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Hikikomori: il ritiro sociale e i giovani in Italia

Definizione, cause e diffusione del fenomeno


Hikikomori, letteralmente “stare in disparte“, “isolarsi“, è un terminato coniato negli anni ’80, per definire un fenomeno emerso in Giappone, poi progressivamente diffusosi in Corea e Cina, e infine nel resto del mondo.

Questo fenomeno diventa noto in Italia come ritiro sociale.

Gli hikikomori o ritirati sociali, sono, nella maggior parte dei casi, giovani maschi di estrazione sociale medio-alta.

L’adolescente ritirato, inizialmente abbandona la scuola, e successivamente tende a ridurre gradualmente i contatti sociali, trascorrendo la maggior parte delle sue giornate nella propria camera, in totale isolamento.

Trascorre i giorni, solitamente invertendo il ciclo circadiano, restando sveglio la notte e dormendo di giorno, e utilizzando, a volte, la rete come unico strumento per restare in contatto con il mondo.

Dall’evidenza clinica emerge che, gli aspetti che sembrano essere comunemente condivisi dagli hikikomori sono tre:

  • Elevati livelli d’ansia;
  • Perdita della concezione del tempo, determinata dal trascorrere dei giorni sempre uguali;
  • Consapevolezza di dover abbandonare la propria condizione di isolamento.

Pur essendo il ritiro sociale l’elemento determinante, sono presenti frequentemente altri sintomi correlati, come la fobia scolastica, l’agorafobia, sintomi ossessivi-compulsivi, depressione e pensieri di morte, che però raramente vengono messi in atto.


Le cause

Le cause che favoriscono il ritiro sociale sembrano riconducibili:

  • Alla cultura familiare;
  • Al rapporto di “amae” tra madre e figlio, ossia un rapporto di dolce dipendenza, in cui una madre investe troppo amore e agisce eccessivi atteggiamenti protettivi che finisco per favorire nel figlio bassa autostima, timore e dipendenza dal giudizio degli altri;
  • Ad un sistema scolastico altamente competitivo, interessato esclusivamente alla prestazione;
  • A fenomeni di bullismo e cyberbullismo.

Questi elementi possono diventare determinanti in una cultura giapponese che prevede un’alta adesione al gruppo o in una cultura occidentale sempre più rivolta all’individualismo e al raggiungimento del successo e del riconoscimento degli altri.

I ritirati spesso narrano vissuti di inadeguatezza rispetto alle alte richieste scolastiche e alle aspettative dei genitori.

Le esperienze di fallimento li portano a percepirsi come inadatti ai compiti scolastici e a credere di essere inefficaci di fronte alle difficoltà.

Ciò conduce ad una progressiva demotivazione e rinuncia che favorisce, l’abbandono scolastico prima, e il ritiro sociale poi.

La scelta radicale di ritirarsi nella propria casa, consente di allontanarsi dagli sguardi giudicanti dei pari e da stati emotivi intensi, come vergogna e senso di imbarazzo.

Questi sono talmente pervasivi e dolorosi, che spesso ci si rifugia nell’utilizzo di videogame virtuali, in grado di alleviare l’ansia, consentire la sperimentazione di nuove parti di sé e permettere relazioni sociali meno dirette e coinvolgenti.


Ritiro sociale ed emozioni

Nella specificità del fenomeno nella cultura occidentale, occorre sottolineare l’azione di una forma di pressione sociale legata ad una generazione iperstimolata.

Il miglioramento generale delle condizioni socioeconomiche ha permesso ai genitori di offrire ai propri figli la possibilità di svolgere una quantità sempre maggiore di attività sportive, ricreative, culturali, mentre l’evoluzione tecnologica ha messo a disposizione strumenti sempre più potenti per allargare il ventaglio di esperienze disponibili tramite TV, smartphone, internet ecc…

Nello specifico, è cresciuto il numero di attività proposte e gestite da un adulto rispetto a quelle gestite in autonomia e questo contribuisce ad aumentare il carico emotivo.

Il fatto che la proposta e la gestione siano in mano a un’altra entità pone un individuo nella posizione di cercare di soddisfare le aspettative, vere o presunte, dell’organizzatore (adulto) o del sistema organizzativo (computer); così che anche il gioco può diventare una richiesta di performance.

A questo aumento di stimolazione si aggiunge un indebolimento della funzione di rispecchiamento emotivo in età infantile, sostituita precocemente da uno schermo che sempre più genera emozioni, in quanto è sempre più diffusa l’interattività attraverso i dispositivi.

L’interattività digitale non è in grado di attribuire un significato pieno alle esperienze, come accade invece attraverso lo sguardo materno, e questa sembra avere privato i ritirati di uno strumento per poter imparare a riconoscere, contenere e gestire le proprie emozioni.

Infine, la velocità esponenziale con cui cambia la società in cui viviamo rende presto obsolete le esperienze genitoriali facendo sì che molti padri si trovino in difficoltà, non sapendo essi stessi dare un nome e un significato alle esperienze vissute dai figli, che quindi non vengono condivise.

L’insieme di questi elementi fa sì che sia sempre più facile imbattersi in ragazzi decisamente maturi da un punto di vista relazionale e intellettivo, ma completamente incapaci di comunicare con la propria emotività.


Il ruolo della scuola

La scuola rappresenta l’ambiente elettivo d’espressione di tutte le difficoltà e sofferenze dei futuri ritirati.

Molti di loro sono stati buoni o eccellenti studenti e l’avere difficoltà, prima socialmente e poi didatticamente, costituisce per loro un’esperienza intollerabile che li spinge ad abbandonare il contesto scolastico.

La scuola costituisce dunque il primo ambiente in cui i futuri ritirati sociali mostrano la propria fragilità e dunque, il luogo in cui gli adulti possono intercettare il dolore e i segnali di crisi.

Il fallimento scolastico, diventa nelle loro menti, l’esempio lampante della propria incapacità relazionale, alimentato dal ricordo degli imbarazzi, dei silenzi pieni di vergogna e dal senso di impotenza.

La scuola rimane nelle menti dei pazienti ritirati come obiettivo persistente, difficilmente eliminabile.


Il ruolo della Rete

Spesso Internet è considerata una delle cause principali del ritiro sociale.

In realtà, la percentuale dei ritirati che usa Internet per comunicare o mantenersi informato è del 30% circa.

Internet si adatta molto bene all’isolamento, perché consente al giovane ritirato di occupare il proprio tempo in attività divertenti, come i videogiochi, agevolando l’assunzione di personalità virtuali lontane dalle proprie, favorendo, in questo modo, il processo di sperimentazione del sé e la comunicazione con il mondo esterno.

Internet diventa l’elemento ideale sul quale fare convergere le ipotesi sulla causa del ritiro.

Si parla così di Internet Addiction e si descrivono vere e proprie crisi di astinenza, tuttavia, non sembra che Internet sia causa del disagio, piuttosto un rifugio da esso.

La dimensione intermedia tra immaginario e reale, consente di allontanarsi dalle relazioni direttamente corporee, che creano angoscia, senza isolarsi definitivamente dal mondo.

Il virtuale permette di mantenere l’accesso al sapere e ad opportunità di relazione, che rendono tollerabile il dolore e, al tempo stesso, consentono lo sviluppo e la crescita dell’adolescente.

Alcuni ragazzi, pur disponendo della rete, non utilizzano in alcun modo le opportunità messe a disposizione perché il timore del fallimento talvolta pervade anche la realtà virtuale, impendendo di partecipare a videogiochi competitivi per il rischio di perdere o evitando di esprimere la propria opinione in qualche chat per paura di dire qualcosa di sbagliato.

Dunque, l’assenza di vita virtuale nei giovani ritirati costituisce motivo di maggiore preoccupazione.


I tipi di ritiro

La studiosa Maia Fansten descrive quattro tipologie di ritiro:

  1. Relazionale, legato ad una situazione sociale complessa e il ritiro risponde al bisogno di proteggersi dalla violenza di un ambiente di crescita familiare e/o sociale, e contro la paura di agire in prima persona questa violenza;
  2. Alternativo, in quanto permetterebbe di evitare l’adolescenza e i coetanei, e di condurre comunque uno sviluppo della propria identità;
  3. Dimissionario, in cui si cerca di fermare il tempo per sfuggire alle pressioni e alle aspettative troppo altre del contesto sociale, congelandosi in un presente senza problemi;
  4. di Sospensione, in cui si annulla la possibilità di fare scelte e prendere decisioni, con un raro uso di Internet e/o di videogame, in quanto la rete serve per accedere a informazioni e non come spazio di relazione.

Prospettiva evolutiva

Nel ritiro sociale, il compito della nascita sociale rappresenta una situazione di scacco.

I ragazzi si sentono insicuri e impacciati nelle relazioni sia con le ragazze sia con i coetanei maschi e, quindi, mettono in atto tutta una serie di strategie di evitamento.

Nel confronto con i coetanei vivono una profonda vergogna, che elimina la possibilità di pensare e parlare, che fa sentire invisibili, o troppo esposti, e che spinge a desiderare di sparire dalle scene.

Decidendo di ritirarsi, il giovane hikikomori sembra aver abbandonato ogni tentativo di separazione dai genitori e di individuazione della propria personalità.

Il legame che unisce il giovane con i genitori non gli consente di distinguere la propria, confusa immagine di sé, da quella che i genitori hanno di lui.


Dott.ssa Fiordalisa Melodia Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Fiordalisa Melodia
Psicologa Clinica | Videogame Therapist
Bio | Articoli
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