuffie nelle orecchie e zero notifiche. Non deve essere perfetta, deve essere tua. Se non la prendi sul serio tu, non lo farà nessuno.

  1. Semplifica dove non pesa davvero

Ogni tanto, invece di chiederti “come posso fare tutto?”, prova a chiederti “cosa posso lasciar perdere oggi senza far crollare il mondo?”. Una mail che può aspettare domani, una cena pronta ieri, un bucato che può tranquillamente slittare a sabato. Semplificare non è cedere. È scegliere dove vale la pena mettere energia — e dove no.

  1. Sposta il focus su “cosa c’è già”

Hai fatto la spesa, sei arrivata in orario, hai dato un abbraccio a tuo figlio prima di uscire: hai già fatto abbastanza. Smettila di tenere il conto solo di ciò che manca, e inizia ad allenarti a notare anche quello che hai già portato a casa. Non è positività forzata. È realismo gentile. E ti serve.

  1. Inserisci segnali estivi nella tua routine

Non puoi partire per il mare? Porta l’estate dentro quello che fai: una playlist tropicale mentre lavori, una cena fredda con lucine in terrazzo, le infradito sotto la scrivania. Le micro-sensazioni stagionali aiutano il cervello a sentirsi nel “qui e ora”, e alleggeriscono anche le giornate più dense.

  1. Allenati a dire no senza doverlo giustificare

No, non puoi fare anche quello. No, oggi non accompagni nessuno. No, dopo le 18 non sei più disponibile. E no, non devi spiegare ogni volta perché: hai il diritto di proteggere i tuoi confini anche senza scrivere una tesi. Un no deciso, detto con gentilezza, vale come una vacanza interiore di almeno 24 ore.

Queste strategie funzionano perché non partono dal presupposto che tu abbia tempo libero, energie infinite o il supporto di un villaggio intero. Parlano alla donna reale che sei adesso: incastrata, stanca, eppure ancora capace di scegliere dove mettere attenzione. Sono piccole leve che spezzano il pilota automatico, ridanno priorità al tuo benessere, ti aiutano a recuperare potere dove pensavi non ce ne fosse più. E quando lo spazio non c’è, anche solo il fatto di rivendicarlo mentalmente fa la differenza. Non risolvono tutto, ma cambiano il modo in cui ci stai dentro. E a volte, è proprio lì che inizia la svolta.


In conclusione

Lavorare d’estate, con figli a casa e la testa che ogni tanto sogna il mare, è una fatica reale.

Non è una questione di organizzazione, né di forza di volontà. È il risultato di un carico mentale costante che spesso non viene riconosciuto, nemmeno da te.

In questo articolo abbiamo visto che non sei sola e che no, non sei tu il problema.

Abbiamo smontato i pensieri automatici che ti fanno sentire sempre in ritardo e sempre “troppo poco”, e abbiamo messo a fuoco alcune strategie concrete, semplici, ma davvero utili.

Non per aggiungere cose da fare, ma per togliere un po’ di pressione.

Per respirare anche mentre continui a fare tutto il resto.

La verità è che, in certi periodi, “sopravvivere senza impazzire” è già un traguardo più che dignitoso. E se riesci a ritagliarti anche solo uno spazio piccolo, tuo, senza sensi di colpa — stai già facendo molto. Forse più di quanto credi.


Giulia Rota Biasetti Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Giulia Rota Biasetti
Life Coach e Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica
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