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Disturbo della Condotta e Disturbo Antisociale di Personalità

Descrizione del quadro patologico deviante, non curante ed esplosivo

Image by jakayla toney on Unsplash.com


Il Disturbo della Condotta (CD) ed il Disturbo di Personalità Antisociale (ASPD) vengono descritti nella sezione II del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5, 2013). Entrambi sono presenti nel capitolo “Disturbi da comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta“, anche se il Disturbo di Personalità Antisociale (disturbo dell’età adulta) viene presentato nello specifico nel capitolo dedicato a tutti i Disturbi di Personalità, e descritto come culmine di un continuum che inizia con il Disturbo Oppositivo-Provocatorio (ODD, disturbo dell’età infantile), che può divenire Disturbo della Condotta (disturbo dell’adolescenza), che a sua volta può quindi sfociare in Disturbo di Personalità Antisociale (1, 4, 5, 8).

I Disturbi da comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta sono condizioni patologiche che presentano un’alterazione di emozioni, comportamenti, una serie di difficoltà e problemi di autocontrollo nella gestione di questi ultimi; specificatamente si tratta di problematiche che si rivolgono all’esterno, attraverso la violazione dei diritti altrui, il contrasto del soggetto con norme sociali o autorità (1, 9, 10, 4, 5, 8).

Il Disturbo della Condotta, infatti, presenta dei criteri che si concentrano sui comportamenti che sfuggono al controllo, violando i diritti delle persone, le norme sociali, con sintomi comportamentali, quali la rabbia, attuati proprio come risposta disfunzionale all’incapacità di saper controllare le emozioni. I criteri del suddetto disturbo sono i seguenti (sulla base dei quali bisogna anche considerare rispettivi specificatori e sottotipi) (1, 4, 5, 8):

  1. Un pattern di comportamento ripetitivo e persistente in cui vengono violati i diritti fondamentali degli altri oppure le principali norme o regole sociali appropriate all’età, che si manifesta con la presenza nei 12 mesi precedenti di almeno tre dei seguenti 15 criteri in qualsiasi fra le categorie sottoindicate, con almeno un criterio presente negli ultimi 6 mesi:

Aggressione a persone e animali
1. Spesso fa il/la prepotente, minaccia o intimorisce gli altri.
2. Spesso dà il via a colluttazioni.
3. Ha usato un’arma che può causare seri danni fisici ad altri (per es., un bastone, un mattone, una bottiglia rotta, un coltello, una pistola).
4. È stato/a fisicamente crudele con le persone.
5. È stato/a fisicamente crudele con gli animali.
6. Ha rubato affrontando direttamente la vittima (per es., aggressione, scippo, estorsione, rapina a mano armata).
7. Ha costretto qualcuno ad attività sessuali.

Distruzione della proprietà
8. Ha deliberatamente appiccato il fuoco con l’intenzione di causare seri danni.
9. Ha deliberatamente distrutto proprietà altrui (in modo diverso dall’appiccare il fuoco).

Frode o furto
10. È penetrato/a nell’abitazione, nel caseggiato o nell’automobile di qualcun altro.
11. Spesso mente per ottenere vantaggi o favori o per evitare dei doveri (cioè raggira gli altri).
12. Ha rubato articoli di valore senza affrontare direttamente la vittima (per es., furto nei negozi, ma senza scasso; contraffazione).

Gravi violazioni di regole
14. Si è allontanato/a da casa di notte almeno due volte mentre viveva nella casa dei genitori o di chi ne faceva le veci, o una volta senza ritornare per un lungo periodo.
15. Spesso, già prima dei 13 anni di età, marina la scuola.

B. L’anomalia del comportamento causa una compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.

C. Se l’individuo ha 18 anni o più, non sono soddisfatti i criteri di disturbo antisociale di personalità.

Seguendo quest’ultimo criterio, una volta superata la maggiore età e dopo la persistenza dei criteri descritti, è possibile che la patologia si assorba in un Disturbo di Personalità Antisociale, disturbo complesso che esordisce in adolescenza (già intorno ai 15 anni) o in prima età adulta, appartenente al cluster B, con comportamenti esplosivi o imprevedibili e caratterizzato da un pattern costante di esperienza interiore e di comportamento che devia in modo marcato rispetto alle aspettative della cultura d’appartenenza dell’individuo, pervasivo, totalizzante, inflessibile, stabile nel tempo che crea menomazione e disagio. Il suddetto disturbo presenta quindi i seguenti criteri diagnostici (1, 9, 10, 4, 5, 8):

  1. Un quadro pervasivo di inosservanza e di violazione dei diritti degli altri, che si manifesta fin dall’età di 15 anni, come indicato da tre (o più) dei seguenti elementi:
    1) incapacità di conformarsi alle norme sociali per ciò che concerne il comportamento legale, come indicato dal ripetersi di condotte suscettibili di arresto;
    2) disonestà, come indicato dal mentire, usare falsi nomi, o truffare gli altri ripetutamente, per profitto o per piacere personale;
    3) impulsività o incapacità di pianificare;
    4) irritabilità e aggressività, come indicato da scontri o assalti fisici ripetuti;
    5) inosservanza spericolata della sicurezza propria e degli altri;
    6) irresponsabilità abituale, come indicato dalla ripetuta incapacità di sostenere una attività lavorativa continuativa, o di far fronte ad obblighi finanziari;
    7) mancanza di rimorso, come indicato dall’essere indifferenti o dal razionalizzare dopo avere danneggiato, maltrattato o derubato un altro.
  2. L’individuo ha almeno 18 anni.
  3. Presenza di un Disturbo della Condotta con esordio prima dei 15 anni di età.
  4. Il comportamento antisociale non si manifesta esclusivamente durante il decorso della Schizofrenia o di un Episodio Maniacale.

Prevalenze, Eziologia, Fattori di rischio

Il Disturbo della Condotta sembra colpire in media il 4% della popolazione, nella maggioranza soggetti con genere maschile assegnato alla nascita rispetto al genere femminile. In generale ci sono una serie di fattori che possono concorrere all’insorgenza del disturbo, quali: fattori temperamentali, ambientali (come stili genitoriali permissivi, indulgenti, negligenti, trascuratezza, rifiuto, mancanza di controllo, strategie di coping apprese, attaccamento insicuro ambivalente-resistente e disorientato-disorganizzato, esposizione a violenze ed abusi domestici, ambienti deprivati, problemi sociali e legati alla criminalità, gruppo dei pari con problemi di delinquenza), genetici e fisiologici (familiarità per disturbo). Nello specifico fattori di rischio individuali, familiari e sociali sembrano essere determinanti: rispettivamente l’impulsività, l’improduttività scolastica, la vicinanza ad uno o più caregiver avente problemi con il sistema di giustizia penale o reo di abusi sessuali, basso reddito familiare e scarsa istruzione (6,7,1).

Il Disturbo Antisociale di Personalità presenta poi una percentuale di prevalenza fra 0,2% e 3,3% e questa prevalenza aumenta al variare dei casi specifici (come disturbo da uso di alcol, fattori socioeconomici e socioculturali), ma comunque sembra essere più alta fra soggetti con genere maschile assegnato alla nascita rispetto al femminile. Alla base del disturbo possono esserci una serie di cause, correlate alle precedenti, anche se molto discusse ed incerte: fattori ambientali, genetici e fisiologici, con un’ereditarietà stimata fra il 38% ed il 69%. Nello specifico vengono proposte le seguenti ipotesi eziologiche: l’ipotesi del deficit empatico, dato dall’alterazione dell’amigdala, con successiva impossibilità di riconoscere le emozioni altrui di paura, tristezza e quindi alcun rimorso connesso o senso di colpa (Blair, 1995); l’ipotesi della carente fearfulness, dovuta anche in questo caso ad un’alterazione dell’amigdala con conseguente bassa reattività agli stimoli minacciosi e nocivi, quindi insensibilità alle conseguenze negative delle azioni e nessun timore e rispetto delle norme sociali (Hare 1970, Kochanska 1997, Lykken 1995, Patrick 1994). In aggiunta a ciò è stato però proposta anche la seguente spiegazione: è possibile che determinate esperienze evolutive possano predisporre l’individuo a certe modalità, scopi e credenze: percepire i caregivers come ostili, fare esperienze infantili avverse e traumatiche come essere vittime di abusi fisici e sessuali, esperienza di un’autorità inadeguata ed ingiusta, un frequente cambiamento di caregivers, l’eccessivo investimento sulla dominanza, il non sentirsi appartenenti ad un gruppo di pari e percepirsi come diversi. Inoltre avere una storia di precedenti disturbi infantili quali ADHD o ODD può elevare il rischio di un eventuale insorgenza di ASPD (1,2,6,7,9, 10).


Conseguenze e comorbilità

La maggior parte delle conseguenze a disturbi come quelli sopra descritti sono anche spesso fattori di rischio degli stessi e possono comportare anche delle annesse comorbilità, quali (3,6,7,9,10):

  • Violenze sessuali, stupri, anche su bambini;
  • Violenze ed aggressioni su bambini ed animali;
  • Uso ed abuso di alcol e droghe;
  • Disturbo oppositivo-provocatorio;
  • Disturbi del neurosviluppo (come disturbi specifici dell’apprendimento/della comunicazione, disturbo da deficit di attenzione ed iperattività – ADHD);
  • Disturbi neurologici;
  • Disturbi d’ansia;
  • Disturbi dell’umore (depressivo/bipolare);
  • Disturbo da stress post-traumatico;
  • Altri disturbi di personalità;
  • Sociopatia e psicopatia.

Quando si ha a che fare con un soggetto a cui è stato diagnosticato un Disturbo della Condotta e successivamente un Disturbo Antisociale di Personalità si è di fronte ad un caso cronico e più grave, che può presentare problematiche e menomazioni più importanti quali deficit attentivi, difficoltà nel controllo degli impulsi, problemi temperamentali, disturbi da uso di sostanze, un quadro più complesso anche in ottica di trattamento (3,6,7,9,10).


Come trattare e prevenire

Le principali linee di intervento e prevenzione per disturbi quali della condotta e disturbo antisociale di personalità prevedono più opzioni, seppur risultino fra i disturbi più complessi da trattare.

Come strategie di trattamento per il disturbo della condotta è possibile considerare interventi terapeutici o assistenziali con il bambino/adolescente interessato, assieme eventualmente ai suoi genitori/tutori, ai quali è importante proporre un programma di psicoeducazione per accompagnarli al meglio in questo percorso e per poter essere di aiuto e conforto al proprio figlio. Al minore è altresì possibile proporre dei programmi di gruppo incentrati sulla risoluzione delle difficoltà di gestione emotiva, cognitiva e sociale, il più individualizzati possibile. Gli interventi multimodali con terapia multisistemica sono un ulteriore opzione. Nei casi più gravi e complessi è possibile considerare un trattamento farmacologico da calibrare con il medico esperto del caso. In generale è importante anche puntare su percorsi assistenziali territoriali (6).

Ai fini di prevenire tali problematiche e disagi è possibile attuare dei programmi di apprendimento emotivo e di gestione dei conflitti e dei problemi, già a partire dalle scuole dell’infanzia e primarie (6).

Come strategie di trattamento per il disturbo antisociale di personalità è anzitutto necessario rendere loro facilitato e continuativo l’accesso ai servizi sanitari ed assistenziali, evidenziando la disponibilità all’accoglimento, così da dare l’opportunità di sviluppare autonomia e motivazione, fiducia e relazione ottimistica. È importante coinvolgere amici e familiari in questo percorso, considerandone i bisogni. Con tutte le difficoltà del caso, le possibili opzioni di intervento a tal proposito sono legate principalmente alla Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale individuale e di gruppo, individualizzata e specifica, Schema Therapy, Terapia Dialettica Comportamentale, psicoeducazione, Terapia Farmacologica calibrata in base al caso e concordata con il medico esperto, considerando tutte le possibili conseguenze; dunque, è fondamentale un approccio multidisciplinare, che coinvolga un’equipe completa di professionisti (6,7,3).

In un’ottica di prevenzione per tale disturbo è importante che i servizi e le istituzioni sappiano identificare genitori vulnerabili, per poter agire in tempo sul bambino/adolescente a rischio, senza sottolinearne lo stigma (7).

Valutate le possibili conseguenze e comorbilità dei suddetti disturbi, è importante saper riconoscere quanto più precocemente possibile situazioni a rischio in tal senso già a partire dal contesto scolastico e dai rischiosi fattori biopsicosociali disponibili ed evidenziabili, in quanto il trattamento di questi disturbi risulta essere difficile, con un alto rischio di recidive e cronicizzazione, trattandosi di una patologia che può tendere poi ad essere parte strutturale della personalità del soggetto, più complessa da prendere in carico (3,6,7).


Bibliografia

1. American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition. Arlington, VA, American Psychiatric Association.
2. DeLisi M., Drury A.J., Elbert M.J., (2019). The etiology of antisocial personality disorder: The differential roles of adverse childhood experiences and childhood psychopathology. Comprehensive Psychiatry, 92, 1-6.
3. Gibbon S, Khalifa NR, Cheung NH-Y, Völlm BA, McCarthy L., (2020). Psychological interventions for antisocial personality disorder. Cochrane Database of Systematic Reviews, 9.
4. https://assonina.it/2022/02/23/disturbi-del-comportamento-dirompente-del-controllo-degli-impulsi-e-della-condotta/
5. https://www.centroitalianoperlapsiche.it/disturbi-da-comportamento-dirompente-del-controllo-degli-impulsi-e-della-condotta/
6. https://www.nice.org.uk/guidance/CG158/chapter/1-Recommendations#selective-prevention
7. https://www.nice.org.uk/guidance/cg77/chapter/Recommendations#general-principles-for-working-with-people-with-antisocial-personality-disorder
8. http://staging.sbangnewyork.it/csppni/disturbi-della-condotta-2/
9. Mancini F., Capo R., Colle L., (2009). La moralità nel disturbo antisociale di personalità. Cognitivismo Clinico, 6 (2), 161-177.
10. Scott A.J. (2019). Understanding the violent personality: antisocial personality disorder, psychopathy, & sociopathy explored. Forensic Research & Criminology International Journal, 7, 2


Dott.ssa Vanessa Nardelli Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Vanessa Nardelli
Psicologa, Dott.ssa Magistrale in Psicologia Cognitiva Applicata
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