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Il piacere di piacere e di piacersi. Ambizione estetica nei disordini alimentari

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L’agile testo di Pierotti e Stella (Pierotti è psicologa, presidente e anima de Il Pellicano, la aps che a Perugia si occupa di cura dei DNA, disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, sin dal 1997; Stella è psicoterapeuta, filosofo, docente dell’Università di Perugia), si propone di colmare un vuoto teorico nella trattazione dei disturbi del comportamento alimentare, in particolare dell’anoressia. La narrazione corrente intorno alle “patologie dell’alimentazione su base psichica”, in particolare all’anoressia, tende, infatti, a concentrarsi sulle relazioni che il soggetto che ne soffre ha con le figure che se ne sono prese cura o con gli stili cognitivi che ne segnano il patologico rapporto con il cibo (tanto che generalmente l’attenzione viene focalizzata su affetti ed emotività). Tale narrazione, però, quasi mai cerca di pensare in profondità (con approccio non specialistico, ma autenticamente “olistico”) il rapporto che l’adolescente instaura con il proprio corpo e con il cibo, comprendendolo e interpretandolo all’interno dell’intero processo di costruzione dell’identità personale.

Il rapporto con il cibo è, sin dalla nascita, una delle prime relazioni che instauriamo con il “mondo esterno” e con gli altri umani (in primis quelli che ci accudiscono, i genitori).  Già nell’atto della suzione il lattante instaura una delle modalità fondamentali di rapporto con l’altro da sé, cercando di “introiettare la differenza” da sé e di “farla sua”, assimilarla. Nella fase adolescenziale, il rapporto con il cibo continua ad essere un momento fondamentale e scandisce la più elaborata fase di accettazione/rifiuto di sé nella costruzione della propria identità personale. Il corpo è ciò che di noi “si presenta al mondo”, agli occhi (e al giudizio) degli altri: esso costituisce “il fondamento dell’identità personale, perché è sull’accettazione di esso che si basa la stessa identità”. Il corpo è ciò che di noi gli altri vedono immediatamente, ed è ciò su cui poggia il loro primo (superficiale) giudizio su di noi. Il rapporto con il cibo diventa “medio” fondamentale del rapporto dell’adolescente con il proprio corpo, con gli altri, con sé.

In questa fase, il desiderio di essere riconosciuti, apprezzati ed amati gioca in ciò un ruolo determinante. L’aspirazione alla bellezza corporea (che gli autori chiamano “ambizione estetica”) non è un atteggiamento immaturo e superficiale (come alcuni pigri moralisti vorrebbero), ma una delle molle fondamentali del processo di costruzione dell’identità personale e di realizzazione di sé, soprattutto nella società “del benessere”, nella quale bisogni basici legati alla sopravvivenza sono soddisfatti e, dunque, c’è più spazio per bisogni “più intellettualizzati”. L’aspirazione alla bellezza è “un significativo indice di forza e armonia interiore”, nonché “uno strumento fondamentale per ottenere l’apprezzamento degli altri”.

Costruzione dell’identità personale e punto di svolta

Se il piacere è la conseguenza della soddisfazione del bisogno (ed è tanto più intenso quanto più è intensa la percezione del bisogno che viene soddisfatto) “il piacere di piacere e di piacersi” diventa il piacere supremo, perché quello più legato al “riconoscimento”.

Nel complesso processo della costruzione dell’identità personale e nelle dinamiche del riconoscimento che la connotano, tutti gli adolescenti arrivano a quel “punto di svolta” che, se non viene correttamente affrontato e superato, determina la perversione dell’intenzione di verità/autenticità nella pretesa di dominio/strumentalizzazione, che è “cattiva” perché imprigiona e rischia di annientare il soggetto.

In altri termini: quando l’intenzione di crescere e di migliorarsi (di essere “belli e buoni” e, dunque, di piacere e di piacersi) viene convertita/pervertita in pretesa di ottenere (“a tutti i costi”) un corpo e un’immagine conformi ad un ideale di perfezione estetica imposto dall’esterno, astratto, e perciò irrealizzabile, si produce la patologia: “la scarnificazione che si realizza nel corpo delle anoressiche è espressione di un modello di bellezza assolutamente insensato, perché in esso vige la pretesa di eliminare ogni eccipiente materiale … onde lasciar emergere solo la figura stilizzata e ideale, considerata pura”.

A determinare la perversione è la mancata consapevolezza/accettazione del (proprio) limite. Tale mancanza de-forma e trasforma il desiderio (connesso all’intenzione di verità-autenticità che struttura ogni persona) in “sogno onnipotente”, “volto ad esercitare un controllo assoluto sul corpo” o a “strumentalizzarlo per ottenere consenso”. Tale sogno diventa incubo, destinato allo scacco e al fallimento, generante patologie.

La consapevolezza del limite e l’adultità

Chi è infatti propriamente “adulto”? Chi ha imparato a misurarsi con il proprio limite.  Chi ha imparato a riconoscerlo e accettarlo e, proprio perciò disporsi a trascenderlo: perché solo riconoscendo e accettando il limite lo si può superare (e dunque essere liberi: ossia autonomi, “signori”, nel senso in cui ne parla Hegel nella Fenomenologia).

La consapevolezza critica del proprio limite permette di intervenire correttamente anche nella dimensione emotiva del soggetto, onde poter produrre quel cambiamento indispensabile nelle disposizioni e negli atteggiamenti, per realizzare quella trasformazione nello homo totus, come indicato da Jung.

Gli autori indagano con finezza e profondità molti degli snodi collegati a questo processo di costruzione dell’identità e ai rischi di deviazione: il rapporto io/ego, il narcisismo, il ruolo della paura e le modalità del suo superamento, il desiderio di libertà e di indipendenza, il trasformarsi dell’ambizione alla bellezza in esibizione, l’aspirazione alla libertà e la sua frustrazione, il ragionare rigido delle anoressiche e il nesso con le emozioni.

Le riflessioni raccolte nel volume danno conto di quel modello di intervento specifico della associazione Il Pellicano, “responsabilità, consapevolezza, autonomia, auto-mutuo-aiuto”; all’interno della struttura è stata messa alla prova anche l’efficacia di questo approccio teorico.

La lettura di questo testo si raccomanda a tutti coloro che hanno a che fare con i giovani, ma in particolare a coloro che sono chiamati ad accompagnarli nel corretto (salubre) processo di costruzione della propria identità: terapeuti, educatori, genitori, insegnanti.

Buona lettura!
Prof. Piergiorgio Sensi

Il piacere di piacere e di piacersi. Ambizione estetica nei disordini alimentari

Valutazione
Valutazione 4 su 5

Autori: Aldo Stella, Maria Assunta Pierotti
Editore: Morlacchi
Genere: Saggistica
Anno: 2024
Pagine: 134
ISBN: 978-8893925556

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