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Empatia on the go

Due considerazioni sulla tua Empatia

Image by marcos paulo prado on Unsplash.com


Nei miei ultimi articoli mi sono dedicato ad una esplorazione piuttosto semplice del nostro rapporto con il pensiero della Felicità[1]; la nostra e quella degli altri: mi ha aiutato a costruire nuove e diverse prospettive di analisi della mia esperienza professionale ed umana.

Ma non sempre le cose vanno nella direzione che ci si aspetta o che ci siamo immaginati dovesse essere quella giusta, anzi. Spesso ci troviamo di fronte a cambi di direzione capaci di mettere in discussione davvero una miriade di “cose” in relazione a come viviamo e percepiamo i contesti del nostro vivere quotidiano.

In questo articolo scrivo di uno di questi “incroci maledetti” in cui davvero è facile percepirsi letteralmente fuori posto e senza possibilità di allontanarsi.

Scrivo di quello che mi sta accadendo adesso.


La sofferenza degli altri
[Come lungo il crinale della collina dell’Empatia]

Avete mai riflettuto su come spesso possa apparire più facile avere a che fare con il proprio di dolore piuttosto che stare accanto al dolore degli altri? Non dico che sia vero in assoluto, dico però che stare accanto ad un amico o comunque una persona a noi molto cara, in un momento in cui chiaramente sono abitati da pensieri cupi non è facile. Quando capita a noi abbiamo comunque facili agganci di rabbia per esempio, o qualcuno a cui dare “la colpa” oppure ancora adeguati strumenti di elaborazione di quel determinato vissuto, ma quando capita ad un amico? Al tuo compagno o alla tua compagna? Ai tuoi genitori?

È come camminare sul crinale di una collina irto di buche e decisamente sconnesso su cui è difficile mantenere equilibrio ed andatura. Immagina una passeggiata in montagna con degli amici ed uno di loro lungo un sentiero né particolarmente difficile né particolarmente facile ti tende la mano perché sta scivolando e tu rimani spiazzato e per prendergli la mano quasi quasi perdi il tuo equilibrio ed inizi a scivolare pure tu. Tutto potrebbe finire con un bel ruzzolone e grasse risate su quanto forse l’abbonamento in palestra avreste dovuto usarlo e non consumarlo in allegri spritz… oppure no.

Ecco, il dolore degli altri, per noi fallaci e meravigliosi esseri umani può avere lo stesso effetto di quella camminata in montagna: il momento in cui si sperimenta il nostro equilibrio nel sentiero dell’amicizia, dell’amore e della famiglia.

Non parlo dei grandi e pericolosi ruzzoloni che purtroppo sono già scritti nella nostra storia, come un lutto per esempio, ma di quei momenti in cui queste persone provano una stanchezza emotiva che ci sorprende o che non credevamo possibile per come li abbiamo sempre conosciuti.

Come fare per stargli vicino senza rovinare tutto o incancrenire addirittura la loro sofferenza?

Ve lo dico subito non basta dimostrare/allenare/nutrire/esplorare la propria empatia, non è il banco di prova del nostro “essere sensibili”.

Già l’empatia: che cosa è in fondo? L’articolo della collega Lucia Marzano è una lettura che vi consiglio sul costrutto dell’empatia e sul suo indiscusso valore di strumento per capire il mondo, leggetelo e fatelo vostro… merita davvero.

Per ora ci basti sapere che il termine empatia deriva dal greco en-pathos “sentire dentro”, e consiste nel riconoscer le emozioni degli altri come se fossero proprie, calandosi nella realtà altrui per comprenderne punti di vista, pensieri, sentimenti, emozioni.

Una bella caratteristica dell’animo umano che però può rivelarsi un’arma a doppio taglio: lo sapevi che esiste la Compassion Fatigue?


Compassion – empathy fatigue
[il lato oscuro dell’Empatia, che non è comunque il nostro caso]

La Compassion Fatiuge, detta anche Empathy Fatigue, descrive l’esaurimento fisico, emotivo e mentale che può derivare dal fornire supporto emotivo agli altri. Particolarmente diffusa in coloro che possono essere sovraesposti ai bisogni emotivi degli altri in un ruolo di supporto (operatori sanitari, insegnanti, infermieri, care givers, ecc.), per esempio.

La sovraesposizione ai bisogni emotivi può portare allo stress e aumentare i livelli di cortisolo, contribuendo in alcuni contesti all’incapacità di qualcuno di rispondere con compassione, è un fattore che contribuisce all’affaticamento dell’empatia, si verifica più spesso quando qualcuno non ha confini e assume il dolore o l’emozione di qualcun altro come proprio. Il sentimento per qualcuno rispetto al sentimento con qualcuno fa davvero la differenza.


È il loro dolore non il tuo, appunto
[allena il tuo rispetto per quello che non conosci]

Una delle ricerche di Brené Brown[2] indica che “l’affaticamento da disagio empatico” deriva da una risposta emotiva focalizzata su se stessa più che sui bisogni degli altri. Ad esempio, se hai la tendenza a fare tua la storia di qualcun altro piuttosto che “ascoltarla”[3] e basta, allora potresti rischiare di entrare in un circolo vizioso che non farà bene a te soprattutto e men che meno all’altro. 

La sofferenza altrui non è la Tua, le persone possono soffrire per una marea di eventi e “cose” che le stanno travolgendo e che tu potresti non aver mai considerato così impattanti su di te. E’ la loro storia e merita tutto il rispetto di cui tu sei capace. Questo devi allenare… il rispetto per la sofferenza, prima ancora della tua empatia. 

Non sei responsabile del disagio altrui né puoi caricarlo su di te. Restituisci alle persone che hai vicino le loro emozioni, è più facile di quello che sembra.


Ti racconto una storia
[2 considerazioni che credo utili sulla tua e sulla mia empatia]

È davvero più facile di quello che sembra, non sto scherzando.

1] focalizzati su te stesso e non sull’altro

Può sembrare cinico ed irrispettoso, ma questo ti aiuterà a non lasciarti trascinare nella loro sofferenza, ognuno di noi ha e deve seguire i propri processi per “crescere” e tu non puoi sostituirti a loro, non è giusto e non fa bene a nessuno.

Ti è mai capitato di incontrare o vivere con persone che coscientemente o meno non importa hanno la tendenza a scaricare sugli altri le proprie problematiche portando avanti monologhi in cui si lamentano solo e non ti ascoltano per poi andar via più leggeri sicuramente ma con le stesse problematiche irrisolte? A te cosa è rimasto invece? Probabilmente preoccupazioni e pensieri di impotenza. La tua empatia ha funzionato?

Cosa mi sta succedendo

È un periodo piuttosto complicato per me, perché una persona che amo è persa nel senso di impotenza per un carissimo amico che ha un serissimo problema di salute; per il suo amato cagnolino che improvvisamente e drammaticamente si sta “spegnendo”; per il suo babbo che non sta bene pure lui. Che fare?Ho deciso di non pensare a “cosa farei io”; ho deciso di pensare a come “stare in silenzio e stringergli la mano e basta”; di non dare consigli non voluti e di sicuro non ascoltati (ci sono già troppi pensieri in circolo non è necessario aggiungerne altri); di non fare niente di più e niente di meno di quello che è spontaneo e voluto come da 9 anni a questa parte (le persone soffrono, non sono rincretinite improvvisamente ed un comportamento “diverso” verrebbe subito percepito ed allarmato); ho deciso di non risolvere la sua sofferenza per lei ma di accompagnarla nelle sue scelte, anche quelle che non condivido… non sono le mie scelte, sono le sue… posso solo accompagnarlo in silenzio e senza giudizio in questo suo momento.

Ah… dimenticavo… ho deciso di non cambiare nulla nel mio rapporto con lei… ho deciso di essere solido insieme a lei, magari un po’ più denso, ma non troppo.

Ho pensato… se capitasse a me… cosa vorrei?

2] Le parole dell’empatia e dell’ascolto

Semplicemente “parlare” in queste situazioni è davvero complicato e richiede una certa dose di energia ed attenzione. Cosa dire? Cosa non dire? Un dilemma che manco Amleto avrebbe risolto.

Proviamo a fare qualche ragionamento insieme:

  • Sii “onesto”: se proprio devi parlare (e devi lo sai) la cosa migliore che puoi fare è essere in un certo senso il loro “testimone”, riconoscere insieme a loro in modo chiaro e preciso, come nei migliori legal drama, che comprendi la loro sofferenza, che sai che non se la stanno passando bene e che i loro racconti per te hanno senso, e non perché li ami ed il tuo ruolo nelle loro vite lo prevede, ma perché hanno senso e basta e sono importanti per te, semplicemente come uomo. È più che sufficiente, credimi.
  • Sii “dritto”: non girare intorno alle cose, non è necessario un linguaggio articolato e complesso per far sentire la tua vicinanza. Inizia una conversazione semplicemente con un: “Dimmi che cosa ti preoccupa” oppure “Dimmi cosa ti sta succedendo, vuoi?”
  • Sii “dritto” parte seconda: non minimizzare, una persona che soffre spesso non vuole soluzioni, vuole solo essere ascoltata e compresa. Non devi cercare di allontanarla dal suo dolore “facendola ridere” o “tirandola su di morale”.

Cosa mi sta succedendo

Mi sta succedendo quello che succede a tutti… sono pervaso dal senso di impotenza e di inutilità; non basta “focalizzarsi su se stessi” ed essere “solidi”, vivaddio siamo esseri imperfetti, mutevoli, nonché vere e proprie casse di risonanza per quello che ci succede intorno.

Qui entra in gioco Marzia, che in un afoso sabato di Giugno ha reso più leggera questa mia sensazione e non solo la mia. Come?

  • Aprendomi casa sua in pigiama dopo un semplice: sei a casa oggi? Sono dalle tue parti ed ho bisogno di un posto dove stare.
  • Non facendo finta di niente e semplicemente chiedendo come stavo, ma nemmeno giocandosi la carta del “adesso ci facciamo due risate come ai vecchi tempi”
  • Preparando una delle schiscette migliori che io abbia mai visto… e non per me.
  • Non giocandosi la carta “dell’amica del cuore”, non rivoluzionando la sua giornata per me.

Stop. Fine.


Note

1. Tre suggerimenti per “sopravvivere” alla felicità degli altriDue suggerimenti per “sopravvivere” alla tua felicità.
2. Rif. Bibliografia ed Approfondimenti in appendice a questo articolo.
3. Sull’ “ascolto empatico” e sull’empatia ti consiglio l’articolo della collega Caterina Berti.


Bibliografia ed approfondimenti

Science of People – scienceofpeople.com – What is Empathy Fatigue?
Crisis and Trauma Research Institute – Canada – 5 Pathways for Healing Compassion Fatigue
The New York Times – The Best Way to Comfort Someone When…
Brené Brown – brenebrown.com – Boundaries are a prerequisite…
Atlante delle emozioni umane – T.W. Smith – V.Bellocchio – Utet 2017


Massimo Chionetti Autore presso La Mente Pensante Magazine
Massimo Chionetti
HR Trainer | Consultant | Attore
Bio | Articoli | Video Intervista
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