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Lamentele: tre buoni motivi per evitarle

Oggi giornata no? Esiste un’alternativa alle lamentele

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Immaginiamo la situazione: lunedì mattina alla macchinetta del caffè, un gruppo di colleghi sta chiacchierando del “del più e del meno” quando si unisce quella persona a cui va tutto storto, che (a suo dire) attira solo sventure e non ha mai nessuna colpa. Da quel momento la conversazione cambia: racconti felici e battute scherzose lasciano il posto ad una lunga lista di lamentele che spaziano dal meteo, alla politica, al manager, al traffico mattutino e…Si salvi chi può!

Chi non ha mai vissuto questa situazione? Chi, almeno una volta, non si è lasciato attrarre dal potere della lamentela? Vi siete mai soffermati a pensare quali effetti ha la lamentela sul nostro benessere?

Lasciarsi andare alle lamentele o esserne spettatore non è di certo definita una situazione di estremo pericolo, d’altra parte le neuroscienze hanno dimostrato alcuni effetti dannosi di questa pratica:

  • Restringimento Ippocampo: Quando ci lamentiamo si nota un restringimento dell’ippocampo, l’area del cervello deputata alla risoluzione dei problemi (dimostrato da una ricerca della Stanford University). Ecco spiegato perché raramente chi si lamenta riesce a trovare la soluzione!
  • Più mi lamento, più diventa abitudine: Cedere spesso alla lamentela rafforza il circuito della lamentela. Il nostro cervello è progettato per essere efficiente: ogni volta che ci lamentiamo rafforziamo il circuito neuronale della lamentela, sarà più facile ricaderci senza esserne pienamente consapevoli.
  • Lamentarsi causa il rilascia di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress.

Come se non bastasse, la lamentela è contagiosa: gli effetti non si limitano ad agire su di noi, ma anche sugli altri, causando diffusione di umore negativo e diffondendo la tendenza al lamento come effetto specchio.


Come proteggersi dal rischio lunghe lamentele?

Quando siamo spettatori/ascoltatori di lamentele

  • Plachiamo le lamentele invece di alimentarle, a volte basta una battuta o un sorriso per cambiare discorso.
  • Facciamo domande, non solo per capire da dove viene il malessere della persona ma anche per aiutarla a riflettere.
  • Raccontiamo cosa abbiamo letto e imparato sugli effetti della lamentela sul nostro cervello e spostiamo la discussione su questo, forse convincerà qualcuno che lamentarsi non fa altro che peggiorare le cose.

Quando siamo noi stessi a cadere nella spirale della lamentela:

  • Spostiamo il focus sulla proattività. Non sempre ciò che ci accade è quello che vorremmo, ma abbiamo sempre la possibilità di scegliere il nostro atteggiamento. Invece di sentirci inermi, in balia del destino crudele, possiamo scegliere di essere propositivi anche difronte ad una realtà che non ci piace chiederci:
    • “Cosa Posso fare io?”
    • “Quale aspetto della situazione è nella mia sfera di influenza?”
    • “Su quale leva posso agire per invertire la rotta?”
  • Riconosciamo che esiste una differenza tra il nostro percepito e la realtà. La nostra visione della realtà è filtrata attraverso le lenti della nostra esperienza, nel nostro vissuto, delle nostre convinzioni. Spesso basta farsi qualche domanda in più o chiedere un riscontro a qualcun’altro, per vedere le cose da un’altra prospettiva e capire che gli ostacoli non sono davvero insormontabili, che una situazione che oggi ci sembra catastrofica si potrebbe rivelare addirittura un vantaggio in futuro.
  • Ampliamo la portata del nostro sguardo e della nostra attenzione. È facile e spontaneo focalizzarsi su ciò che non va bene, ma se cerchiamo in maniera conscia di vedere anche “Cosa c’è di buono” nelle nostre vite capiremo che forse “non va tutto così male” e “non capitano tutte a noi”

Riconoscere che qualcosa non va è fondamentale per stare meglio.

Altrettanto fondamentale è gestire la criticità con l’approccio costruttivo di chi agisce per trovare la soluzione.


Una storia che aiuta a riflettere

Un antico racconto cinese, denominato “Il contadino saggio” ci può far riflettere su quanto la nostra visione è parziale e la nostra interpretazione di ciò che ci accade può essere fuorviante. Lo riporto come lo ho trovato sul web augurandovi buona lettura e buona riflessione:

C’era una volta, in un villaggio cinese, un vecchio contadino che viveva con suo figlio e un cavallo, che era la loro unica fonte di sostentamento.
Un giorno, il cavallo scappò lasciando l’uomo senza possibilità di lavorare la terra.
I suoi vicini accorsero da lui per mostrargli la loro solidarietà dicendosi dispiaciuti per l’accaduto.
Lui li ringraziò per la visita, ma domandò loro: “Come fate a sapere se ciò che mi è successo è un bene o un male per me? Chi lo sa!”
I vicini, perplessi dall’atteggiamento del vecchio contadino, andarono via.

Una settimana dopo, il cavallo ritornò alla stalla, accompagnato da una grande mandria di cavalli. Giunta la notizia agli abitanti del villaggio, questi tornarono a casa del contadino, congratulandosi con lui per la buona sorte.
“Prima avevi solo un cavallo ed ora ne hai molti, è una grande ricchezza. Che fortuna!”, dissero.
“Grazie per la visita e per la vostra solidarietà”, rispose lui, ma come fate a sapere che questo è un bene o un male per me?”
I vicini, ancora una volta rimasero sconcertati dalla risposta del vecchio contadino e se ne andarono via.

Qualche tempo dopo, il figlio del contadino, nel tentativo di addomesticare uno dei nuovi cavalli arrivati, cadde da cavallo rompendosi una gamba.
I vicini premurosi tornarono a far visita al contadino dimostrandosi molto dispiaciuti per la disgrazia.
L’uomo ringraziò per la visita e l’affetto di tutti e nuovamente domandò: “Come potete sapere se l’accaduto è una disgrazia per me? Aspettiamo e vediamo cosa succederà nel tempo.”
Ancora una volta la frase del vecchio contadino lasciò tutti stupefatti e senza parole se ne andarono increduli.

Trascorsero alcuni mesi ed il Giappone dichiarò guerra alla Cina. Il governo inviò i propri emissari in tutto il paese alla ricerca di giovani in buona salute da inviare al fronte in battaglia. Arrivarono al villaggio e reclutarono tutti i giovani, eccetto il figlio del contadino che aveva la gamba rotta.
Nessuno dei ragazzi ritornò vivo. Il figlio del contadino invece guarì e i cavalli furono venduti procurando una buona rendita.

Il saggio contadino passò a visitare i suoi vicini per consolarli ed aiutarli, come loro si erano mostrati solidali con lui in ogni situazione.
Ogni volta che qualcuno di loro si lamentava, il saggio contadino diceva: “Come sai se questo è un male?”. Se qualcuno si rallegrava troppo, gli domandava: “Come sai se questo è un bene?”


Bibliografia

Il contadino saggio – Storie Zen – Visione Olistica
How Complaining Affects the Brain and General Health: How Complaining Affects the Brain and General Health – YouTube
Getting stuck in the negatives (and how to get unstuck) | Alison Ledgerwood | TEDxUCDavis: Getting stuck in the negatives (and how to get unstuck) | Alison Ledgerwood | TEDxUCDavis – YouTube


Simona Bargiacchi Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Simona Bargiacchi
Internal Communication & University Relations Manager
Bio | Articoli | Video Intervista AIPP Marzo 2024
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