
“You” e il lato oscuro dell’attaccamento
Come i legami genitoriali disfunzionali possono generare psicopatologie nell’adulto
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Le relazioni primarie instaurate durante l’infanzia, in particolare con le figure genitoriali, rappresentano un elemento fondante per lo sviluppo emotivo, cognitivo e relazionale dell’individuo, l’attaccamento genitore-figlio, se caratterizzato da insicurezza, trascuratezza o abuso, può favorire l’emergere di psicopatologie in età adulta (Bowlby, 1980; Schore, 2001). Proprio in questi contesti l’individuo sviluppa modelli operativi interni distorti che influenzano negativamente la percezione di sé e degli altri, predisponendo a disturbi della personalità, disturbi d’ansia o relazioni affettive disfunzionali (Fonagy et al., 2002). La narrazione psicologica offerta dalla serie televisiva You illustra proprio questo tipo di dinamiche: il protagonista Joe Goldberg manifesta una personalità frammentata, influenzata da traumi relazionali precoci, che lo spingono a ripetere circoli patologici nelle sue relazioni sentimentali. La serie evidenzia come il bisogno affettivo, non elaborato, si trasformi in ossessione, controllo e violenza, e cosi che, tali rappresentazioni evidenziano la rilevanza del contesto familiare nello sviluppo dell’identità e sottolineano quanto l’interiorizzazione di legami disfunzionali possa condizionare profondamente il funzionamento psichico adulto. (Holmes, 2015; Liotti , 2004)
Rapporti genitoriali e psicopatologie: un legame radicato
La scienza dimostra che la qualità del legame di attaccamento tra genitori e figli è un determinante cruciale nello sviluppo psicologico, quando il bambino sperimenta trascuratezza, abuso o un’accudienza incoerente, si generano modelli interni disfunzionali che compromettono il funzionamento emotivo e relazionale in età adulta (Bowlby, 1988; Main & Solomon, 1990). Tali condizioni aumentano significativamente il rischio di sviluppare disturbi della personalità come borderline, narcisistico o antisociale, così come disturbi dell’attaccamento, dell’umore e d’ansia (Fonagy et al., 2002; Liotti & Farina, 2011). In particolare, la compromissione delle funzioni di regolazione affettiva e di mentalizzazione, spesso legata a esperienze precoci di trauma relazionale, può condurre a comportamenti ossessivi, dipendenza affettiva e difficoltà croniche nelle relazioni interpersonali (Schore, 2003; Van der Kolk, 2014). Questi disturbi non emergono nel vuoto, ma si strutturano su una base relazionale frammentata, in cui il bambino impara che il mondo affettivo è imprevedibile, incoerente o pericoloso. Il trauma relazionale precoce, infatti, non solo danneggia la costruzione dell’identità, ma crea un terreno fertile per la ripetizione inconsapevole di legami disfunzionali in età adulta (Liotti, 2004).
Il caso di Joe Goldberg: una rappresentazione narrativa di circoli disfunzionali
Il personaggio di Joe Goldberg nella serie You rappresenta le conseguenze psicopatologiche di un’infanzia segnata da traumi relazionali. Abbandono, trascuratezza e abuso infantile costituiscono, nel suo caso, il terreno psicodinamico sul quale si costruisce una personalità disturbata, con evidenti tratti narcisistici e antisociali (Kernberg, 1992; American Psychiatric Association, 2013). Le sue relazioni affettive si strutturano secondo un ciclo ripetitivo e patologico: inizialmente idealizza la partner, proiettando su di lei un’immagine perfetta funzionale al suo bisogno inconscio di guarigione (Fonagy & Target, 1997). Questa idealizzazione evolve in una fase di fusione, nella quale ogni segno di distanza o autonomia viene percepito come una minaccia all’integrità del legame, attivando comportamenti di controllo ossessivo (Schore, 2003). Al disallineamento tra immagine idealizzata e realtà segue la disillusione, che scatena vissuti di rabbia e frustrazione narcisistica, spesso con esiti violenti (Kohut, 1971). Infine, la rottura del legame riattiva la ferita originaria con la madre, dando avvio a un nuovo ciclo. Joe è, in questo senso, prigioniero di una coazione a ripetere che riflette la sua incapacità di mentalizzare le esperienze traumatiche infantili (Bateman & Fonagy, 2016).
Attaccamento Disorganizzato e Fallimento del Sé
Joe Goldberg rappresenta una figura narrativa coerente con il modello di attaccamento disorganizzato, in cui il desiderio di intimità e sicurezza è costantemente minato da vissuti di paura, rifiuto e abbandono. Questo tipo di attaccamento nasce tipicamente in contesti familiari dove il caregiver, anziché essere una fonte di conforto, diventa anche fonte di minaccia o incoerenza emotiva (Main & Solomon, 1990). Nei primi anni di vita, Joe ha sperimentato un amore ambiguo, intriso di violenza e instabilità, che ha impedito la costruzione di un senso di sé stabile e integrato (Liotti & Farina, 2011), la sua incapacità di distinguere tra amore e possesso riflette un fallimento nello sviluppo del sé coesivo (Kohut, 1971), che si manifesta nelle sue relazioni affettive attraverso controllo, idealizzazione e dipendenza simbiotica. Joe desidera la vicinanza, ma teme l’autonomia dell’altro; cerca la fusione, ma ne è terrorizzato, questo paradosso relazionale è tipico di soggetti con attaccamento disorganizzato e difficoltà nella mentalizzazione che vivono l’amore come un campo minato tra bisogno e pericolo; infatti, la sua psicopatologia relazionale è il riflesso diretto di un’infanzia in cui amore e terrore erano inscindibilmente intrecciati. (Fonagy et al., 2002)
Prevenzione e Intervento: Il Ruolo della Psicoterapia
Comprendere le radici familiari dei disturbi psicologici è essenziale per intervenire in modo mirato e promuovere un cambiamento duraturo, le esperienze traumatiche e gli schemi relazionali disfunzionali, spesso appresi durante l’infanzia, tendono a ripetersi inconsciamente nella vita adulta, compromettendo il benessere emotivo e la qualità delle relazioni (Van der Kolk, 2014). La psicoterapia si è dimostrata efficace nel modificare questi schemi maladattivi. Modelli terapeutici come la Mentalization-Based Treatment (MBT) o la Trauma-Focused Therapy aiutano l’individuo a riconoscere le dinamiche interiorizzate, a elaborare i traumi relazionali precoci e a sviluppare un senso di sé più coerente e sicuro (Bateman & Fonagy, 2016; Allen, Fonagy & Bateman, 2008). La terapia mira non solo alla riduzione dei sintomi, ma anche alla ricostruzione di capacità affettive come la regolazione emotiva, l’empatia e la reciprocità. Attraverso un processo relazionale corretto, la psicoterapia offre uno spazio sicuro per esplorare e trasformare i modelli di attaccamento disfunzionali, facilitando l’instaurarsi di relazioni basate su fiducia, rispetto e autonomia.
Conclusione
I legami genitoriali costituiscono le fondamenta della nostra identità emotiva e relazionale, quando queste fondamenta sono instabili, segnate da trascuratezza, abuso o incoerenza affettiva, l’individuo rischia di costruire la propria personalità su schemi difensivi e disfunzionali. Tali schemi, spesso inconsci, si ripropongono ciclicamente nella vita adulta, influenzando in modo significativo la qualità delle relazioni affettive e il benessere psicologico. La serie You offre un esempio narrativo potente di questi meccanismi: Joe Goldberg è il prodotto di un’infanzia traumatica, un uomo che cerca amore attraverso il controllo, la fusione e l’idealizzazione. La sua incapacità di distinguere tra amore e possesso non è semplicemente una deviazione morale, ma il risultato di un fallimento affettivo precoce mai affrontato, difatti, ogni sua relazione diventa un tentativo fallito di riscrivere un passato doloroso, generando un circolo vizioso che lo condanna alla solitudine e alla psicopatologia. Questa rappresentazione, per quanto romanzata, ci invita a riflettere su quanto le esperienze familiari influenzino il nostro destino emotivo, importante è promuovere relazioni genitoriali sane, basate su amore, ascolto e coerenza, è uno degli strumenti più efficaci per prevenire il disagio mentale nelle generazioni future.
Bibliografia
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Dott.ssa Sara Mazzocchio
Psicologa, Psicoterapeuta in formazione CBT
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