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Stalking: l’identikit di uno stalker

Le molestie assillanti

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Il termine inglese stalking indica “fare la posta, braccare, pedinare” e fa riferimento a comportamenti mirati a conoscere il comportamento di una preda al fine di arrivare a catturarla. In italiano viene tradotto con molestie assillanti.

Si tratta di una forma di aggressione messa in atto da un persecutore che irrompe in maniera ripetitiva, indesiderata e distruttiva nella vita privata di un altro individuo con gravi conseguenze fisiche e psicologiche, che possono arrivare a determinare un vero e proprio disturbo da stress post-traumatico (Gargiullo e Damiani, 2008).

In particolare, i comportamenti dello stalker (Westrup, 1998):

  • sono diretti ripetutamente verso uno specifico individuo;
  • vengono vissuti dalla vittima come intrusivi e sgraditi;
  • determinano nella vittima reazioni di disagio, paura e ansia.

Mullen e Pathé (2002) li hanno distinti in tre grandi categorie:

  • comunicazioni indesiderate: telefonate, lettere, e-mail, biglietti, scritte sui muri. In genere sono rivolte alla vittima, ma talvolta ne coinvolgono la famiglia, gli amici o i colleghi;
  • contatti indesiderati: utilizzati allo scopo di avvicinare la vittima, come il pedinarla, il presentarsi alla porta della sua abitazione, l’appostarsi sotto casa;
  • altri comportamenti: l’invio di doni, la richiesta o l’annullamento della richiesta di beni o servizi a nome della vittima, reclami, iniziative legali pretestuose, inserzioni e annunci pubblicitari, minacce e aggressioni (fisiche o sessuali).

I comportamenti di stalking si caratterizzano per ossessività, impulsività e compulsività (Lewis et al., 2001).

Nella società odierna caratterizzata dal vivere onlife, in cui vita online e vita offline sono costantemente interconnesse e intrecciate, lo stalking prende spesso le sembianze di cyberstalking. Il cyberstalker può mettere in atto pedinamenti virtuali tramite softwares di controllo e di geolocalizzazione, oppure pubblicare o inviare minacce attraverso i social media, tramite e-mail anonime e/o tramite messaggistica istantanea (Whatsapp, Skype, etc.), spesso usando il web per diffamare la vittima (Del Rosso, 2019).


La normativa

In Italia il reato di stalking è stato introdotto con il D.L. del 23 febbraio 2009, n. 11 recante “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”. In particolare, l‘art. 612 bis del Codice Penale rappresenta una delle novità più significative introdotte da questo Decreto-legge, che rubrica lo stalking come “Atti persecutori” (Bilotta, 2021):

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 della legge 5/2/1992 n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 legge 5/2/1992, n.104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere di ufficio”.


Chi è lo stalker?

Non esiste un unico profilo psico-comportamentale dello stalker, in quanto questi individui esibiscono una vasta gamma di comportamenti, motivazioni e tratti psicologici.

La maggior parte dei comportamenti di stalking viene messa in atto da partner o ex partner di sesso maschile di età compresa tra i 18 e i 25 anni, quando la causa è di abbandono o di amore respinto, superiore ai 55 anni in situazioni di separazione o di divorzio (Aramini, 2002; Acquardo Maran, Pristerà, Varetto, Zedda, 2010).

Per quanto riguarda la tipologia di stalker, una delle classificazioni più utilizzate in ambito internazionale è quella multi-assiale proposta da Mullen, Pathé e Purcell (2000) che distingue cinque categorie di stalker sulla base della motivazione predominante e del contesto in cui avviene lo stalking (primo asse):

  • il cercatore di intimità: ricerca una forma di vicinanza emotiva e di intimità con la vittima, il cui comportamento viene interpretato in modo distorto, attribuendole un’intenzione di vicinanza o ricerca di affetto. Lo scopo diviene quello di costruire una relazione (di amicizia o di amore) con un partner che viene idealizzato. Il cercatore di intimità non riesce a tollerare il senso di solitudine ed i continui rifiuti che riceve, per cui tende a negarli, perseverando nella continua ricerca dell’altro e attribuendo alla vittima i propri pensieri e le proprie emozioni. La vittima in questi casi può essere uno sconosciuto.
  • il respinto: il comportamento di stalking inizia quando la persona subisce l’interruzione di una relazione affettiva determinata da un partner. Lo stalker, in questo caso, cerca di ottenere una riconciliazione, una vendetta, o entrambi. Il tentativo è quello di evitare l’abbandono. Solitamente si tratta di relazioni sentimentali, ma può verificarsi in qualsiasi tipo di relazione affettiva significativa. In questi casi lo stalker prova un profondo senso di perdita e abbandono e una forte rabbia per l’interruzione subita della relazione che viene vissuta come ingiusta ed umiliante.
  • il risentito: il comportamento di stalking è conseguente ad una situazione in cui lo stalker ritiene di aver subito un torto e di essere stato danneggiato. L’obiettivo diviene pertanto quello della vendetta e della rivalsa nei confronti di chi ritiene averlo danneggiato. Per questo motivo tende ad incutere paura nella vittima, provando un senso di potere e di controllo. In questi casi lo stalker prova una grande rabbia per un senso di oppressione ed umiliazione subiti da parte dell’altro e ritiene di avere il diritto di rivalsa per il torto subito.
  • il predatore: l’obiettivo principale è quello di avere un rapporto sessuale con la vittima. I comportamenti vengono pianificati e mai lasciati al caso. Lo stalker, in questo modo, prova un forte senso di controllo e di potere nei confronti della vittima, che solitamente viene aggredita anche fisicamente. Si tratta di una delle forme più pericolose di stalking.
  • il corteggiatore incompetente: in questo caso lo stalker prova un forte bisogno di possesso e di conquista che lo porta a vedere l’altro come un semplice oggetto. È incapace di entrare in sintonia con la persona desiderata a causa delle scarse competenze relazionali, empatiche e cognitive e solitamente si mostra incapace di comprendere il motivo che spinge l’altro a non volere una relazione intima con lui/lei. Questo tipo di stalking procura scarse soddisfazioni, perciò è raro che prosegua a lungo.

Il secondo asse identificato dagli autori di questa classificazione riguarda la natura del rapporto preesistente con le vittime di stalking, ossia se si tratta di ex-partner, di colleghi di lavoro, di clienti/pazienti, di conoscenti/amici, di sconosciuti.

Il terzo asse divide gli stalker in due gruppi: psicotici, che presentano psicopatologie quali schizofrenia, disturbi deliranti, psicosi affettive o psicosi organiche, e non psicotici, che presentano problematiche quali disturbi di personalità, disturbi d’ansia o disturbi dell’umore (Nuzzo e Benelli, 2023; Del Rosso, 2019; Kienlein, Birmingham e altri, 1997). In particolare, agli stalker si associano spesso disturbi di personalità del cluster B antisociale, borderline, istrionico e narcisistico, meno frequentemente i tratti dipendenti, schizoidi e paranoidei.

Tuttavia, è bene tener in considerazione che, pur presentando tutti gli stalker una problematica affettivo-emotiva, relazionale e comunicativa, non sempre mostrano un preciso quadro psicopatologico.

Lo stile di attaccamento predominante dello stalker è quello insicuro-ambivalente, caratterizzato da un senso di ansia pervasiva, provata soprattutto nelle relazioni, dalla dipendenza dagli altri, dalla paura del rifiuto e dell’abbandono, da rabbia e gelosia verso il partner. 


Dipendenza affettiva e stalking

Proprio sulla base dello stile di attaccamento, si trovano punti in comune tra stalking e dipendenza affettiva.

Lo stile di attaccamento insicuro-ambivalente caratterizza infatti anche il dipendente affettivo. In entrambi i casi l’individuo è stato esposto ad una figura di attaccamento presente solo in maniera intermittente e instabile ed ha sperimentato pertanto, nell’infanzia, un senso di rifiuto e precarietà relazionale.

Come il dipendente affettivo, lo stalker mostra solitamente una personalità debole che, per timore di essere abbandonata (come già sperimentato nell’infanzia con le figure genitoriali), si lega ossessivamente a qualcuno.

Sia nello stalking che nella dipendenza affettiva, l’altro viene vissuto come indispensabile per esistere, per cui in entrambi i casi c’è una tendenza ad instaurare relazioni simbiotiche e fusionali e viene sperimentato un bisogno irrinunciabile della presenza dell’altro, a causa di una sua mancata interiorizzazione. Ne consegue che la rottura della relazione non può essere accettata. Da qui la possibilità che l’individuo metta in atto comportamenti di stalking finalizzati a mantenere la relazione e ad evitare di perdere l’altro attraverso il controllo e la manipolazione (Del Rosso, 2019).

Meloy e Fisher (2005) hanno rilevato che gli stalkers mettono in atto comportamenti caratteristici delle dipendenze quali attenzione focalizzata sull’oggetto, comportamenti di inseguimento e pensieri ossessivi. In entrambi i casi inoltre sembrano implicati gli stessi meccanismi cerebrali del sistema della ricompensa.

Naturalmente non tutti gli individui che presentano dipendenza affettiva manifestano comportamenti di stalking per scongiurare la fine di una relazione, né tanto meno tutti gli stalker sono necessariamente dipendenti affettivi, ma la correlazione tra le due problematiche appare rilevante (Zedda, 2018).


Conclusioni

Cosa si può fare per contrastare il fenomeno dello stalking?

Oltre agli interventi terapeutici sulla vittima e, in casi più rari, sullo stalker, si rileva di particolare importanza la prevenzione.

Innanzitutto, prevenzione significa diffusione di una conoscenza del fenomeno e di come contrastarlo anche attraverso una formazione diretta alle persone maggiormente a rischio di subirlo. Per una prevenzione efficace, inoltre, è importante sensibilizzare i professionisti che si trovano a prendere in carico le vittime di stalking, quali medici di base e forze dell’ordine, che non conoscendo bene la problematica, possono svalutarla e sottovalutarla, in particolare quando la vittima è un ex partner.

Prevenzione significa anche diffusione di informazioni sui servizi a cui rivolgersi quando si è vittima di stalking e sulla normativa che consente di denunciare il problema.

Ma la prevenzione deve essere soprattutto primaria; questo significa intervenire precocemente nelle scuole e in tutti i contesti frequentati dai giovani, attraverso la diffusione di un’educazione all’affettività che si rivela fondamentale per evitare il successivo presentarsi del fenomeno dello stalking, ma anche di molte altre problematiche, facendo sì che i giovani acquisiscano competenze relazionali, comunicative ed empatiche, che li aiutino ad entrare in contatto con gli altri in maniera adeguata (De Rosso, 2019; Acquardo Maran, Pristerà, Varetto, Zedda, 2010).


Bibliografia

Acquardo Maran, D., Pristerà, V., Varetto, A., Zedda, M. (2010). Stalking: aspetti psicologici, Psicologi a confronto, anno 4 – n. 2.
Aramini, M. (2002). Lo stalking: aspetti psicologici e fenomenologici, in G. Gulotta e S. Pezzati (a cura di), Sessualità Diritto e Processo, Giuffrè, Milano.
Bilotta, F. (2021). Stalking: la sindrome delle molestie assillanti
DECRETO-LEGGE 23 febbraio 2009, n. 11 “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”.
Del Rosso, A. (2019). Quando lo stalking si snoda nel labirinto della dipendenza affettiva, Cognitivismo clinico, 16, 1, 67-85.
Gargiullo B. e Damiani R. (2008). Lo stalker, ovvero il persecutore in agguato. Classificazione, assessment e profili psico-comportamentali, Angeli, Milano.
Harmon, R.B., Rosner, R., Owens, H. (1995). Obsessional harassment and eroto­mania: in a criminal court population, 40: 188-96.
Il Reato di Stalking – Cos’è il reato di stalking o “atti persecutori”, in che modo raccogliere le prove e individuare il profilo dello stalker e cosa prevede la legge da https://www.dogma.it/it/news/il-reato-di-stalking (consultato in data 22/05/2023).
Kienlein, K.K., Birmingham, D.L., Solberg, K.B. e altri (1997). A Comparative Study of Psychotic and Non-Psychotic Stalking, Journal of the American Academy of Psychiatry and Law, n. 25, pp. 317-34.
Lewis, S.F., William, M.A., Fremouw, J., Del Ben, K., Farr, C. (2001). An Investigation of the Psychological Characteristics of Stalker: Empathy, Problem Solving, Attachment and Borderline Personality Features, Journal of forensic sciences, 46, 80-84.
Meloy, J.R., Fisher, H. (2005). Some thoughts on the neurobiology of stalking, Journal of forensic sciences, 50, 1-9.
Mullen, P.E. e Pathé, M. (2002). Stalking, Crime and Justice, n. 29, pp. 273-318.
Mullen, P.E., Pathé, M. e Purcell, R. (2000). Stalkers and Their Victims, Cambridge University Press, New York.
Nuzzo, C. e Benelli, C. (2023). Stalking da https://www.stateofmind.it/stalking/#:~:text=Stalking%3A (consultato in data 12/05/2023).
Westrup D. (1998). Applying Functional Analysis to Stalking Behaviour, in J. R. Meloy (Ed.), The psychology of stalking: Clinical and forensic perspectives, pp. 275–294, Academic Press.
Zedda, M. (2018). Dipendenza affettiva, rifiuto nella relazione e stalking – Congresso SITCC 2018


Dott.ssa Claudia Cioffi Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Claudia Cioffi
Psicologa e Psicoterapeuta Analitico Transazionale
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