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Il Silenzio come forma di comunicazione

…e di Arte introspettiva


Parliamo. Viviamo in un mondo in cui il silenzio quasi non esiste più. Si parla tanto.

Ciascuno sente la necessità di dover dire la propria, seppur in ambiti diversi: basta scorrere i social per renderci conto che tutto si muove attorno al parlare.

È come se ciascuno di noi sentisse il necessario bisogno di esprimere tutto ciò che ha dentro, di esprimere ogni singolo opinione, ogni singolo giudizio.

Ogni cosa che si fa o ciò che non si fa diventa necessario dirlo, esporlo e comunicarlo a pochi o a chiunque.

Parlare adesso è diventato per tutti: ma siamo sicuri che sia questa l’unica forma di comunicazione?

In effetti ne esiste un’altra che è significativamente l’opposto: il silenzio.

Il silenzio è considerato da sempre, in particolare dalle più antiche tradizioni religiose e non, come la più alta forma di comunicazione.

La domanda sorge spontanea: com’è possibile comunicare se facciamo silenzio?

Ecco che il silenzio diventa una forma di arte, la più grande selezione naturale tra il parlare e il tacere.


Come imparare a fare silenzio

Il silenzio nella sua forma più pura richiama una connessione ed una concentrazione incredibile.

Basti pensare a Gesù, che trascorreva molte ore in silenzio, ai monaci buddisti, ai grandi Santi, o anche a persone molto semplici che magari non hanno fatto la storia ma che hanno sviluppato l’allenamento al silenzio.

Sì perché stare in silenzio non è facile, e non è per tutti.

Mettere un freno alla lingua non è una cosa da tutti, mettere un freno ai propri pensieri è una cosa per pochi.

Il silenzio, infatti, molte volte viene confuso con la solitudine o con il voler stare soli e con il non voler stare con gli altri.

Sicuramente nel silenzio c’è tantissimo di ciò che realmente siamo ma anche di ciò che vorremmo diventare.

Sarà forse per questo che negli ultimi anni è molto diffusa la pratica della mindfulness, un modo di fare silenzio per poter trovarsi ritrovare e ascoltarsi. Numerosi corsi sono stati svolti per avvicinare le persone a questa forma di consapevolezza che passa obbligatoriamente per il silenzio.

Il silenzio infatti è in grado di regalare un grande momento di pace che, se allenato, può essere ritrovato in qualsiasi momento della propria giornata. Inoltre è in grado di dare chiarezza, lucidità, benessere.

Insomma il suono del silenzio è una vera pratica di benessere e felicità.


Aprire le porte al nostro essere

Ce lo stiamo dicendo: fare silenzio non è facile.

Fare silenzio nella propria mente è cosa assai difficile.

Nelle opinioni e nei giudizi degli altri lo è ancora di più fare silenzio.

In realtà ce l’hanno insegnato da piccoli con il gioco del silenzio: non capivamo certo che cosa significasse dover stare obbligatoriamente in silenzio.

Ecco, in silenzio ci si sta per volontà, per propria spontanea volontà.

Questo può essere un modo per entrare in una profonda connessione con se stessi ma anche con il mondo intero.

Non avere sempre qualcosa da dire, un’opinione da dare o anche il dover a tutti i costi esprimere un giudizio rappresenta un modo per decidere (e quindi scegliere) di fare silenzio.

Seppur possiamo pensare e credere che il silenzio faccia paura, forse il parlare (soprattutto in maniera spropositata e magari su qualcosa che non conosciamo approfonditamente) diventa una cosa assai inutile.

Pochi giorni fa ha lasciato questo mondo il grandissimo poeta, Premio Nobel e monaco buddista Thich Nhat Hanh

Da uomo semplice e carismatico ha coltivato con immenso impegno il silenzio creando anche delle bellissime poesie sul silenzio.

Ne ha parlato in maniera chiara in un libro che ho letto ed amato tantissimo.

Se siete curiosi e volete approfondire la visione de “Il dono del silenzio” di Thich Nhat Hanh, potete farlo qui.


Ilaria Campana Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Ilaria Campana
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