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Spezzare le catene della trasmissione transgenerazionale

Liberarsi dai fantasmi invisibili del passato

Image by Eyasu Etsub on Unsplash.com


Ciò che hai ereditato dai padri, riconquistalo se vuoi possederlo davvero. (Goethe, Faust, 1808).

Talvolta ci si trova a mettere in atto e a riproporre nella propria vita comportamenti disfunzionali e traumi che hanno origini lontane, dai propri genitori, se non, addirittura, da propri remoti antenati. Si tratta solitamente di segreti, tabù, traumi o esperienze non elaborate dalle generazioni precedenti, di elementi inconsci “non metabolizzati” patologici e patogeni che continuano ad influenzare la vita del singolo individuo, determinando l’insorgenza di sintomi fisici e/o emotivi e psicologici. Si ipotizza, pertanto, l’esistenza di un inconscio familiare che si trasmette lungo le generazioni: questo fenomeno è definito trasmissione transgenerazionale (Nicolò Corigliano, 1996).

In questi casi la psiche viene “colonizzata” da formazioni inconsce e/o rimosse, da qualcosa di “indicibile”, incomunicabile e impensabile di un familiare o antenato; questi traumi non elaborati e irrisolti sono sepolti, ma continuano a influenzare i discendenti in modo silente come “fantasmi” (Abraham e Torok, 1978; Kaës e collaboratori, 1993; Tisseron, 2024).

La tendenza della famiglia è quella di favorire la ripetizione compulsiva del trauma o del comportamento negativo trasmesso, scongiurando la risoluzione e il cambiamento attraverso una implicita richiesta di una “lealtà familiare invisibile” (Boszormenyi-Nagi e Spark, 1988) che serve a mantenere il legame e un senso di identità comune tra le generazioni. La trasgressione dai modelli tramandati viene vissuta come un tradimento e genera solitamente sensi di colpa nell’individuo, per cui il materiale inconscio trasmesso non può essere criticato o respinto con facilità.


Il modello biopsicosociale della trasmissione del trauma

L’effetto degli eventi traumatici sulle generazioni successive a quelle che li hanno vissuti direttamente è stato riconosciuto per la prima volta intorno al 1966, con lo studio sugli effetti dell’Olocausto sui figli e i nipoti dei sopravvissuti.

Una molteplicità di fattori concorre alla trasmissione transgenerazionale del trauma, per cui si fa riferimento ad un modello biopsicosociale, che prende in considerazione l’interconnessione tra fattori biologici, psicologici e socio-ambientali alla base del fenomeno. I traumi vissuti da una generazione, pertanto, possono essere trasmessi alle successive non solo tramite racconti o in maniera diretta, ma anche attraverso comportamenti, atteggiamenti e persino a livello biologico.

La ricerca scientifica ha rivelato due modalità principali attraverso cui il trauma può essere trasmesso tra le generazioni:

  • modalità epigenetica;
  • modalità comportamentale e relazionale.

In entrambi i casi, si determina una trasmissione implicita e indiretta del trauma.

Modalità epigenetica. L’epigenetica è la branca della biologia che studia come fattori ambientali quali dieta, attività fisica e stress, possano influenzare l’espressione dei geni, ossia quali geni sono “accesi” o, al contrario, “spenti”, senza però modificare la sequenza del DNA. Ciò significa che i traumi possono determinare cambiamenti epigenetici, alterando l’espressione dei geni con effetti a breve e a lungo termine, influenzando la risposta allo stress, la produzione di ormoni, la regolazione immunitaria e la gestione delle emozioni. Più precocemente è avvenuto il trauma nella vita di una persona, più duraturi sono i cambiamenti epigenetici generati. Tali modifiche possono poi essere trasmesse ai figli attraverso ovuli o spermatozoi. Il risultato è che i bambini, anche se crescono in un ambiente sereno, possono nascere più sensibili allo stress, con un sistema nervoso iperreattivo, ereditando marcatori epigenetici che rappresentano una “memoria biologica” delle esperienze e di ciò che gli antenati hanno appreso e vissuto.

Modalità comportamentali e relazionali. Il trauma influisce sulla modalità con cui vengono educati i figli e, soprattutto, sulla tipologia di attaccamento che si sviluppa tra genitore e figlio. Un genitore traumatizzato può essere in stato di costante allerta, irritabilità o intorpidimento emotivo, può essere ansioso o distante, trasmettendo al figlio la sensazione che il mondo sia pericoloso e/o che le emozioni non vadano espresse. Più in particolare, lutti o traumi non risolti nella memoria del genitore possono favorire il determinarsi di un attaccamento disorganizzato con il figlio, associato a:

  • mancanza di sintonizzazione sui bisogni fisiologici e/o affettivi del bambino;
  • difficoltà nel comprendere e regolare le emozioni proprie e del figlio;
  • manifestazione di comportamenti contraddittori.

L’attaccamento disorganizzato, a sua volta, è un fattore di rischio per diversi sviluppi psicopatologici, in quanto i bambini che non imparano ad autoregolarsi emotivamente e a livello corporeo, possono diventare eccessivamente reattivi, ansiosi o aggressivi, con fluttuazioni dell’umore e difficoltà nel controllo degli impulsi. Tenderanno, pertanto, a mettere in atto agiti impulsivi quali gesti autolesivi, abuso di sostanze, disturbi alimentari come tentativo di regolazione delle proprie emozioni; mostreranno inoltre un’incapacità di mentalizzazione, ossia di comprendere e riflettere sugli stati mentali propri e altrui, intesi come emozioni, pensieri, intenzioni.

Essere accuditi da un caregiver che ha vissuto eventi traumatici, pertanto, comporta un alto rischio di trasmissione, poiché viene meno la condizione di sicurezza e protezione necessaria allo sviluppo di un figlio, e l’attaccamento disorganizzato può essere perpetuato di generazione in generazione.


Il gioco delle “patata bollente”

Un’interessante teoria sulla trasmissione transgenerazionale è quella definita Gioco della patata bollente o Epicopione (English, 1969). Si tratta del passaggio di un messaggio esistenziale negativo da un “donatore” coinvolto in un trauma irrisolto a un “ricevente vulnerabile” con il fine di evitare un destino nefasto e salvarsi, sacrificando qualcun altro: solitamente il passaggio avviene da genitore a figlio. L’epicopione può passare attraverso diverse generazioni, per cui il ricevente si trova a gestire materiale psichico inconscio che non ha nulla a che fare con la sua storia personale e che non è rappresentabile o elaborabile senza un’indagine sulla sua storia familiare.

Gli ambiti in cui avviene maggiormente la trasmissione transgenerazionale del trauma e il passaggio della “patata bollente” sono i seguenti:

  • Abuso Sessuale
  • Dipendenza come alcolismo e tossicodipendenza, o dipendenze comportamentali (dipendenza affettiva, disturbo da gioco d’azzardo…)
  • Violenza Psicologica

Riscrivere la propria trama di vita

Il processo di “guarigione” dalla trasmissione transgenerazionale richiede una disidentificazione o trasformazione creativa delle precedenti identificazioni. Questo processo risulta complesso, in quanto si tratta di elaborare aspetti irrisolti che fanno ormai parte della propria identità. La loro elaborazione richiede pertanto un doppio lutto legato da un lato al lasciar andare parti di sé, dall’altro al separarsi da parti del genitore, familiare o antenato che ha determinato la trasmissione; del resto, questi “fantasmi” da elaborare rappresentano elementi di legame con la propria famiglia e lasciarli andare può essere vissuto come un tradimento.

Tuttavia “abbiamo la possibilità di conquistare la nostra libertà e di uscire dal destino ripetitivo della nostra storia familiare comprendendo i legami complessi che si sono tessuti nella nostra famiglia” (Schützenberger, 1993). Questo significa che la consapevolezza e l’elaborazione dei “legami invisibili” che ci fanno rimanere irretiti nella trama del nostro sistema familiare, sono fondamentali per arrivare ad un cambiamento, per lasciare andare le vestigia del passato, rompendo il ciclo del trauma, anche per le generazioni future.

Ciò che è segreto e inespresso deve disvelarsi e divenire visibile, affinché possa essere elaborato e “digerito” e affinché l’individuo arrivi a trasgredire quanto gli è stato trasmesso, per liberarsene e liberarsi, costruendo una rinnovata narrazione di se stesso e raggiungendo uno stato di maggior integrazione di sé.


Percorsi e tecniche per liberarsi

Come interrompere il ciclo della ripetizione transgenerazionale per liberarsi?

Considerando la plasticità epigenetica, le modifiche all’epigenoma trasmesse di generazione in generazione potrebbero resettarsi con un lavoro di elaborazione del trauma o dei contenuti inconsci trasmessi, sfruttando le capacità di resilienza umana.

La psicoterapia, in particolare, può cambiare gli effetti biologici del trauma, influendo anche a livello epigenetico, in quanto offre un percorso che consente di acquisire consapevolezza, elaborare i contenuti inconsci ereditati e interromperne la trasmissione transgenerazionale. Con un percorso terapeutico è possibile mentalizzare, verbalizzare e integrare consapevolmente la propria storia, risalendo alle sue origini nel passato e collegandola alle proprie problematiche attuali, ma, soprattutto, è possibile apprendere a scegliere strade e modalità diverse di affrontare tali problematiche, creando un futuro diverso da quello predefinito.

Anche le Costellazioni Familiari (Hellinger, 2003) rappresentano un approccio terapeutico che consente di rivelare e far emergere le dinamiche nascoste all’interno di una famiglia e di affrontare i conflitti transgenerazionali per liberare l’individuo dai vincoli del passato, permettendogli di vivere in modo più consapevole e libero.

In questo approccio ogni persona è considerata parte di un sistema familiare più grande, che comprende non solo i genitori e i nonni, ma anche gli antenati, e i comportamenti, sentimenti e atteggiamenti individuali vanno compresi considerandone le origini. Il metodo delle Costellazioni familiari consiste nel mettere in scena, attraverso persone sconosciute che rappresentano membri della propria famiglia (definite rappresentanti), dinamiche e situazioni irrisolte, al fine di spezzare la catena della trasmissione transgenerazionale. Questo è possibile grazie alla creazione di un campo “morfogenetico” (Sheldrake, 1981) che guida i movimenti dei rappresentanti, consentendo loro di esperire, soprattutto dal punto di vista emotivo e sensoriale, ciò che viene dai familiari della persona che costella. La guarigione avviene solo quando si riconoscono e si onorano i difficili destini di coloro che ci hanno preceduto, ristabilendo così l’ordine e spezzando la catena che condiziona la vita attuale.


“Il miracolo di Sharon”

Per concludere, il film “Il miracolo di Sharon” (Gunn, 2024), ispirato ad una storia vera, risulta esemplificativo del fenomeno della trasmissione transgenerazionale. La storia, in particolare, presenta un focus sulla dipendenza dall’alcol e sulla sua dimensione transgenerazionale e mostra il dolore ereditato e la possibilità di riscrivere il proprio destino.

Il personaggio di Sharon, infatti, incarna una ferita antica: figlia di una madre alcolizzata, è intrappolata nello stesso schema distruttivo, testimoniando come la dipendenza possa trasmettersi tra generazioni non solo come comportamento, ma anche come risposta emotiva appresa al dolore, al vuoto esistenziale, al senso di inadeguatezza, all’angoscia e alla vergogna.

Sharon beve non solo per lenire la sua solitudine, ma anche perché ha appreso inconsciamente che l’alcol è l’unico “antidoto” per attenuare il dolore e regolare le sue emozioni. In questo senso, la sua dipendenza non è solo personale, ma ha origini familiari.

La trama della storia comincia a prendere una piega evolutiva quando Sharon incontra Michelle, una bambina malata che ha bisogno di un trapianto di fegato per continuare a vivere. La fragilità di questa bambina la porta a prendersi cura di lei e fa da specchio alla sua stessa fragilità, innescando un cambiamento che man mano diviene sempre più profondo e radicale. Proteggendo Michelle (una protezione che Sharon non ha mai ricevuto da nessuno), ripara la sua ferita interiore e comincia il suo processo di guarigione, scegliendo di interrompere il ciclo della dipendenza e “spezzando le catene familiari”; comincia ad affrontare il dolore, invece di anestetizzarlo con l’alcol, e comincia a chiedere aiuto, invece di isolarsi, tanto da riuscire a coinvolgere tutta una comunità per rendere possibile a Michelle il trapianto. In questo modo Sharon riscrive la narrativa della sua vita e sceglie una strada diversa da quella prescritta dalla trama familiare per passare dalla disperazione alla speranza. Questo cambiamento avrà un’influenza positiva anche nel rapporto con il figlio che aveva deciso di interrompere ogni contatto con lei e che, invece, nell’epilogo del film, si riavvicina, modificando il destino familiare.


Bibliografia

Abraham, N., Torok, M. (1978). L’écorce et le noyau. Paris: Aubier-Flammarion.
Boszormenyi-Nagi, I. e Spark, G.M. (1988). Lealtà invisibili: la reciprocità nella terapia familiare intergenerazionale. Roma: Astrolabio.
English, F. (1969). “Episcript and the ‘Hot Potato’ Game”, in Transactional Analysis Bulletin, 8, 32, pp. 77-82; trad. it. “L’epicopione e il gioco della patata bollente”, in English F., Essere terapeuta, La Vita Felice, Milano, 1998, pp.188-196.
Gunn, J. (2024). Il miracolo di Sharon [Film]. Kingdom Story Company, Stampede Ventures, Vertigo Entertainment.
Hellinger, B. (2003). Ordini dell’amore. Milano: Apogeo.
Kaës, R. et al. (1993). Transmission de la vie psichique entre générations. Paris: Dunod.
Nicolò Corigliano, A.M. (1996). Il transgenerazionale tra mito e segreto, Interazioni, 1/96, Franco Angeli.
Schützenberger, A.A. (1993). La sindrome degli antenati. Psicoterapia transgenerazionale e i legami nascosti nell’albero genealogico. Roma: Di Renzo Editore.
Sheldrake, R. (1981). Una nuova scienza della vita: l’ipotesi della causalità formativa. Los Angeles: JP Tarcher.
Tisseron, S. (2024). Les secrets de famille. Parigi: Presses Universitaires de France – PUF.


Dott.ssa Claudia Cioffi Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Claudia Cioffi
Psicologa e Psicoterapeuta Analitico Transazionale
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