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Comunicare in modo etico. Un manuale per costruire relazioni efficaci

Comunicare in modo etico recensione

Image by Melanie Stander on Unsplash.com

Un incontro con il pensiero di Maria Teresa Giannelli in “Comunicare in modo etico

In un’epoca ricca di manuali su come convincere, influenzare o “dire la cosa giusta”, il libro “Comunicare in modo etico” di Maria Teresa Giannelli compie uno spostamento silenzioso ma radicale: non rivela solo come risultare più efficaci, ma si interroga su cosa accade davvero tra due persone mentre interagiscono.

Nella vita quotidiana accade spesso che parole orientate alla vicinanza generino distanza, che un consiglio venga vissuto come giudizio o che il silenzio comunichi comunque qualcosa. In questi scarti relazionali si manifesta il nucleo del libro: ogni interazione non è mera trasmissione di contenuti, ma costruzione di relazione.

Giannelli restituisce così alla comunicazione la sua dignità di bisogno vitale primario, essenziale quanto il nutrimento, e la riconduce alla dimensione della responsabilità. Le parole non arrivano mai da sole: giungono dentro un clima emotivo, una storia condivisa, un momento preciso della relazione. È lì che prendono forma apertura o chiusura, fid

ducia o difesa.

Dal controllo al significato condiviso

Siamo abituati a pensare alla comunicazione come a qualcosa da gestire: scegliere bene le parole, evitare errori, spiegarsi meglio.

Giannelli propone un cambio di prospettiva: il significato di ciò che diciamo non coincide con ciò che intendiamo, ma con ciò che l’altro riesce ad accogliere.

Quante volte si afferma: «Non era ciò che volevo dire», pur avendo la sensazione di essersi espressi correttamente?

Questo accade perché la comunicazione nasce nell’incontro tra due esperienze e non soltanto nella mente di chi parla.

In quest’ottica il feedback non è una semplice risposta. È un’interpretazione. Quando cambia il significato, cambia la relazione.

La comunicazione smette così di essere una tecnica di controllo e diventa un processo condiviso: non produciamo effetti prevedibili, ma partecipiamo alla costruzione del senso.

Il parlamento interno

Uno dei passaggi più illuminanti del libro è la metafora del “parlamento interno”.

Dentro ciascuno convivono più voci: quella che desidera avvicinarsi e quella che teme di esporsi, quella che vuole chiarire e quella che vuole proteggersi.

Basta osservare una discussione familiare: mentre parliamo, una parte di noi cerca comprensione, un’altra difesa. Una vuole spiegarsi, un’altra teme di essere ferita.

La comunicazione nasce da questo equilibrio fragile.

Le emozioni, in questa prospettiva, non sono ostacoli da reprimere, ma segnali adattivi. Anche le maschere hanno una funzione: proteggono quando percepiamo un rischio.

La consapevolezza non elimina queste dinamiche. Le rende visibili e proprio per questo trasformabili.

La radice etica della comunicazione

Qui emerge il nucleo più profondo del libro: comunicare non riguarda solo ciò che proviamo, ma la responsabilità con cui scegliamo di portarlo nella relazione.

Nelle interazioni difficili non esiste un unico responsabile: ogni comportamento è insieme risposta e stimolo per l’altro. Questo sposta la posizione della persona nello scambio. Se non siamo semplicemente vittime della relazione, possiamo intervenire: chiarire il livello relazionale oltre il contenuto, modulare il tono, interrompere una spirale difensiva.

La comunicazione diventa così uno spazio di azione consapevole.

Il tempo della comprensione

Un ulteriore elemento di grande attualità riguarda il tempo.

Alla logica produttiva del “tempo è denaro” il libro contrappone il tempo necessario alla comprensione. Un confronto autentico richiede pause, riformulazioni, silenzi che non siano immediatamente riempiti.

Anche il linguaggio non verbale assume un significato decisivo: tono, postura, distanza, sguardo raccontano la qualità della relazione prima ancora delle parole. Un semplice “va bene” può esprimere apertura o chiusura a seconda di come viene pronunciato.

Allenare l’attenzione a questi segnali significa affinare la sensibilità relazionale.

L’ascolto come postura

Il percorso si conclude con l’ascolto, non come tecnica, ma come postura.

Ascoltare implica sospendere il giudizio e rinunciare alla risposta immediata. Significa concedere all’altro uno spazio reale, non soltanto attendere il proprio turno di parola.

Proprio in questa apertura la relazione smette di essere uno scambio di parole e diventa un’esperienza di riconoscimento reciproco.

Una competenza che diventa libertà

Comunicare in modo etico propone, in fondo, un cambio di sguardo. La comunicazione smette di essere una strategia da padroneggiare e diventa un esercizio quotidiano di libertà relazionale.

Ogni scambio orienta il legame in una direzione: difendersi automaticamente o provare a comprendere, reagire o scegliere. La qualità delle relazioni non si costruisce nei grandi sistemi sociali, ma nei dialoghi ordinari di ogni giorno.

In un’epoca in cui i tempi di attesa si riducono sempre di più – messaggi immediati, risposte rapide, interazioni continue – diventa ancora più necessario recuperare uno spazio di consapevolezza. La velocità facilita il contatto, ma non sempre permette l’incontro. E forse comunicare in modo etico significa proprio questo: accorgersi che, mentre parliamo, stiamo già creando il mondo relazionale in cui vivremo.

Buona lettura!
Dott.ssa Giada Pappalardo

Comunicare in modo etico. Un manuale per costruire relazioni efficaci

Valutazione
Valutazione 4.5 su 5

Autore: Maria Teresa Giannelli
Editore: Raffaello Cortina Editore
Genere: Saggistica
Anno: 1 dicembre 2005
Lingua: Italiano
Pagine: 219
ISBN: 978-8860300195

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