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Si parte: destinazione Capo Verde!…e si ritorna…

Verso il nomadismo digitale [Parte 3]


Il pensiero di partire per un viaggio aveva ravvivato in me la voglia di godermi la vita.

Avevo fatto il possibile per cercarmi un lavoro e cambiare la situazione, ma una forza maggiore sembrava dirmi che non era questa la strada giusta.

Quello che sapevo è che quelle energie stagnanti sicuramente non sarebbero state d’aiuto. Decisi così di partire per un luogo economico (non avendo un’entrata finanziaria) che fosse in una località marittima.

Avevo bisogno dell’acqua, è l’elemento che più di tutti mi nutre. Pensai dunque all’Egitto: low-cost, barriera corallina mozzafiato, snorkeling e immersioni, caldo in inverno. Che idea geniale!

Tuttavia, ci misi poco a rendermi conto che sarebbe stato un po’ fine a se stesso.

Mi venne dunque l’idea che, dato che da qualche mese stavo studiando il portoghese, avrei potuto scegliere un paese lusofono per praticare la lingua sul campo. Capo Verde!!

Come ho fatto a non pensarci prima?! Dieci isole paradisiache nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, spiagge bianche, oceano turchese, surf, noci di cocco, bei ragazzi e molto altro. È la scelta giusta!

Immediatamente aprii skyscanner.it e cercai un volo di sola andata per Capo Verde.

Considerata la repentinità della decisione, non sapevo bene se per Boa Vista, Praia o Sal. Intanto avrei dato un’occhiata ai prezzi.

Trovai un volo a 100€ per Espargos, Isola di Sal. Non ci potevo credere.

Sapevo che i voli per Capo Verde si aggiravano intorno agli 800€ a/r; dunque, mi sarei aspettato 300/400€ per un volo di sola andata. Invece sembrava essere proprio un segno che stavo facendo la cosa giusta.

A ulteriore conferma del fatto che ero sulla retta via, questo volo prevedeva uno scalo a Bruxelles, come a dire che almeno una breve tappa nella capitale belga la dovevo fare. D’altronde Bruxelles era stata per me una grande fonte di ispirazione e un sogno da perseguire.

Senza lei in mente probabilmente non avrei portato a termine gli studi in interpretariato e traduzione.

Il desiderio di lavorare per il Parlamento Europeo era stato il mio motore durante il percorso universitario, quindi trovavo romantica l’idea di farci toccata e fuga per dirle: “piacere di conoscerti, grazie per essere stata motivazionale, addio perché ora risuono con altro”.

Acquistai il volo che sarebbe stato da lì a due giorni. 


Capo Verde

Giunto a Capo Verde venni accolto dal taxista che mi avrebbe portato in città, un pover’uomo che tediai per una mezz’oretta d’auto col mio portoghese maccheronico.

Tra l’altro la sua lingua madre era il creolo capoverdiano, e interagire con me in portoghese standard gli costava non poca fatica.

Che bello viaggiare! Ero appena arrivato e già avevo scoperto una cosa nuova.

Fino a quel momento ero convinto che a Capo Verde tutti parlassero solo il portoghese. Inoltre, il semplice fatto di star parlando una lingua straniera che fino a quel momento non avevo mai praticato sul campo stava sanando quel malessere che mi portavo dall’Italia.

Era una soddisfazione immensa!

Entrati nella cittadina (Santa Maria) il paesaggio che mi circondava trasudava calore e vita.

Uomini, donne e bambini con vestiti sgargianti inondavano le vie del villaggio. Le donne portavano vasi d’acqua in testa, i bambini ridevano e giocavano in mezzo alla strada incuranti del traffico.

I sorrisi sui volti di queste persone avevano permeato i finestrini del taxi e mi avevano riempito il cuore. “Sono in Africa!” mi dissi, l’avevo realizzato solo in quell’istante.

Razionalmente sapevo bene che Capo Verde si trova in Africa, ma, essendo un’isola, nella mia testa era qualcosa di diverso dal continente.

Un po’ come le Isole Canarie sono sì spagnole, ma, essendo isole, le vedo un po’ come a sé stanti. Non so se anche per voi valga questa percezione.

A ogni modo per la prima volta avevo messo piede nella Terra Rossa e questa sensazione mi stava piacendo moltissimo.

Pochi minuti dopo arrivammo di fronte alla casa che avevo prenotato.

Affacciava letteralmente sulla spiaggia, il mare era di un turchese che non avevo mai visto prima d’ora, le palme selvatiche davano l’idea di essere dispersi in un posto paradisiaco; ma la chicca erano delle signore con le carriole piene di frutta e verdura che mi vennero incontro per vendermi i loro prodotti.

Avevano gli occhi pieni di gioia e amore. (Ne avevo veramente bisogno. In Italia non riuscivo più a vedere la luce negli occhi delle persone, e questo mi faceva soffrire moltissimo.)

Ci conoscemmo e ci scambiammo addirittura il contatto Facebook così da contattarle quando avessi finito gli ortaggi e chiedere loro di tornare sotto casa mia con frutta e verdura.

Che dire, di fronte a cotanta bellezza e umanità non fu difficile sbarazzarsi di quello stato depressivo che stava avanzando in me.

Uscivo di casa in costume e a piedi nudi, la spiaggia era letteralmente a dieci metri dalla porta di casa.

La mattina compravo pesce fresco al pontile. Trascorrevo giornate intere in spiaggia a leggere e spesso, senza nemmeno rientrare per sistemarmi, andavo direttamente in bar notturni dove conobbi sia persone da tutto il mondo che persone locali che (fortunatamente) non parlavano l’inglese.


Piano d’azione

Due settimane di Africa recuperarono quell’Andrea in cui mi riconoscevo.

Prendere la decisione di partire, anche se non ponderata, si era rivelata un perfetto toccasana.

Iniziai però a rendermi conto che stare a oltranza su un’isola quasi deserta oltre a non essere sostenibile economicamente, non ha nemmeno molto senso.

Trovandosi nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico e prevedendo il 99% delle tratte aeree per qualsiasi altra destinazione uno scalo in Europa, a Capo Verde si ha la sensazione di essere catapultati in un’altra dimensione ed esclusi dal mondo.

Ma a me il mondo piace un sacco e non voglio scansarlo. Voglio viverlo appieno, percorrerlo in lungo e in largo, e costringermi sull’Isola di Sal giusto perché in Italia non ci volevo tornare mi sembrava una forzatura senza senso, una questione di principio illogica e potenzialmente deleteria.

Varai dunque il seguente piano: visto che in ogni caso da Capo Verde non avrei potuto raggiungere nessun altro luogo se non passando per il Vecchio Continente, decisi di tornare in Italia, trovarmi un lavoro anche come traduttore (cosa che fino a poco prima avevo ripudiato perché mi vedevo solo ed esclusivamente come interprete) per clienti in Europa e negli Stati Uniti così da avere uno stipendio da mondo sviluppato e non appena avessi avuto clienti stabili, sarei partito per paesi sottosviluppati o in via di sviluppo continuando però a lavorare per l’occidente.

Torniamo un attimo al passaggio interprete-traduttore perché ritengo sia saliente e rappresenti un notevole cambio di approccio alla vita.

Fino a prima di partire per Capo Verde vedevo il traduttore come un topo da biblioteca rinchiuso in uno stanzino grigio a perdere diottrie giorno dopo giorno per l’affaticamento da monitor. (Non sto esagerando, era veramente il modo in cui vedevo i traduttori.)

Tuttavia, a Capo Verde capii che quella era la vita che volevo per me e fare l’interprete in certe circostanze può rivelarsi piuttosto ostico.

Una stanza silenziosissima e una connessione stabile con un router fisico per collegarsi con cavo Ethernet sono solo alcuni dei prerequisiti per offrire una prestazione di interpretariato, e se voglio spostarmi continuamente da un paese all’altro, queste condizioni non possono essere sempre garantite.

Al contrario, la soluzione di lavorare come traduttore si adatterebbe perfettamente a questo stile di vita.

I software per la traduzione assistita (CAT tools) funzionano addirittura offline.

Quindi si necessita di una connessione solo nel momento in cui si devono scaricare i documenti e quando si devono caricare le traduzioni.

Un’ottima alternativa per un potenziale futuro nomade digitale che ama ciò per cui ha studiato e non vuole quindi abbandonare le lingue straniere, ma allo stesso tempo desidera scoprire il mondo senza essere vincolato a un luogo fisico.

Mi sembrò un piano coi fiocchi.

Il prossimo passo era quello di prendere un volo di ritorno per l’Italia. E anche se la mia testa era restia a questa decisione, una voce dentro di me mi suggeriva che era la cosa giusta da fare.


Rientro in Europa

Dopo un mese in quel paradiso terrestre chiamato Capo Verde tornai in Italia.

Questa volta però ero sereno. Da un lato l’oceano aveva guarito le mie ferite, e dall’altro avevo la consapevolezza che in Italia non sarei rimasto a lungo.

L’obiettivo che avevo in testa era necessario per vedere oltre la nebbia della Pianura Padana.

Da lì a poco, infatti, iniziarono a contattarmi diverse agenzie di interpretariato e traduzione. Intrapresi diverse collaborazioni proficue e in men che non si dica mi ritrovai costretto ad aprire partita IVA.

Razionalmente l’idea non mi entusiasmava, ma era la cosa giusta da fare.

Stavo seguendo il flusso e finalmente mi ero allineato con quella forza cosmica che fino a pochi mesi prima mi remava contro, mentre ora era mia alleata. Per consentirle di continuare ad agire in mio favore, tuttavia, dovevo mettere da parte la testa e affidarmi completamente.

Così mi misi in proprio e tutto proseguì alla perfezione.


Post Scriptum: Astrocartografia

Essendo una persona curiosa e appassionata di discipline esoteriche, un giorno, mentre analizzavo il mio tema natale mi imbattei in una funzione che non avevo mai notato del sito che utilizzo per creare e studiare le mappe astrali.

Si trattava della mappa astrocartografica.

In sintesi, questa disciplina utilizza di base il tema natale di una persona e proietta la posizione dei pianeti sul planisfero.

A livello visivo si avranno diverse linee verticali, rette e curve dove ognuna di queste rappresenta un pianeta.

L’astrocartografia afferma che se l’individuo si reca su queste linee entrerà nella sfera d’influenza del relativo pianeta attraendo conseguentemente la sua energia.

Sulla linea di Venere sarà più facile attirare l’anima gemella in quanto pianeta dell’amore, Mercurio per la comunicazione e così via.

In quell’occasione scoprii che recarsi sulla propria linea di Saturno serviva per comprendere che cosa si vuole fare nella vita.

La mia passava proprio da quei microscopici puntini nell’Atlantico chiamati Capo Verde.

P.S. Se siete interessati a scoprire da dove passa la vostra linea di Saturno potete utilizzare il sito che utilizzo io (www.astro.com).

Vi basterà conoscere data, ora e luogo di nascita. A ogni modo sentitevi liberi di contattarmi privatamente e sarò felice di farvi una mano. 

To be continued…


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Andrea Ferri Autore presso La Mente Pensante Magazine
Andrea Ferri
Interprete | Traduttore | Nomade Digitale
Bio | Articoli | Video Intervista AIPP Febbraio 2024
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