
Accogliere il dolore: le parti autolesive nel modello IFS
Ascoltare il dolore invece di combatterlo
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I Sistemi Familiari Interni (Internal Familiy Sistems – IFS) è un modello psicoterapeutico che parte da un’idea semplice ma potente: dentro ognuno di noi vive una sorta di famiglia interiore, fatta di “parti” con ruoli, emozioni e bisogni diversi
Le parti dialogano tra loro, si scontrano, si proteggono a vicenda e cercano, ognuna a modo suo, di aiutarci. Alcune sono molto attive, come quelle che ci spingono a essere forti, controllati o sempre disponibili. Altre restano più nascoste, spesso perché portano ferite emotive non ancora guarite.
Nel modello IFS, tutte le parti hanno un’intenzione positiva: vogliono proteggerci. Anche quelle che ci sembrano dannose o distruttive — come le parti autolesive — hanno in realtà un ruolo fondamentale. Non vogliono farci del male per distruggerci, ma cercano disperatamente un modo per gestire un dolore profondo che non trova ascolto.
In quest’ottica, i comportamenti autolesivi non vengono giudicati, ma accolti e compresi: sono tentativi estremi di far fronte a emozioni troppo intense o travolgenti. La chiave sta nell’ascoltare quel dolore invece di combatterlo.
Le parti nel modello IFS
Nel modello dei Sistemi Familiari Interni, le diverse parti che abitano dentro di noi collaborano per mantenere l’equilibrio emotivo.
- I Manager svolgono il compito di proteggere e organizzare la nostra vita quotidiana, cercando di mantenere tutto sotto controllo per farci sentire al sicuro e preparati ad affrontare le difficoltà.
- Gli Esiliati conservano emozioni profonde e ricordi legati a esperienze difficili, spesso connessi a momenti di dolore o vulnerabilità, e hanno bisogno di essere accolti con cura e attenzione per poter guarire.
- I Pompieri entrano in azione quando le emozioni diventano troppo intense, con l’obiettivo di calmare e portare sollievo al nostro mondo interiore, spesso intervenendo in modo rapido per proteggere il sistema interno.
Ognuna di queste parti ha un valore unico e una funzione specifica. Anche quando possono apparire difficili o scomode, sono espressioni di bisogni profondi e di strategie di adattamento che meritano rispetto e ascolto.
Al centro di questo sistema c’è il Sé, una parte profonda, stabile e compassionevole che non ha bisogno di controllare o reagire, ma che può ascoltare, accogliere e guidare tutte le altre parti con presenza e calma. È proprio dal Sé che può iniziare un dialogo autentico e trasformativo.
Pur avendo ruoli differenti, queste parti lavorano insieme per proteggerci e aiutarci a navigare tra le sfide emotive, creando un sistema complesso e dinamico che riflette la nostra esperienza interiore.
Le Parti Autolesive
Nel modello dei Sistemi Familiari Interni, le parti autolesive sono aspetti interiori che intervengono per aiutarci a gestire un dolore emotivo profondo e percepito come insopportabile. Anche quando assumono un ruolo molto presente e difficile da contenere, il loro intento non è distruttivo, ma volto a modulare e interrompere la sofferenza, evitando che qualcosa dentro di noi venga sopraffatto.
Queste parti non sono nemiche da combattere, ma aspetti di noi che agiscono con l’intento di proteggerci, anche se i loro modi possono risultare difficili da comprendere.
Ogni parte ha una storia da raccontare, radicata in esperienze di dolore o difficoltà che ha cercato di affrontare nel modo che conosceva. Il loro comportamento è una forma di linguaggio interno, un tentativo di comunicare la sofferenza e adattarsi a situazioni emotivamente difficili.
È fondamentale ricordare che anche le parti più difficili o autodistruttive non rappresentano la persona nella sua totalità, ma sono solo aspetti di noi che, a qualche livello, cercano di farci stare meglio. Tuttavia, il modo in cui si esprimono — come il farsi male — non è una vera soluzione e, anzi, finisce per farci stare ancora peggio.
Queste parti cercano di contenere una sofferenza profonda, e il nostro compito è aiutarle a scoprire modi più sani per prendersi cura di noi.
Nel percorso terapeutico è essenziale offrire a queste parti uno spazio sicuro e privo di giudizio, dove possano sentirsi accolte e comprese. Solo così possiamo accompagnarle a scoprire che esistono altri modi per affrontare la sofferenza — modi che non lasciano nuovi segni, ma che aprono alla possibilità autentica di guarire.
Il Processo Terapeutico: Relazione, Sé e Guarigione
L’incontro con le parti autolesive avviene gradualmente, attraverso un processo di ascolto, rispetto e presenza. L’obiettivo non è cambiarle, ma comprenderle nella loro intenzione profonda. Queste parti, infatti, proteggono ferite antiche: la vergogna, il sentirsi non amati, invisibili e sbagliati.
Nel lavoro terapeutico è fondamentale aiutare il paziente a riconoscere che quelle parti non sono “sbagliate” o pericolose, ma sono nate per proteggere aspetti profondamente vulnerabili del Sé.
La relazione terapeutica, fondata sulla fiducia, la presenza empatica e un’attenzione profonda e non giudicante, crea uno spazio sicuro in cui il paziente può sentirsi veramente visto e ascoltato. È proprio in questo ambiente di accoglienza e disponibilità che le parti più fragili possono emergere senza timore, permettendo l’apertura a nuove possibilità di comprensione e guarigione.
Per sostenere questo processo, è essenziale far emergere e coltivare ciò che nel modello dei Sistemi Familiari Interni viene chiamata “energia del Sé”: una qualità interna di calma, chiarezza e presenza che ha un potere intrinseco di guarigione.
Questa energia non coincide con le parti, ma rappresenta uno stato dell’essere che permette di osservare e dialogare con loro da una posizione di equilibrio e compassione. Anche nei pazienti più in difficoltà, compresi quelli con tendenze autolesive o suicidarie, l’energia del Sé è sempre presente, seppur spesso nascosta o offuscata dalle parti più dolorose.
Il ruolo del terapeuta è quello di creare le condizioni perché questa energia emerga durante la terapia, così che il paziente possa sviluppare una relazione autentica con le parti autolesive, ascoltandole senza giudizio e comprendendone le vere intenzioni, che sono di protezione e sopravvivenza.
In questo stato di apertura e connessione con l’energia del Sé, si apre la possibilità di trasformare quei modelli di sofferenza, trovando nuovi modi più sani e sostenibili per prendersi cura di sé. Il processo di guarigione si nutre così di questa presenza interna che favorisce l’integrazione e la riconciliazione delle parti, permettendo al Sé di fiorire.
In sintesi, il lavoro terapeutico con le parti autolesive richiede ascolto, accoglienza e la costruzione di una relazione interna più sicura e compassionevole. Facendo emergere e sostenendo l’energia del Sé, che tutti possediamo, si crea lo spazio per una reale trasformazione: ogni parte, anche la più ferita, può esprimersi senza paura e lasciar andare modalità di sofferenza che non servono più.
Come afferma Richard C. Schwartz, fondatore del modello IFS:
Le parti sono piccoli esseri interiori che fanno del loro meglio per proteggerci.
Questa consapevolezza ci ricorda che non esistono parti cattive, ma solo aspetti di noi che meritano ascolto, comprensione e guarigione.

Dott.ssa Francesca Di Bernardo
Dottoressa in Psicologia Clinica
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