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Inclusive Education: la trasformazione della Scuola

Le strategie didattiche a favore delle esigenze di tutti


Se si parla di Inclusive Education ci si riferisce ad un’educazione per tutti; vuol dire quindi che ogni studente, di qualsiasi età ha la possibilità di essere valorizzato, rispettato ed integrato.

L’inclusione scolastica trova sicuramente diversi ostacoli a causa di molteplici cause ma, questo tipo di educazione, ha lo scopo di far sì che vengano eliminati tutti: la discriminazione di genere, di etnia, di orientamento sessuale, di ceto sociale, religiosa, nei confronti della disabilità, ma anche quella relativa alla mancanza di mezzi o strumenti tecnologici (tema sottolineato spesso durante la pandemia da Covid-19 con la DAD).

In questo articolo il focus è sull’inclusione di tutti quei bambini e ragazzi che per anni sono stati stigmatizzati e ritenuti senza potenzialità a causa delle loro difficoltà nell’apprendimento “classico” per cause diverse.

Questo tipo di approccio inclusivo punta a dare valore alle diversità e a proporre una modalità diversificata nell’insegnamento che possa portare benefici a tutti gli studenti (Enel Cuore Onlus, 2021).


Inclusive Education: le nazioni insieme per uno scopo comune

L’attenzione verso la molteplicità dei bisogni educativi e la conseguente necessità di una scuola inclusiva si affermano in primis in ambito europeo ed internazionale grazie alla sensibilità mostrata da alcuni tra i più importanti organismi internazionali i cui apporti hanno contribuito a realizzare quella che è stata definita la Inclusive Education:

La Dichiarazione di Salamanca del 1994, La carta di Lussemburgo del 1996, La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità del 2006, Le Linee guida sull’educazione inclusiva del 2009, Pilastro Europeo dei Diritti Sociali del 2017.

Secondo l’UNESCO solo un’educazione inclusiva forma gli studenti per diventare pienamente cittadini e sostenitori di democrazie eque e giuste.

Li aiuta ad evitare l’abbandono scolastico ed ogni forma di prevaricazione, insegnando loro il rispetto per i diritti umana.

Anche l’ONU, nell’Agenda 2030 ha tra i suoi obiettivi il raggiungimento di un’educazione equa e inclusiva.

Oggi possiamo definire l’educazione inclusiva come un processo in corso, un ideale, non ancora una realtà che però, come accennato precedentemente, per fortuna interessa moltissime nazioni.

L’educazione inclusiva, oltre a scontrarsi con difficoltà materiali, può portare anche ad un effetto paradossalmente negativo sull’istruzione; infatti, in un rapporto UNESCO si sottolinea che in certi casi il fatto di aver inserito nelle classi bambini con disabilità ha abbassato il livello qualitativo della loro istruzione.

Questo perché l’inserimento è un processo che va accompagnato a cambiamenti in tutta l’organizzazione scolastica, per esempio nei metodi di insegnamento. Lo scopo, per quanto riguarda le persone con disabilità è quello di rispettare la loro dignità e ricercare le risorse e le abilità che possiedono.


Bisogni Educativi Speciali nella realtà italiana

Nel rapporto Warnock del 1978, in Gran Bretagna, compare per la prima volta l’espressione Bisogni Educativi Speciali: la necessità è quella di integrare nelle scuole inglesi gli studenti “diversi” tramite un approccio educativo inclusivo.

Sempre nell’ambito della legislazione inglese molto importante è stato lo Special Educational Needs and Disability Act del 2001, in cui si sottolinea l’urgenza di prevenire tutte le forme di discriminazione nelle scuole nei confronti di alunni con BES e di promuovere all’interno della vita scolastica la partecipazione loro e delle loro famiglie.

Una definizione esaustiva di ciò che sono i Bisogni Educativi Speciali si ha, tuttavia, solo con l’adozione del modello ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health – Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute) dell’OMS nella versione del 2002 ed in quella del 2007 rivolta a bambini e adolescenti (OMS, 2002; OMS, 2007).

Questo perché, partendo dal modello bio-psico-sociale, e dalla salute vista come benessere in queste tre aree (fisica, psicologica e sociale), ci si concentra sul funzionamento in termini di potenzialità e risorse dell’individuo (Ianes, Cramerotti, 2013).

Alla base della politica inclusiva del nostro paese vi è senza dubbio la direttiva del Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca del 2012, all’interno della quale sono state indicate diverse categorie di BES (Bisogni Educativi Speciali) per indicare tutti quelli studenti con difficoltà che impediscono loro il normale apprendimento e che hanno dunque bisogno di paini didattici personalizzati (PDP).

Per esempio, alunni con disabilità, con disturbi dell’apprendimento, deficit del linguaggio o della coordinazione motoria. Ma vengono prese in considerazioni anche condizioni transitorie come un lutto, la separazione dei genitori o la recente immigrazione.

In ogni caso gli insegnanti sono chiamati ad andare incontro a questi studenti personalizzando la didattica tramite strumenti di supporto, o la diminuzione di compiti a casa, ma anche a didattica cooperativa o laboratoriale.

Il compito dei docenti è dunque quello di trovare strategie che siano efficaci per tutti, nessuno escluso.

Ciò ovviamente presuppone un’ottima preparazione ed anche molta creatività e pazienza (Enel Cuore Onlus, 2021).

Infine, sono 4 gli articoli in cui la Costituzione Italiana si occupa della disabilità:

  • L’art.2, in cui viene riconosciuta l’inviolabilità dei diritti umani in qualsiasi contesto (compreso quello scolastico).
  • L’art. 3 che sottolinea l’uguaglianza e condanna ogni tipo di discriminazione: sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. L’uguaglianza va promossa rimuovendo i fattori di disparità (nel nostro caso, nella scuola) per consentire ad ogni cittadino di avere le medesime possibilità.
  • L’art. 34 parla di una scuola che dev’essere aperta a tutti, anche a chi ha una disabilità.
  • L’art. 38 include nel diritto all’istruzione e alla professione che gli “inabili” e i “minorati

Riassumendo, dunque, ciò che è scritto nella Costituzione richiama sicuramente i principi della Inclusive Education: equità, valorizzazione delle risorse di ogni alunno, in qualsiasi condizione personale e sociale si trovi (Ianes, Cramerotti, 2013).

Tutto ciò per essere attuato ha avuto bisogno di un lungo percorso normativo che possiamo racchiudere in queste fasi:

  • Periodo dell’esclusione e dell’istruzione separata: fino alle fine degli anni Sessanta.
  • Periodo dell’inserimento nelle scuole comuni: anni Settanta.
  • Periodo dell’integrazione: dall’inserimento all’integrazione dalla fine degli anni Settanta agli anni Novanta.
  • Periodo dell’inclusione: svolte decisive nel 2009, 2010, 2012, 2013 e 2017.

Bibliografia

IANES, D., CRAMEROTTI, S. (2013). Alunni con BES – Bisogni Educativi Speciali. Roma: Erickson.
ENEL CUORE ONLUS. (2021). Per un’educazione inclusiva. Temi del cuore. (12. 06. 2022).


Dott.ssa Beatrice Visco Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Dott.ssa Beatrice Visco
Dott.ssa in Psicologia Clinica e di Comunità
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