La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli
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Johann Hari, scrittore e giornalista inglese, esprime parole significative relativamente al testo di Jonathan Haidt, riportate sul retro del libro, chiare e semplici per far arrivare, a chi sceglierà di inoltrarsi nella lettura, un concetto chiave tra i molti che l’autore vuole trasmettere, comunicare, e far a comprendere a tutti:” Ogni genitore dovrebbe interrompere qualsiasi cosa stia facendo e leggere immediatamente questo libro.” Come poter esprimere in maniera migliore che i genitori sono gli unici a poter determinare l’educazione del proprio figlio, la scuola fa parte della comunità educante ed è in stretta collaborazione, ma chi mette al mondo i figli ne diviene il principale responsabile. Mi trovo spesso a riportare una metafora sul ruolo determinante dei genitori, quella dello scultore davanti ad un blocco di marmo, di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, che scrive nel suo testo straordinario, ricco di saggi concetti (Allenare alla vita, Milano, Mondadori, Edizione 2024): “Anche noi genitori siamo degli scultori di un «blocco di marmo», al quale imprimiamo la prima forma, avendo una visione di ciò che potrebbe e dovrebbe derivarne, e del quale ci sentiamo – e oggettivamente lo siamo per lungo tempo- responsabili. Ma in seguito, nel corso della crescita, trasferiamo gli strumenti del mestiere (ovvero scalpello e cesello) direttamene nelle mani dei nostri figli”. Dunque, I genitori sono fautori di un progetto di vita vero e proprio, punti di riferimento saldi e centrali; i bambini non possono assolutamente crescere in totale “libertà”, senza regole e limiti, non capiranno da soli, senza figure genitoriali forti e sicure su cui poter contare, cosa è giusto o sbagliato, bisogna agire sin da subito e mettersi nella posizione che appartiene di natura al genitore, senza dimenticarlo mai: faticosa sì, seria ed impegnativa, ma altrettanto necessaria, imprescindibile ed ineludibile, se si vuol guidare e accompagnare la generazione futura lungo il percorso di una crescita sana. Il lavoro educativo deve essere preso sul serio e, quando ciò avviene, certamente richiede un investimento notevole di energie vitali. Il mestiere del genitore, inoltre, include l’acquisizione di una minima parte teorica, quella che qualsiasi attività lavorativa necessita: una base teorica solida per maturare ciò che poi verrà attuato e messo nella pratica ogni giorno.
Jonathan Haidt, psicologo sociale (con un dottorato in Psicologia Sociale), uno dei più autorevoli nel panorama mondiale, nel suo bestseller (#1New York Times) propone alcune importanti riforme, quelle nozioni di base (teoria) rivolte innanzitutto ad ogni genitore che sia consapevole veramente del ruolo che ricopre, conseguentemente ai bambini affinché crescano in un contesto sociale più sano, meno digitale:”1. Niente smartphone prima delle scuole superiori. I genitori dovrebbero posticipare l’accesso a internet ventiquattr’ore su ventiquattro fornendo solo telefoni di base (telefoni con app limitate e senza browser per navigare su Internet) prima dei quattrodici anni. 2. Niente social media prima dei sedici anni. Lasciamo che i ragazzi attraversino il periodo più vulnerabile dello sviluppo cerebrale prima di essere sottoposti alla pressione dei social e influencer selezionati da un algoritmo. 3. A scuola senza cellulare. In tutte le scuole, dalle elementari alle superiori, durante l’orario di lezione gli studenti dovrebbero depositare in armadietti o contenitori chiusi telefoni, smartwatch e qualsiasi altro dispositivo in grado di inviare o ricevere messaggi. È l’unico modo per liberare la loro attenzione e indirizzarla verso gli altri ragazzi e insegnanti”.
Dopo aver elencato e sviluppato nel suo libro le suddette tre teorie, dettami, semplici regole rivolte ai genitori, altresì a tutta la sfera di enti ed istituzioni che fanno parte del mondo dell’educazione, l’autore non si esime dall’esporre e spiegare ampiamente le tre conseguenze della mancata applicazione pratica di ciascuna di esse, a seguito di attente analisi, supportate da svariati studi scientifici:
- dipendenza: il neurotrasmettitore della dopamina, che regola la sensazione di piacere è centrale in questo, perché più qualcosa ci fa stare bene, ci aggrada e dona piacere, alleviando anche il dolore, più ne vogliamo di più e ne diventiamo dipendenti. Lo Psicologo propone l’esempio della dipendenza da gioco d’azzardo, la ludopatia spesso scatenata dalle slot -machine, che calamitano i giocatori con piccoli stratagemmi, provocando una forte sensazione di piacere nella vincita, che non permette a chi ne è coinvolto di interrompere, “staccarsi”, e allontanarsi dopo soltanto una somma riscossa. L ’esatta dinamica che scatta con un utilizzo smodato e incontrollato dei social media o anche dei videogame, si innesca un vortice da cui è difficile uscire e tirarsene fuori, rendersi coscienti di quanto accade intorno e di come sia complicato smettere.
- Mancanza di sonno: dalla dipendenza deriva poi, come ci dice l’autore, la privazione del sonno, una stretta relazione tra social, smartphone ed insonnia, che non può non essere considerata un serio problema e un’emergenza molto attuale. Senza le ore di sonno adeguate e necessarie a bambini e adolescenti, il cervello e le relative connessioni neuronali non hanno modo di rigenerarsi, i vari sistemi fisiologici vengono stravolti e durante il giorno è più facile essere ansiosi, agitati e nervosi, l’irritabilità è un tratto caratterizzante chi non riesce a riposare adeguatamente. Ovviamente ne deriva anche un calo della memoria, della concentrazione, e dell’attenzione.
- Disattenzione: quando vengono a mancare l’attenzione e la concentrazione si palesano a scuola le difficoltà di apprendere e studiare. J. Haidt descrive, dimostrata da ricerche scientifiche, una stretta corrispondenza rilevata tra un eccesso uso di “schermi”, social media e il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività (ADHD). Se si fa un cattivo e sregolato utilizzo di smartphone e videogame, si avranno maggiori probabilità di sviluppare tal disagio/patologia; il tutto risulterà invalidante per il tessuto cerebrale, nello specifico quello della corteccia frontale, in evoluzione soprattutto nel periodo che va dalle scuole medie alle superiori, e sede di funzioni esecutive fondamentali: pianificazione, autocontrollo, modulazione degli impulsi, capacità di resistere alle distrazioni e concentrazione.
Buona lettura!
Roberta Favorito
La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli
Autore: Jonathan Haidt
Editore: Rizzoli
Genere: Saggistica
Anno: 10 settembre 2024
Lingua: Italiano
Pagine: 456
ISBN: 978-8817189767
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Laureata in Lettere, Specializzazione in Scienze Pedagogiche
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