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Il digiuno dalla dopamina

Il mito del detox dopaminergico


Qualche giorno fa, ho guardato su YouTube il video di Mr. Nobody sul digiuno da dopamina.

Mr. Nobody ha cercato di cambiare le sue abitudini, focalizzandosi su attività più edificanti (e.g., camminate) e evitando quelle meno salutari (e.g., sociali media e porno).

Mi è piaciuto molto, come spesso accade con i suoi video.

Solo che da quel momento l’algoritmo di YT ha cominciato a propormi una serie di video sul detox da dopamina che stabiliscono programmi più o meno rigidi per disintossicarsi da Internet, TikTok, Instagram, cibo spazzatura e tutte quelle attività che apparentemente sono gli obiettivi quotidiani della nostra ricerca del piacere.

È qui che nascono alcuni problemi.


Cos’è il digiuno dalla dopamina

Il digiuno dalla dopamina è una terapia che ha sviluppato lo psichiatra Cameron Sepah per aiutare le persone a gestire comportamenti impulsivi e dipendenze.

La terapia consiste nel cercare di controllare l’alimentazione emotiva, il gioco d’azzardo, lo shopping, la masturbazione e l’abuso di sostanze.

Il digiuno dalla dopamina ha molto successo, probabilmente anche perché sembra qualcosa che possiamo fare da soli, senza l’aiuto dei terapeuti.

Però, molte persone l’interpretano come una sorta di deprivazione sensoriale: se togliamo dalla nostra vita i social media e altre abitudini, il nostro benessere ne beneficerà.

Oltre a causare fraintendimenti, un approccio così drastico rischia di bloccarci in uno stile di vita poco salutare.

Il primo problema è che il nome, per quanto azzeccato, non rende bene l’idea circa natura e funzioni della dopamina.

Semplificando, essa è una delle sostanze chimiche che permette alle cellule cervello (i neuroni) di stimolarne altre.

È così che esse comunicano tra di loro ed è per questo che chiamiamo neurotrasmettitori le sostanze come la dopamina.

Nello specifico, essa permette le connessioni tra i neuroni che formano il sistema di reward, ovvero la rete neurale che produce piacere soggettivo e stimola i nostri comportamenti di esplorazione e approccio.

Spesso ci soffermiamo sulla parola piacere, ma in realtà il ruolo dei percorsi dopaminergici è più complesso: essi ci permettono di valutare i costi e i benefici delle nostre azioni, formarci e valutare le aspettative, scegliere cosa fare (e cosa non fare) in un dato momento.

Per tali ragioni, la dopamina è importante per diverse funzioni cognitive (apprendimento, processi decisionali e così via) e il suo malfunzionamento è parte di disturbi di vario genere.

Possiamo sviluppare problemi con il gioco d’azzardo se non siamo in grado di valutare con buona approssimazione le probabilità di riuscita dei nostri “piani“, ad esempio sovrastimando le possibilità di riuscita oppure sottostimando quelle di fallimento dei nostri progetti.

Inoltre, se il sistema di ricompensa non funziona bene può facilitare lo sviluppo di dipendenze da alcol, droghe, nicotina e altre sostanze.


La brutta verità

Non è però detto che la dopamina sia l’unica causa di dipendenze e comportamenti poco salutari, anzi.

In particolare, spesso la ricerca di sensazioni e la brama che abbiamo verso qualcosa è più la conseguenza del nostro comportamento che delle dinamiche dopaminergiche di per sé.

In questi casi, il digiuno della dopamina è una terapia che può avere dei benefici perché è una strada percorribile per migliorare il nostro stile di vita e sviluppare abitudini salutari.

Però, da un punto di vista scientifico, i dati suggeriscono cautela perché questa terapia sembra aiutare poco le persone che desiderano correggere le loro abitudini alimentari o non vogliono ricadere nell’abuso di sostanze.

Senza contare che, in generale, educare ad un uso equilibrato delle risorse sembra essere una strategia più efficace della deprivazione.

Ad esempio, i giochi digitali possono essere addirittura un modo per insegnare a studenti e studentesse come usare Internet in maniera equilibrata, evitando così uso eccessivo e addiction.

In realtà, quello che facciamo con il digiuno dalla dopamina non è un detox.

Il nostro cervello continua ad usare questo neurotrasmettitore anche se leggiamo un libro, facciamo una passeggiata o guardiamo un bel tramonto.

Quindi, l’utilità del digiuno dalla dopamina può essere quello di aiutarci a riflette su quanto abusiamo di alcuni strumenti e come essi ci tolgano tempo e risorse che potremmo dedicare ad attività che favoriscano maggiormente la nostra crescita personale.


Quando il digiuno da dopamina può diventare malsano

Potremmo pensare che rinunciare in maniera quasi ascetica ad alcune cose (e.g., ascoltare musica, socializzare) possa essere un modo per vivere meglio.

Però, così rischiamo di privarci dell’attività più importante per noi: socializzare.

Se digiunare dalla dopamina significa eliminare dalla nostra quotidianità attività che ci permettono di vivere una vita piena, ricca di stimoli e connessioni sociali, allora non è efficace.

D’altronde, Sepah stesso non ha sviluppato questa terapia come mezzo di deprivazione, ma come strumento per riequilibrare il comportamento.

In sintesi, non possiamo digiunare dalla dopamina (per fortuna!).

Essa è una parte essenziale della nostra attività cerebrale.

Se sentiamo il bisogno di passare meno tempo sui social media, di dedicare più tempo ad attività salutari (e.g., camminare, leggere libri, meditare), va benissimo farlo, anche attraverso qualche giorno di ritiro” dalla vita tecnologica, perché no.

Ciò probabilmente ci darà il tempo di riflettere e modificare il nostro stile di vita, riprendendone il controllo.

Però, ciò non dovrebbe essere la causa di sensi di colpa che ci spingono a privarci di ciò che amiamo fare (e.g., ascoltare musica, comunicare ed esprimerci attraverso i social), ci rende felici e, in fin dei conti, fa parte del nostro percorso di crescita.

Un vecchio detto suggerisce che l’acqua e il fuoco sono ottimi servi ma cattivi padroni.

Probabilmente, possiamo dire lo stesso del cibo, Internet e altri strumenti che usiamo ogni giorno.


Per approfondire…

Fei, Y. Y., Johnson, P. A., Omran, N. A., Mardon, A., & Johnson, J. C. (2022). Maladaptive or misunderstood? Dopamine fasting as a potential intervention for behavioral addiction. Lifestyle Medicine, 3(1), e54.
Liu, E. Z. F. (2011). Avoiding internet addiction when integrating digital games into teaching. Social Behavior and Personality: an International Journal, 39(10), 1325-1335.
https://doi.org/10.2224/sbp.2011.39.10.1325
Oggiano, M., Zoratto, F., Palombelli, G., Festucci, F., Laviola, G., Curcio, G., Canese, R. & Adriani, W. (2020). Striatal dynamics as determinants of reduced gambling vulnerability in the NHE rat model of ADHD. Progress in Neuro-Psychopharmacology and Biological Psychiatry, 109886.
Oggiano, M., Buccheri, C., Alleva, E., Adriani, W. (2021). Dopaminergic modulation of the circadian activity and sociability: dissecting parental inheritance versus maternal styles as determinants of epigenetic influence. Behavioural Brain Research, Volume 417, 2022.
Yang, Y., Shields, G. S., Wu, Q., Liu, Y., Chen, H., & Guo, C. (2019). Cognitive training on eating behaviour and weight loss: A meta‐analysis and systematic review. Obesity Reviews, 20(11), 1628-1641.


Maurizio Oggiano Autore presso La Mente Pensante Magazine
Maurizio Oggiano
Trainer | Researcher | Project Manager
Bio | Articoli
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