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La distanza che cura. Viaggio verso l’indipendenza emotiva dei legami familiari

La distanza che cura. Viaggio verso l’indipendenza emotiva dei legami familiari - Recensione Giulia Menei

Image by Patricia Prudente on Unsplash.com

Valeria Locati, psicologa e psicoterapeuta familiare, nonché autrice de “La distanza che cura. Viaggio verso l’indipendenza dai legami familiari”, ci conduce nei tortuosi ma necessari percorsi che affrancano le scelte degli adulti dal peso delle aspettative, più o meno sottaciute, delle famiglie d’origine.

Muovendo dal racconto delle esperienze cliniche, l’autrice ci lascia sbirciare attraverso il buco della serratura delle stanze di psicoterapia dove si intrecciano storie di giovani adulti che muovono i primi passi nel complesso territorio dell’affermazione di sé, destreggiandosi tra le fitte maglie degli schemi familiari e sociali.

Qual è la giusta distanza, la misura del distacco da adottare per costruire la propria identità senza, tuttavia, smantellare il patrimonio genetico trasmessoci in termini di leggi non codificate che diversifica ciascun sistema familiare?

Esiste un cordone ombelicale invisibile che non viene reciso al momento della nascita e che si estende alla vita adulta, nutrito da aspettative che spesso non ci appartengono; ed è proprio nel momento in cui l’argilla viene forgiata per dare forma ad un nuovo sé che emergono i primi contrasti, a volte laceranti, tra ciò che il clan familiare si aspetta e ciò che siamo o vorremmo diventare.

Il prezzo si paga spesso in sensi di colpa, fecondi della paura ancestrale del tradimento delle proprie origini e dell’aver inflitto in chi ci ha messo al mondo la delusione delle aspettative.

La costruzione di una struttura genomica originale, che comporrà quell’immagine di sé maggiormente rappresentativa, passa attraverso il peso di scelte che spesso appaiono sovversive di schemi familiari rigidi ed immutabili.

Ecco allora che, proprio come su un terreno da edificare, diviene necessario stabilire confini e delimitare gli spazi comuni da quelli di proprietà esclusiva, in una strategica contesa di sempre più ampi margini di indipendenza emotiva, ancor prima che materiale.

Le scelte della vita adulta ruotano attorno ai tre pilastri fondamentali della realizzazione professionale, economica e sentimentale, ma la loro solidità è direttamente proporzionale all’autonomia con la quale ci impegniamo a costruirli: ciò non implica necessariamente una frattura con i modelli genitoriali acquisiti, ma una sana distanza, un distacco funzionale alla crescita di quel nuovo adulto che deciderà di abitarvi.

L’autrice ci spinge, pagina dopo pagina, ad indagare sul peso dei legami affettivi d’origine, a confrontarci con i miti familiari attorno ai quali si sono tessute trame di vita di intere generazioni e a domandarci se siano ancora rappresentativi o se siamo gli artefici designati di un’epica inversione di rotta.

I ruoli educativi possono così capovolgersi: se ai genitori spetta l’oneroso compito di accompagnare il bambino verso l’età adulta, ai figli, a loro volta divenuti adulti, spetterà il compito di educare i genitori al rispetto di quella nuova immagine di sé che spesso non corrisponde ad un ideale preconfezionato.

In questo audace gioco delle parti, in cui i ruoli si invertono e sovrappongono, si costruisce il delicato equilibrio tra indipendenza ed appartenenza, tra l’andare e il rimanere, l’esserci rendendosi in qualche modo invisibili.

Il compimento del delicato processo di crescita presuppone uno svincolo necessario, doloroso e al tempo stesso catartico, da alcuni grovigli che limitano l’emancipazione come soggetti adulti ed in cui ci ritroviamo, nostro malgrado, intrappolati per soddisfare un bisogno ancestrale di accudimento ed attenzioni mai sopito.

Il voler a tutti costi ricevere il benestare genitoriale nel percorrere gli stadi evolutivi cui naturalmente si va incontro è sintomo di stallo in una fase che è tipica dell’età infantile e di inceppo di alcuni ingranaggi familiari.

Ma allora qual è la misura della sana distanza emotiva e, soprattutto, come si può costruire?

Come la stessa autrice suggerisce, in psicologia non esiste un concetto di “giusto”, poiché ogni vissuto racconta una storia a sé, bisognosa di tempi e strategie di adattamento di volta in volta diversi per il raggiungimento della propria dimensione di benessere.

Inoltrarsi nella lettura di questo libro spinge, inoltre, a rivolgersi alcuni interrogativi fondamentali come: “quanto la scelta del lavoro, del partner, è stata influenzata dalle aspettative genitoriali?”, “in che misura la gestione delle risorse economiche familiari ha dominato i rapporti tra componenti, divenendo uno strumento di potere?”.

I molteplici quesiti assumono svariate intensità che si regolano in base alla propria esperienza e a quanto e come siamo riusciti a compiere l’eroica impresa del diventare adulti.

Con una scrittura efficace ma al tempo stesso delicata, l’approccio al testo richiede da parte del lettore quella necessaria dose di coraggio che consente di sviscerare il dedalo delle sue paure e ambizioni fino a condurlo all’individuazione di quel posto nel mondo cui tutti aspiriamo prima o poi di approdare.

Buona lettura!
Dott.ssa Giulia Menei

La distanza che cura. Viaggio verso l’indipendenza emotiva dei legami familiari

Valutazione
Valutazione 5 su 5

Autore: Valeria Locati
Editore: Mondadori
Genere: Benessere personale e self help
Anno: 11 marzo 2025
Pagine: 204
ISBN: : 978-8804764267

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