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Il mago delle parole

Image by Glen Carrie on Pexels.com

Giuseppe Antonelli, autore del testo, si è laureato in Storia della lingua italiana nel 1994, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “La Sapienza” di Roma; il prof Luca Serianni è stato la sua forza ispiratrice, il suo “mentore”, studioso della lingua italiana, nonché Accademico della Crusca.  Proprio gli aspetti storici e sociali della lingua italiana sono temi centrali nella formazione di Giuseppe Antonelli, Professore ordinario di Storia della lingua italiana all’Università di Pavia.

Il libro si ispira esattamente all’ esperienza personale dell’autore, un incontro che gli ha cambiato la vita con un professore molto speciale, che ha saputo lasciare un segno, come ci dice l’etimologia della parola insegnare: Il verbo “insegnare” deriva dal latino “insignare”, composto dal prefisso “in” unito al verbo “signare”, con il significato di segnare.

I maestri, gli insegnanti, coloro che, come speciale missione, hanno quella di trasmettere saperi, cultura e conoscenza, non devono, infatti, limitarsi solo a dire, elencare o sbrigarsi a terminare il programma scolastico. Per ottemperare al loro ruolo, nel migliore dei modi, obiettivo massimo dovrebbe essere quello di lasciare un “segno” ai loro discenti, incarnare delle guide sapienti per condurre i ragazzi, con amore, dedizione e comprensione, verso il mondo degli adulti; donare stimoli efficaci affinché le menti dei loro alunni sappiano, vogliano migliorarsi ed evolvere, siano in grado di esprimersi criticamente, pensando con la propria testa. A tal proposito, l’autore, nella pagina precedente il primo capitolo, riporta una citazione significativa, tratta da un film cult, ricco di contenuti e spunti di riflessione: “Imparerete ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo”. PROF. JOHN KEATING

Il mondo che cambia fa pensare alla rivoluzione, proprio quella che nel primo capitolo del libro viene sottolineata da uno studente o studentessa a cui l’autore dà voce e fa esprimere ciò che quello “strano soggetto”, il nuovo Prof. di Italiano, è riuscito a portare nella classe: un vento nuovo, ispirazione e speranza, quella stessa idea di “rivoluzione” del film L’ attimo fuggente, che ha come protagonista il prof. John Keating, ben presente e centrale, la forza e la determinazione di trasformare il contesto in cui si vive. Così scrive l’autore, immaginando di far parlare un discente dallo sguardo ammirato verso questo Professore, così speciale: “Quello fu per noi il suo arrivo: una rivoluzione.  L’ incitamento a rivoltare le parole da tutte le parti, fino a trovarne il lato che più ci piace di più. Fino a trovare ogni volta l’incastro giusto per quello che vogliamo dire. L’insegnamento di non fermarci mai alla superficie, non accontentarci mai del primo significato. Ma scavare a fondo, per scoprire il doppio fondo delle frasi. Per capire cosa vogliono dire davvero le parole che sentiamo: cosa vogliono convincerci a fare o a pensare o ad accettare, condividere, comprare. Ci ha insegnato a essere liberi, libere”. Una  rivoluzione dunque, uno sconvolgimento positivo di  animi e pensieri in fermento, che un professore di italiano riesce a introdurre in un contesto governato in gran parte ormai dalle nuove tecnologie, sempre più protagoniste e dirompenti, che si sofferma sul valore senza tempo della grammatica, dire cose esatte, usare i giusti termini nei momenti e nelle modalità opportuni, scelte che diventano quasi un mistero da risolvere: come è possibile che la grammatica possa avere ancora un suo fascino, perché la grammatica non è affatto da sottovalutare? Al riguardo, sul retro del libro viene incuriosito il lettore, con parole mirate ed efficaci, che all’interno troverà la sua risposta: “Perché, come ci rivelerà pagina dopo pagina Giuseppe Antonelli, la grammatica non è affatto noiosa, polverosa o dogmatica. La grammatica è glamour”.  L ’autore spiega questo collegamento, l’associazione grammatica-glamour: parola latina, “grammatica”, che nella lingua francese si trasforma in “grimoire”, chiara attinenza con il grimorio, il libro delle streghe, il loro personale manuale degli incantesimi; la trasformazione in “glamer” (lingua scozzese), ovvero incantesimo, per arrivare alla lingua inglese: “glamour”. Conclude G. Antonelli:” Parola che, come spiegano i dizionari, allude a un incanto misterioso, un irresistibile fascino. La grammatica è glamour: è una magia che ammalia, è l’arte di incantare con le parole.

La Grammatica è sì magica, perché composta dalle parole, un’idea unica dell’umanità, di noi esseri umani; numerosissimi sono i termini che insieme formano il Lessico; legandosi, intrecciandosi in maniera armoniosa, fluida e sensata danno vita alla Sintassi. Le parole sono fatte di suoni e significati: la Fonologia, attinente ai suoni, la Semantica, invece, al significato. Poi l’Ortografia, la struttura grafica, la corretta grafia delle parole, l’esatta scrittura. Infine, la Morfologia, che racchiude le varie forme della lingua italiana: gli articoli quanti ne esistono e quali sono, determinativi e indeterminativi, per finire con i verbi e le loro tre coniugazioni in are-ere-ire.

Buona lettura!
Roberta Favorito

Il mago delle parole

Valutazione
Valutazione 5 su 5

Autore: Giuseppe Antonelli
Editore: Einaudi
Genere: Saggistica
Anno: 14 Gennaio 2025
Lingua: Italiano
Pagine: 208
ISBN: 978-8806256852

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