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La doppia faccia della Musica

La musica come mezzo di allontanamento da sé e le potenzialità evolutive della musica


In questo articolo affronteremo il profondo impatto che la musica, in tutte le sue forme, ha sulle nostre vite.

Vedremo come la sua influenza non si limiti solo ai musicisti o ai musicofili, ma coinvolge tutti noi indistintamente.

Si evidenzierà  come la musica sia in grado di  elevarci o renderci inebetiti a seconda delle modalità compositive, delle frequenze* adottate, da come viene utilizzata e soprattutto da come viene ascoltata.

Questo è il motivo per cui il titolo principale “La doppia faccia della musica” ha due sottotitoli.

Nella prima parte questo lavoro prende in esame alcuni fattori legati alla fruizione musicale ed ai suoi possibili effetti secondo una visione psico-sociologica.

Nella seconda verranno affrontati alcuni aspetti, come le onde sonore*, il suono e la musica in generale, tutti fattori che più o meno influenzano il nostro corpo e la nostra mente.

Per esigenze redazionali l’articolo verrà suddiviso in quattro parti: le prime due fanno riferimento al sottotitolo “La musica come mezzo di allontanamento da Sé” e le altre due al sottotitolo “Le potenzialità evolutive della musica“; quindi dopo aver evidenziato alcune criticità si passa ad un’analisi costruttiva.

Dall’inizio della storia del genere umano non si è mai verificata un’inondazione informazionale così ampia e massiva.

L’intero genere umano è sommerso da una miriade di messaggi di ogni tipo, la maggior parte dei quali inutili o dannosi; allo stesso modo non si è mai prodotta ed ascoltata così tanta musica in ogni angolo e momento delle nostre giornate che invade letteralmente i nostri canali acustici senza aver avuto il nostro consenso; musica generalmente di basso livello e, come vedremo, a volte anche dannosa per la salute mentale e fisica degli individui.

Questa iper-informazione e questa immersione sonora continua ed imposta in quasi tutti gli ambienti commerciali e non, paradossalmente, fa da specchio all’incapacità di un ascolto umano autentico di tanti individui.

In fondo all’articolo ho inserito un glossario dei termini musicali tecnici oltre che di alcune parole o espressioni non di uso comune.

Tali termini sono contrassegnati con un asterisco*, per indicare appunto che tale termine è incluso nel glossario. 


La fruizione della musica

Il primo tema da affrontare sono i luoghi (più o meno imposti) di fruizione della musica.

Avrete notato come in ogni esercizio commerciale, piccolo o grande che sia, la musica è onnipresente, spesso anche in maniera invadente per il volume con cui viene diffusa nei suoi ambienti.

La musica che viene imposta all’ascolto dei clienti non è pensata o scelta in modo ragionato per creare una sensazione di benessere o rilassatezza, infatti spesso non si è fatto altro che sintonizzarsi sulla prima stazione radio che diffonde musica commerciale senza badare al tipo di brani che trasmette e senza considerare le interruzioni degli spot pubblicitari o dei discorsi riempitivi banali degli speakers radiofonici di turno.

Anche quando la scelta della musica avviene in modo ragionato, molto spesso l’intento di fondo non è mirato a far sì che la musica venga ascoltata ma piuttosto quello di deconcentrare, confondere ed “instupidire” i clienti. Dei ricercatori hanno definito l’effetto di questa iper-stimolazione disarmonica come “decoerenza neurale dello stato beta*” (Tristano-Tuis 2020). Infatti,

“l‘ascolto passivo, specie in luoghi rumorosi, porta il cervello a desincronizzare i due emisferi, limitando le capacità di apprendimento, di logica, di visualizzazione e di intuizione.” (Ibidem, pag. 140).

Certamente non tutti i commercianti hanno questo intento manipolativo della mente dei clienti nel diffondere musica nei loro ambienti, ma l’effetto è comunque lo stesso.

La diffusione della musica nei ristoranti invece è nata con un diverso scopo. Inizialmente la musica in questa categoria di locali serviva a generare un ambiente accogliente ed intimo, poi nel corso degli anni, si è persa completamente questa intenzione per diverse ragioni: da una parte l’emissione di musica (non importa quale) serve a riempire quei vuoti comunicativi, soprattutto ma non solo, delle coppie di “innamorati”, mentre dall’altra costituisce il sottofondo “rumoroso e necessario”, sul quale la gioventù instaura le proprie relazioni sociali.

Naturalmente, a parte alcune eccezioni, anche in questo caso la musica che viene diffusa tramite le emittenti radiofoniche, o peggio ancora i canali televisivi che trasmettono videoclip*, è sempre casuale.

Quando si chiede ai gestori dei ristoranti di abbassare o di spegnere tali apparecchi perché risultano fastidiosi, la risposta è sempre molto tiepida e ciò conferma il fatto che la musica imposta non serve a mettere a proprio agio i propri clienti.

Gli stessi gestori sono ormai così mal-abituati a questo “rumore” di fondo che probabilmente  essi stessi sarebbero i primi a trovarsi a disagio in un ambiente non inquinato acusticamente. 


Le majors

Visto che nel paragrafo precedente ho fatto riferimento alle emittenti radiofoniche, bisogna ora specificare  che, nella maggior parte dei casi, la musica da loro trasmessa non è unicamente scelta dalle emittenti stesse perché è influenzata dalle case discografiche (le cosiddette majors) che in maniera diretta o indiretta le sovvenzionano in cambio della messa in onda dei brani musicali che devono essere spinti sul mercato.

Questa è la ragione per cui, girando per più stazioni radio in uno stesso lasso di tempo, si ascoltano sempre le stesse canzoni.

Data questa premessa risulta evidente quindi che lo scopo delle emittenti radio (a parte qualche perla rara che fatica a sopravvivere) non è quello di trasmettere musica di qualità e che elevi lo spirito, ma quello di pubblicizzare la canzone e il cantante di volta in volta sponsorizzato dalle majors.

Come ho già sostenuto, l’inondazione degli ambienti dei servizi commerciali di musica tappezzeria* ad alto volume, ha come strategia di marketing quello di rendere il cliente passivo ed allontanarlo da sé stesso, dalla propria verità, perché in questo modo la vendita di un prodotto è di molto semplificata. 


Casualità o strategia?

Quello che è un obiettivo di marketing però può assolvere più o meno “indirettamente” anche ad uno scopo legato  al controllo sociale, infatti la banalizzazione, la ipersemplificazione e l’annullamento della complessità tendono ad appiattire le menti abbassandone il livello di discriminazione e quindi di critica della realtà sociale.

Questa strategia infatti rientra in un programma più ampio di distrazione continua dalla propria natura illuminata.

Si potrebbe pensare che stia esagerando ma è ormai è evidente che lo Stato, che teoricamente dovrebbe operare per il bene dei cittadini, agisce invece per renderli e mantenerli nella precarietà, nell’incertezza e nel “bisogno”, basta guardare al mondo del lavoro e alle politiche fiscali di tutti i governi (Chomsky 2002): se si è costantemente impegnati a risolvere problemi di sopravvivenza o di aspetti economici non si ha né il tempo né l’energia mentale per potersi dedicare alla propria profonda intimità.

Prima di chiudere questa prima parte dell’articolo “La musica come mezzo di allontanamento dal Sé” vorrei elencare i titoli dei paragrafi della seconda parte:

  • I tranelli della musica orecchiabile;
  • Il feticismo in musica;
  • Musica e… Dopamina;
  • Due ipotesi;
  • Le cover bands;
  • L’icona e la stasi artistica funzionale.

Glossario

Beta. lo stato Beta si riferisce ad una delle quattro onde cerebrali misurabili con l’elettroencefalogramma. Nello specifico l’onda Beta è quella predominante nel periodo di veglia ed attività diurna.

Frequenza. Tecnicamente, corrisponde al numero di forme d’onda generate in un secondo. Ad esempio, se si preme sul La centrale di un pianoforte (quarta ottava), le su corde corripondenti vibreranno 440 volte in un secondo. Se si preme sul La successivo, cioè l’ottava successiva, le corde vibreranno ad una velocità doppia, cioè  880 volte in un secondo. Più è alta la frequenza più il suono che si genera è acuto e viceversa.

Musica tappezzeria. Il musicista francese Eric Satie, all’inizio del secolo scorso definì la sua stessa musica “musica tappezzeria” perché nel suo intento doveva fungere da sottofondo in ambienti sociali anticipando  il concetto di musica ambient. Purtroppo per lui, la musica apparve ai frequentatori dei locali talmente bella che si fermavano ad ascoltarla con interesse e attenzione, cosa che (così almeno sembra) fece di molto arrabbiare il musicista.   

Onde sonore. Il suono ha origine dall’eccitazione di un corpo più o meno elastico e si propaga dalla fonte verso l’esterno in ogni direzione esattamente come avviene quando, gettando un sasso nell’acqua, si generano delle onde circolari.

Videoclip.  brano musicale accompagnato da  un cortometraggio o immagini televisive.


Articoli Correlati

La doppia faccia della musica [Seconda Parte]: gli aspetti psico-sociali


Bibliografia

Chomsky N., Capire il potere, Marco Tropea Editore, Milano 2002.
Tristano Tuis R., 432 Hz. La rivoluzione musicale, Uno, Nuova Edizione, Città di Castello 2020


Dott. Ivo Papadopoulos Autore presso La Mente Pensante Magazine
Dott. Ivo Papadopoulos
Psicologo Clinico | Sociologo | Funzionario Educativo
Bio | Articoli | Intervista Scrittori Pensanti | AIIP Novembre 2023
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