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Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e Depressione

Comprendere il legame tra apprendimento e benessere emotivo nei ragazzi

Image by Adam Winger on Pexels.com


Molti considerano i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) come difficoltà scolastiche isolate, in realtà, dietro diagnosi di dislessia, discalculia o disortografia spesso si celano emozioni ferite, autostima compromessa e sintomi depressivi. Studi clinici evidenziano che il 25 % circa dei bambini con DSA sviluppa disturbi internalizzanti, tra cui ansia e depressione, con un rischio fino a sei volte superiore rispetto ai coetanei senza DSA. La dislessia, in particolare, è associata a sentimenti di impotenza appresa, rassegnazione e diminuzione della motivazione, che possono sfociare in depressione (Ferrari, 2016). Circa il 30 % dei minori con DSA manifesta problemi emotivi o comportamentali, tra cui depressione. (Sahoo et al., 2015), Inoltre, l’insuccesso prolungato e il continuo confronto negativo in classe alimentano un circolo vizioso di frustrazione, bassa autostima e isolamento (Capozzi et al., 2008). Pertanto, non si tratta solo di intervenire

, ma di riconoscere e affrontare anche il vissuto emotivo, garantendo un percorso di crescita che tenga conto dell’interezza della persona.


Cos’è la comorbidità tra DSA e depressione?

La comorbidità descrive la compresenza di due o più disturbi nello stesso individuo, che nel caso dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e della depressione non è una coincidenza ma una relazione bidirezionale. Studi su bambini con DSA mostrano che il 28 % di essi presenta sintomi depressivi, mentre il 21 % soffre di ansia (Visser et al., 2020) In particolare, una review epidemiologica ha riscontrato la comorbidità di disturbi dell’umore nel 9,4 % dei minori con DSA, rispetto a percentuali inferiori nei controlli. Il fenomeno non è solo statistico: molti ragazzi con DSA sviluppano un senso di inadeguatezza e vergogna per sforzi prolungati e risultati spesso inferiori rispetto ai coetanei, di conseguenza, tale disagio emotivo può evolvere in un circolo vizioso: frustrazione scolastica, sensazione di “essere diversi” e timore del giudizio altrui alimentano vissuti persistenti di tristezza. Riconoscere questa compresenza è cruciale, poiché richiede approcci integrati che intervengano non solo sull’apprendimento, ma anche sul benessere emotivo, per interrompere il meccanismo di rinforzo negativo tra DSA e depressione. Solo così si può restituire ai bambini un percorso di crescita equilibrato e pienamente inclusivo. (Focus DSA Torino, 2021),


Perché i ragazzi con DSA sono più vulnerabili?

I ragazzi con DSA sono spesso costretti a “faticare il doppio” per ottenere risultati simili a quelli dei coetanei, un impegno che può logorare la loro motivazione e minare la fiducia in sé. Studi recenti indicano che, rispetto agli studenti senza difficoltà di apprendimento, quelli con DSA presentano livelli significativamente più bassi di motivazione intrinseca ed estrinseca e di autoefficacia accademica (Kausik & Hussain, 2023). Questa condizione induce un senso di inadeguatezza e impotenza, poiché i continui insuccessi scolastici non rappresentano solo un ostacolo cognitivo, ma anche emotivo. Un altro fenomeno è quello dell’isolamento sociale, che, gioca un ruolo cruciale: i ragazzi con DSA spesso manifestano scarso supporto tra pari, timore di espressione emotiva e sensazione di essere “diversi” (Musetti et al., 2019; Musetti et al., 2022). Tale isolamento può esporli a esperienze di esclusione o addirittura bullismo, aggravando il vissuto emotivo negativo (Musetti et al., 2024). La mancanza di consapevolezza e competenze specifiche da parte degli adulti di riferimento insegnanti e famiglia può peggiorare la situazione, contribuendo a far sentire il ragazzo privo di strumenti e senza un punto di riferimento adeguato. In assenza di un intervento mirato che tenga conto non solo delle difficoltà cognitive, ma anche del loro impatto emotivo e relazionale, il rischio di alienazione e auto-svalutazione tende a intensificarsi


Neuroscienze e vulnerabilità emotiva nei DSA

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento non si limitano a coinvolgere le abilità scolastiche, ma sono associati a differenze strutturali e funzionali in alcune aree cerebrali coinvolte anche nella regolazione emotiva.Studi di neuroimaging hanno evidenziato alterazioni nella connettività tra l’area temporo-parietale sinistra e altre regioni deputate all’elaborazione fonologica e visuo-spaziale nei soggetti con dislessia (Richlan et al., 2009). Queste difficoltà, che incidono sull’efficacia dell’apprendimento, possono attivare circuiti dello stress cronico e influire negativamente sull’amigdala e sulla corteccia prefrontale, regioni fondamentali per la regolazione delle emozioni e l’autocontrollo (Shaywitz & Shaywitz, 2008). Una prolungata esposizione a frustrazione scolastica, non mediata da strategie di supporto, può quindi favorire l’instaurarsi di un’iperattivazione del sistema limbico, contribuendo all’insorgenza di sintomi depressivi. Anche l’iperattività dell’amigdala è stata associata a un’aumentata sensibilità al rifiuto sociale e a una minore tolleranza alla frustrazione, condizioni frequenti nei bambini con DSA (Hoeft et al., 2011). Questo legame tra funzionamento neurobiologico e benessere emotivo sottolinea quanto sia fondamentale considerare l’integrazione tra aspetti cognitivi e affettivi nel trattamento e nell’inclusione scolastica di questi studenti.


Disturbi Specifici dell’Apprendimento: I segnali da non sottovalutare

Nei bambini e adolescenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), alcuni segnali emotivi e comportamentali possono indicare la presenza di un disagio più profondo, tra questi, l’irritabilità e la chiusura relazionale rappresentano indicatori comuni di difficoltà nel gestire le emozioni e nelle interazioni sociali (Musetti et al., 2019). Un calo del rendimento scolastico non giustificato esclusivamente dal disturbo di apprendimento deve essere valutato con attenzione, in quanto potrebbe riflettere sul benessere psicologico (Visser et al., 2020). Frasi autodenigratorie come “Non valgo niente” o “Non ce la farò mai” segnalano un’autostima compromessa e una percezione negativa di sé, fenomeni frequenti nei soggetti con DSA che manifestano sintomi depressivi (Sahoo, Biswas, & Padhy, 2015). Si può sfociare ad un ritiro dalle attività precedentemente apprezzate e il progressivo isolamento sociale sono spesso associati a condizioni di disagio emotivo che vanno oltre la semplice difficoltà scolastica (Musetti et al., 2022). Quando questi segnali si presentano in modo persistente, è essenziale riconoscerli tempestivamente per intervenire in modo adeguato e prevenire l’aggravarsi del quadro clinico


Un ponte tra mente, scuola e relazione

Quando un bambino con DSA manifesta segnali di tristezza, rifiuto scolastico o perdita di fiducia, è fondamentale adottare una risposta che vada oltre l’aspetto didattico. La sola correzione degli errori ortografici o l’attenzione ai voti non sono sufficienti per cogliere le difficoltà emotive che spesso restano inespresse. Fondamentale è, un ambiente scolastico attento alle dimensioni emotive e relazionali che possa significativamente migliorare il benessere psicologico e l’autostima degli alunni con DSA (Ramdoss et al., 2011). La creazione di spazi di ascolto e comprensione dove l’emotività è riconosciuta e valorizzata, contribuisce a prevenire l’isolamento e il disagio profondo (Sanchez et al., 2019). In questo contesto, la formazione degli insegnanti su tematiche di psicologia dell’età evolutiva diventa imprescindibile: aggiornarsi non è più una scelta ma una necessità per identificare e interpretare i segnali nascosti dietro comportamenti apparentemente problematici (Collins & Mangin, 2020). La scuola, dunque, si configura come un luogo che non solo trasmette conoscenze, ma accompagna i bambini nella loro crescita emotiva e sociale, favorendo un’inclusione reale e consapevole.


Conclusione: Rompere il silenzio, costruire consapevolezza

La depressione nei ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) spesso nasce da una sofferenza silenziosa e non riconosciuta. Quando i segnali emotivi vengono ignorati o sottovalutati, il disagio può crescere, generando un senso di isolamento, frustrazione e perdita di fiducia in sé stessi. È essenziale costruire contesti capaci di ascoltare attentamente, dove il vissuto del ragazzo possa essere accolto senza giudizio e con empatia. La presenza di strumenti adeguati e di figure di riferimento competenti, sensibili alle dimensioni emotive oltre che cognitive, rappresenta una risorsa fondamentale per prevenire l’aggravarsi del malessere. Molto importante è, un ambiente scolastico e familiare che sappia andare oltre il risultato puramente accademico, valorizzando ogni piccolo progresso e riconoscendo le difficoltà, permette ai giovani con DSA di sentirsi sostenuti e motivati. Solo in questo modo il percorso scolastico può trasformarsi da fonte di stress a opportunità di crescita personale, sociale e affettiva, rompere il silenzio intorno a queste difficoltà significa costruire una consapevolezza collettiva che favorisca l’inclusione e il benessere di tutti.


Bibliografia


Capozzi, F., Tressoldi, P., & Stella, G. (2008). Conseguenze emotive della dislessia evolutiva.
Collins, A., & Mangin, M. M. (2020). Supporting students with learning disabilities: The role of teacher knowledge and training. Journal of Learning Disabilities, 53(2), 87–97.
Ferrari, C. (2016). Gli aspetti emotivi della dislessia evolutiva in infanzia, adolescenza e età adulta. State of Mind.
Focus DSA Torino. (2021). DSA e disturbi in comorbilità. Torino: Centro Studi DSA.
Hoeft, F., Meyler, A., Hernandez, A., et al. (2011). Functional and morphometric brain dissociation between dyslexia and reading ability. Proceedings of the National Academy of Sciences, 108(9), 3627–3632.
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Dott.ssa Sara Mazzocchio Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Sara Mazzocchio
Psicologa, Psicoterapeuta in formazione CBT
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