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Guarire le proprie ferite con il bambino interiore

Prendersi cura di lui / lei per ritrovare la libertà


La prima volta che ho sentito parlare del bambino interiore è stato dieci anni fa, durante una seduta di psicoterapia.

Ricordo di aver incontrato la bambina che ero stata nel salotto della casa in cui ero cresciuta durante una meditazione guidata.

Aveva tre anni e mezzo ed era da molto tempo che aspettava il mio ritorno.

Voleva essere rassicurata, ascoltata, coccolata e presa in braccio.

Come per magia, dopo essermi occupata mentalmente delle sue esigenze, potevo finalmente dedicarmi alla me adulta con una nuova consapevolezza e vivere il presente sentendomi più indipendente nelle mie scelte.

Da allora sono diventata consapevole dell’importanza dell’incontro con il bambino interiore e di come un percorso di crescita volto a migliorare la propria vita non possa prescindere dal contatto costante con il bimbo che vive in ciascuno di noi.

Ci sono delle ferite che non ci accorgiamo di avere, ma che, se non ricevono le giuste cure, possono allontanarci da quella che è la nostra vera essenza.

Sono ferite che risalgono all’infanzia, di solito a un’età nella quale eravamo ancora troppo piccoli per affrontare il dolore che abbiamo provato e superarlo.

Non si tratta necessariamente di forti traumi, ma di qualunque situazione in cui gli adulti che si occupavano di noi non hanno saputo rispondere ai nostri bisogni nella maniera adeguata.

Anche chi è cresciuto in una famiglia serena, dove non ci sono stati episodi particolarmente traumatici, può aver bisogno di guarire il suo bambino interiore, soprattutto se nel presente non sente il grado di soddisfazione che vorrebbe nella vita e non riesce a trovare la strada.

I bambini non sanno affrontare il dolore nel giusto modo, ma creano meccanismi di difesa per sopravvivere, incluso adottare certi comportamenti per compiacere gli adulti che hanno intorno.

Purtroppo, i meccanismi di difesa che non vengono visti e guariti vengono portati avanti anche in età adulta e, in molti casi, sono proprio essi l’ostacolo che ci impedisce di avere ciò che vogliamo dal profondo del cuore.

Prendersi cura del bambino interiore, nutrendolo dell’amore che non ha mai ricevuto e dandogli l’attenzione che ci chiede, permette di guarire quelle ferite e di sperimentare una nuova gioia di vivere.

Per curare le ferite dobbiamo immergerci dentro di loro, sentire di nuovo o forse per la prima volta il dolore che ci hanno causato e affrontarle con amore, comprensione e compassione.

Solo in quel modo le potremo liberare, riappropriandoci di ciò che è nostro: un presente vissuto con consapevolezza.


Chi è il bambino interiore

Il bambino interiore è una parte di noi che non è mai cresciuta, perché ha riportato delle ferite che devono ancora guarire.

Proprio per questo è rimasta lì, relegata in un angolo della nostra psiche, in attesa del nostro ritorno.

Ha le fattezze del bambino o della bambina che siamo stati e vuole ricevere attenzione per potersi ricongiungere all’adulto che siamo.

Una volta guarito il bambino interiore, lui o lei si fonde con l’adulto, e non avremo più bisogno di dargli attenzione continuamente, perché sarà sempre con noi.

Lo scopo del bambino interiore è proprio quello di essere ascoltato, guarito e di crescere, trasformandosi in un individuo che è in grado di reagire come un adulto di fronte alle situazioni e alle sfide che la vita gli propone.

Finché il bambino interiore viene ignorato, fa di tutto per farsi sentire, combinando un guaio dopo l’altro e sabotando letteralmente tutti i settori della nostra vita e le situazioni o i rapporti a cui teniamo.

Quando qualcuno o qualcosa va a toccare un conflitto irrisolto o una ferita latente, ecco che emerge il bambino interiore con una rabbia inaudita, una tristezza inspiegabile o una paura folle.

Si tratta di quelle situazioni nelle quali ci ritroviamo ad assumere un atteggiamento infantile, offeso, rancoroso, ostile, come se fosse il bambino ad aver preso il sopravvento e l’adulto non avesse più il controllo.

Il bambino interiore è ovviamente anche gioco, spontaneità, allegria, felicità, stupore, leggerezza.

Ma lavorare solo con quelle parti del bambino interiore non ci permette di guarire e integrare le ferite, solo di tenerle a bada momentaneamente.

Fare esercizi divertenti con il nostro bambino interiore può essere un ottimo modo per stimolarlo, ma a lungo termine non sarà risolutivo.


Come prendersi cura del nostro io bambino

Nonostante il bambino interiore sia la chiave per ricongiungersi con la propria essenza e riappropriarsi della propria libertà, dobbiamo ricordare che è solo una parte di noi.

Noi non siamo il bambino interiore e non dovremmo identificarci con lui, né pensare che sia il nostro vero “io“.

Ciò che siamo veramente è qualcosa di molto più complesso e profondo.

È vero, però, che è pur sempre un bambino, quindi va trattato come tale.

Bisogna essere autorevoli, amorevoli, costanti e compassionevoli.

Nella maggior parte dei casi, avremo a che fare con un bambino impaurito, arrabbiato o triste.

A volte ci dirà come si sente, altre non ci vorrà nemmeno parlare.

Il nostro io bambino vuole essere amato incondizionatamente, sentirsi accettato e capito, trovare nell’adulto un punto di riferimento, qualcuno da cui rifugiarsi e con cui parlare.

Qualunque cosa ci dirà dovrà essere accolta senza giudizio, ricordiamoci che nessun pensiero e nessuna emozione è sbagliato, va solo lasciato libero di fluire. I pensieri del bambino e le sue emozioni non sono abbelliti dai ragionamenti dell’adulto.

Dobbiamo addentrarci nei pensieri che ci fanno più paura, perché solo lasciandoli sfogare essi prima o poi scompariranno.

Ascoltare non vuol dire lasciar fare al bambino ciò che vuole.

Nel presente dobbiamo sempre essere noi a comandare.

Non limitiamoci a dire un “mi dispiace” se il bambino è triste o arrabbiato, indaghiamo su cos’è successo.

Può essere che a casa nostra non ci venisse permesso di sfogare le emozioni o di dire come ci sentivamo o forse c’è qualcosa che non abbiamo mai ammesso di sentire e adesso è il momento di farlo.

Riviviamo le emozioni del bambino e affrontiamole, restando sempre ancorati al presente in quanto adulti.

Solo noi possiamo dare ascolto, amore e comprensione al nostro bambino interiore.

Dobbiamo diventare, per quel bambino, un genitore amorevole, comprensivo e paziente, occuparci della sua crescita, guidandolo e insegnandogli con costanza e dedizione.

Dopo averlo ascoltato, l’adulto dovrà agire in base all’intelletto e non in preda alle emozioni del bambino.

Con il tempo e prendendo atto di tutti i nostri traumi, il bambino crescerà e non avrà più bisogno di essere così presente nella nostra vita.


Come entrare in contatto con il proprio bambino interiore

Si può lavorare sul bambino interiore da soli, utilizzando dei libri o chiedendo aiuto a un terapeuta specializzato. Innanzitutto, è importante stabilire un contatto con il nostro io bambino e chiedergli di mostrarci le sue ferite.

La conversazione può avvenire sotto forma di meditazione o di riflessione osservando il presente.

Non abbiamo bisogno di visualizzare per forza il bambino, il presente e ciò che in esso non funziona è il punto di partenza per osservare, sentire, accettare e guarire.

Un modo per iniziare è mettersi allo specchio e parlare a quel bambino o a quella bambina come se ce l’avessimo davanti.

Altrimenti possiamo provare con una meditazione guidata, se ne trovano moltissime ormai.

Consiglio quelle di Louise Hay, ma ce ne sono sicuramente molte altre di qualità.

All’inizio dovremo essere pazienti, il bambino con il quale entreremo in contatto potrebbe essere arrabbiato con noi per essere stati via così tanto tempo, non volerci parlare o essere molto diffidente.

È del tutto normale. È anche possibile che non si faccia né vedere né sentire per un po’, ma se saremo pazienti e insisteremo, farà sicuramente la sua comparsa.

Se meditiamo da soli, possiamo immaginare di tornare indietro nel tempo, visualizzando le lancette di un orologio che vanno all’indietro, fino a fermarci all’età sulla quale ci sentiamo di lavorare.

Di solito troveremo il nostro bambino interiore nella casa in cui siamo cresciuti.

Cerchiamo di capire cosa sta facendo, come si sente e parliamo con lui. Ci risponde? Vuole parlare con noi? Come si sente nei nostri confronti? Cos’ha voglia di fare oggi?

Magari dobbiamo lavorare, ma possiamo prima portarlo dove vuole e lasciarlo in buona compagnia fino al nostro ritorno, così si sentirà accudito.

Rassicuriamolo, siamo pazienti e mostriamoci disponibili ad ascoltare.

Nel momento in cui lo lasceremo parlare senza freni, ricordiamoci che non ci dirà tutto subito, ma che i suoi pensieri potrebbero venir fuori in qualunque momento della giornata e il nostro compito sarà quello di ascoltarli. È

importante lasciare che il bambino si sfoghi nella nostra mente, dicendo qualunque cosa si senta di dire.

È proprio il non aver vissuto determinate emozioni che le ha rese così forti.

Se sapremo liberarle, troveremo il tesoro che ogni emozione racchiude, il suo opposto, pura luce.

E, in quanto adulti, spetta sempre a noi l’ultima parola: ascoltare il bambino interiore e occuparci di lui non giustifica un comportamento scorretto nel presente, siamo sempre responsabili delle nostre azioni.


Conclusione

Parlare con il bambino interiore ogni giorno, rassicurarlo, assicurarci che stia bene e fare esercizi per approfondire il contatto con lui sono ottimi modi per iniziare il processo di guarigione, ma dobbiamo assolutamente dare attenzione alle ferite che ha riportato per avere una completa guarigione, altrimenti passeremo la vita a coccolare il nostro bambino interiore e a tenerlo buono per evitare che si metta a sabotare la nostra vita, ma senza mai davvero aiutarlo a crescere e integrarlo in noi.

Lo scopo di questo articolo era di rendere consapevoli dell’importanza della guarigione del bambino interiore e, soprattutto, della sua esistenza e funzione.

Non è possibile spiegare nel dettaglio il processo di guarigione, perché è diverso per ciascuno e dipende dal tipo di ferita che stiamo affrontando.

Ci sono molti libri che indicano il cammino verso la liberazione dalle ferite e altrettanti terapeuti che possono aiutarci.

Comunque scegliamo di procedere, è il nostro cammino e di nessun altro e dovremmo sempre sentirci liberi di decidere come vogliamo percorrerlo.

Anche questa è una forma di amore verso noi stessi.


Valentina Valoroso Autrice presso La Mente Pensante Magazine
Valentina Valoroso
Copywriter | Traduttrice | Insegnante di Lingue
Bio | Articoli
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