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Allucinogeni

Le sostanze stupefacenti, le allucinazioni e i disturbi correlati


Noti sin dai tempi antichi ed utilizzati per scopi medici, spirituali, “magici“, gli allucinogeni sono sostanze stupefacenti di origine naturale o sintetica, in grado di agire su più neurotrasmettitori nel Sistema Nervoso Centrale (SNC), principalmente sulla serotonina, scatenando delle alterazioni non indifferenti delle funzioni corticali, dunque condizionando percezione, cognizione, umore, fino ad arrivare a causare delle vere allucinazioni, distorsioni sensoriali e spazio temporali.

Diversi tipi di allucinogeni, in diverse tempistiche e modalità d’assunzione, in diversi soggetti, con diverse aspettative inducono in reazioni difficilmente lineari e prevedibili, ma nella maggior parte dei casi tali sostanze stupefacenti influenzano rischiosamente il vissuto interiore ed esteriore della persona (7, 6, 3, 2).

I principali allucinogeni di origine naturale sono prodotti da piante ed animali, come Funghi Allucinogeni o Cactus Peyote, i cui principi attivi sono rispettivamente psilocibina e mescalina.

I Funghi Allucinogeni si trovano in Sud America, Messico e Stati Uniti, sono caratterizzati da meno del 0,5 per cento di psilocibina e tracce di psilocina.

Tali funghi assunti per via orale si possono trovare secchi, freschi, possono anche essere cotti o congelati, in quanto non perdono le loro proprietà, dunque vengono spesso fatti bollire e consumati come un tè o aggiunti ad altri alimenti.

La psilocibina inizia a far effetto dopo 20 minuti dall’ingestione e tali effetti durano circa 6 ore.

Il Cactus Peyote, usato in Messico e negli Stati Uniti per riti religiosi, presenta una corona superiore e “bottoni” che vengono tagliati ed asciugati, i quali possono essere masticati o immersi in acqua allungo, secernendo liquido stupefacente.

Per poter dare i suoi effetti una dose di circa 0,3/0,5 grammi è sufficiente, con una durata di circa 12 ore (3, 2, 5, 6).

Altri allucinogeni naturali possono essere rintracciati anche nella salvia divinorum, nell’amanita muscaria, fungo rosso caratteristico con puntini bianchi, nel bufo alvarius, rospo originario della California che sulla schiena presenta ghiandole le quali producono bufotenina, nello stramonio e nei semi di “morning glory” (1, 2, 6).

I principali allucinogeni di origine sintetica, prodotti dall’uomo inizialmente per fini terapeutici in contesti ospedalieri, sono:

  • la dietilammide, ovvero l’LSD, sostanza più comunemente usata e scoperta nel 1938, viene prodotto dall’acido D-lisergico tipico del fungo che può trovarsi su frumento, segale e cereali. In commercio si può trovare in forma solida, compresse e capsule, ed anche in forma liquida, dunque assunto principalmente per via orale. Tale sostanza la si trova anche in fogli di carta assorbente, divisa in dosi, le quali producono effetti dopo circa 30 minuti dall’assunzione e che durano circa 12 ore (3, 2, 5, 6, 4).
  • la Fenciclidina (PCP, “polvere d’angelo“), sviluppata nel 1950 come anestetico endovenoso, come la Ketamina (fenciclidino-simili), con successivo uso interrotto per gravi effetti collaterali (stupor e coma). Si tratta di una polvere bianca amara solubile in acqua o alcool. Data la sua facilità di miscelazione con altri prodotti si trova in commercio in compresse, capsule, in polvere e dunque può essere assunta in più modi: fumata ed aggiunta ad altre sostanze come origano, marijuana, sniffata, ingerita. Gli effetti di questa “droga dissociativa” possono durare circa 4-6 ore (1, 3, 2, 5, 6, 4).

Altri esempi di allucinogeni di origine sintetica sono appunto la Ketamina, la dietiltriptamina (DET), l’MDMA/ecstasy con azioni più stimolanti, destrometorfano, farmaci anestetici ed altre sostanze (3, 2, 5, 6, 4). 


Inquadramento nosografico

Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5, 2013) nella sezione dei Disturbi correlati a sostanze e Disturbi da Addiction, Disturbo da uso di Fenciclidina e Disturbo da uso di altri allucinogeni vengono distinti, viste le differenti caratteristiche e conseguenze, con sintomi d’astinenza non documentati in entrambi.

Nella generale presentazione di tale cluster di disturbi si può quindi affermare che viene evidenziato:

Un pattern problematico di uso di fenciclidina (o sostanza farmacologicamente simile) e/o altri allucinogeni che porta a disagio o compromissione clinicamente significativi, come manifestato da almeno 2 delle seguenti condizioni, che si verificano entro un periodo di 12 mesi:

  • La fenciclidina e altri allucinogeni è spesso assunta in quantitativi maggiori o per un periodo più lungo di quanto fosse nelle intenzioni.
  • Desiderio persistente o sforzi infruttuosi di ridurre o controllare l’uso di fenciclidina e/o altri allucinogeni.
  • Una gran parte del tempo è impiegata in attività necessarie a procurarsi fenciclidina e/ altri allucinogeni, usare o recuperare dai suoi effetti.
  • Craving, o forte desiderio o spinta all’uso di fenciclidina e/o altri allucinogeni.
  • Uso ricorrente di fenciclidina e/o altri allucinogeni, che causa un fallimento nell’adempimento dei principali obblighi di ruolo sul lavoro, a scuola, a casa.
  • Uso continuato di fenciclidina e/o altri allucinogeni nonostante la presenza di persistenti o ricorrenti problemi sociali o interpersonali causati o esacerbati dagli effetti di fenciclidina e/o altri allucinogeni.
  • Importanti attività sociali, lavorative, o ricreative vengono abbandonate o ridotte a causa dell’uso di fenciclidina e/o altri allucinogeni.
  • Uso ricorrente di fenciclidina e/o altri allucinogeni in situazioni nelle quali è fisicamente pericoloso (per es., guidare un’automobile).
  • Uso continuato di fenciclidina e/o altri allucinogeni nonostante la consapevolezza di un problema persistente o ricorrente, fisico o psicologico, che è stato probabilmente causato o esacerbato dalla fenciclidina.
  • Tolleranza, come definita da ciascuno dei seguenti fattori:
  • Un bisogno di quantitativi marcatamente aumentati di fenciclidina e/o altri allucinogeni per ottenere intossicazione o l’effetto desiderato
  • Una marcata diminuzione dell’effetto con l’uso continuato della stessa quantità di fenciclidina e/o altri allucinogeni.

Intossicazione da Fenciclidina

  • Recente uso di fenciclidina (o di una sostanza farmacologicamente simile).
  • Cambiamenti comportamentali problematici clinicamente significativi (come litigiosità, aggressività, impulsività, imprevedibilità, agitazione psicomotoria, capacità critica compromessa), che si sviluppano durante o subito dopo l’uso di fenciclidina.
  • Comparsa entro un’ora di 2 o più dei seguenti segni o sintomi:
    Nota: quando la sostanza viene fumata, “sniffata” o assunta per endovena, l’esordio può essere notevolmente rapido.
  • Nistagmo verticale o orizzontale
  • Ipertensione o tachicardia
  • Torpore o diminuita risposta al dolore
  • Atassia
  • Disartria
  • Rigidità muscolare
  • Convulsioni o coma
  • Iperacussia
  • I segni o sintomi non sono attribuibili ad altra condizione medica e non sono meglio spiegati da un altro disturbo mentale, compresa intossicazione da altra sostanza.

Intossicazione da altri Allucinogeni

  • Recente uso di allucinogeni (diversi da fenciclidina).
  • Comportamento problematico clinicamente significativo o cambiamenti psicologici (come marcata ansia o depressione, idee di riferimento, paura di “perdere la propria mente”, ideazione paranoide, capacità critica compromessa) che si sviluppano durante o subito dopo l’uso di allucinogeni.
  • Cambiamenti percettivi che si verificano in uno stato di completa vigilanza o allerta (come intensificazione soggettiva delle percezioni, depersonalizzazione, illusioni, allucinazioni, sinestesia) e si sviluppano durante, o subito dopo l’uso di allucinogeni
  • Due (o più) dei seguenti segni che si sviluppano durante, o subito dopo, l’uso di allucinogeni:
  • Midriasi
  • Tachicardia
  • Sudorazione
  • Palpitazioni
  • Visione offuscata
  • Tremori
  • Mancanza di coordinazione
  • I segni o sintomi non sono attribuibili a un’altra condizione medica e non sono meglio spiegati da un altro disturbo mentale, compresa intossicazione da un’altra sostanza.

Disturbo della percezione persistente da allucinogeni – “Hallucinogen Persisting Perception Disorder” (HPPD)

  1. A seguito della cessazione dell’uso di allucinogeni, la ricomparsa di uno o più dei sintomi percettivi che erano stati sperimentati durante l’intossicazione da allucinogeni (come allucinazioni geometriche, false percezioni di movimento nei campi visivi periferici, flash di colori, colori intensificati, scie di immagini di oggetti in movimento, immagini residue positive, aureole attorno agli oggetti, macropsia e micropsia).
  2. I sintomi del criterio A causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
  3. I sintomi non sono attribuibili a un’altra condizione medica e non sono meglio spiegati da un’altra condizione medica o altro disturbo mentale, o allucinazioni ipnapompiche.

Tale tipo di disturbo raro ed imprevedibile può insorgere dopo intossicazione o singola esposizione ad un allucinogeno (principalmente LSD), in soggetti con una storia di precedente abuso di sostanze o problemi psicologici.

Da alcuni studi si evince inoltre che l’uso di cannabinoidi in concomitanza ad allucinogeni possa esacerbare i sintomi e precipitare l’HPPD, indicando una possibile eziologia multiforme, data la complessità di tale disturbo (6, 5).

In aggiunta a tale descrizione occorre ricordare che fenciclidina ed altri allucinogeni possono indurre altri disturbi, quali ad esempio disturbo psicotico indotto, disturbo bipolare, disturbo depressivo, disturbo d’ansia, delirium (1).


Allucinogeni: caratteristiche e principali conseguenze

Intervenendo sul SNC ed agendo sul sistema serotoninergico, gli allucinogeni influenzano nello specifico percezione cognitiva e sensoriale, umore, comportamento, fame, sessualità, temperatura corporea, controllo muscolare, coagulazione sanguigna.

I particolari effetti che tali sostanze scatenano son dovuti all’attivazione di recettori cerebrali 2AR (5-HT2AR) reattivi alla serotonina, responsabili di segnali di risposta differenti dalla norma.

Si scatenano dunque alterazioni fisiologiche (come midriasi, tremori, sudorazione, palpitazioni, nausea, assenza di coordinazione), percettive e cognitive (come sinestesie, depersonalizzazione, distorsione cognitiva, flashback, intensificazione delle sensazioni, dell’empatia, incapacità di distinguere fantasia e realtà, con successiva compromissione di giudizio), visive (come campo visivo offuscato, macchie o scie di colori, oggetti con contorni indefiniti), umorali (come euforia, depressione, intensi sbalzi d’umore, anche panico e deliri), dunque danni collaterali gravi nei casi di intossicazione o poliassunzione (HPPD), con sintomi che mimano la schizofrenia, disturbi dell’umore, deficit cognitivi, fino al culmine di possibili violenze, suicidi, convulsioni, coma e morte (3, 2, 5, 1, 7).


Trattamento

Come principali linee di intervento nei casi di intossicazione da allucinogeno vengono indicate misure di sostegno, ai fini della riduzione di ansia ed agitazione per le quali l’utilizzo di un ansiolitico può aiutare.

Laddove ci siano invece psicosi persistenti risulta necessario il trattamento psichiatrico, anche in questo caso con l’aiuto di ansiolitici o altri farmaci per le possibili reazioni avverse acute (5).

È interessante condividere quanto risulterebbe da alcuni studi: sembrerebbe che un controllato trattamento farmacologico con allucinogeni, assieme al trattamento psicoterapico, possa portare a dei risultati soddisfacenti per pazienti affetti da tumori di tipo terminale, sui sintomi depressivi (7, 1).


Bibliografia


1. American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition. Arlington, VA, American Psychiatric Association.
2. https://medicinaonline.co/2018/01/22/allucinogeni-naturali-e-sintetici-elenco-ed-effetti-delle-droghe-allucinogene/
3. https://mentalcare.it/disturbi/dipendenze/dipendenze-da-allucinogeni/
4. https://www.ipsico.it/sintomi-cura/dipendenza-da-allucinogeni-lsd-mdma/
5. https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/argomenti-speciali/droghe-ricreative-e-tossiche/allucinogeni
6. Martinotti G., Santacroce R., Pettorruso M., Montemitro C., Spano M.C., Lorusso M., et al. (2018). Hallucinogen Persisting Perception Disorder: Etiology, Clinical Features, and Therapeutic Perspectives. Brain Sciences, 8, 47.
7. Tamburini G. (2017). Allucinogeni: passato, presente e futuro. Unpublished master’s thesis. Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Italia.

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Dott.ssa Vanessa Nardelli Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Vanessa Nardelli
Psicologa, Dott.ssa Magistrale in Psicologia Cognitiva Applicata
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